Apprezzamento per le recenti aperture regionali ma anche, al contempo, una forte preoccupazione per le carenze strutturali di personale. Resta di “vigile attesa” la posizione dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Savona sul nuovo Piano Operativo Aziendale (POA) della sanità ligure, dopo le modifiche apportate dalla Regione.
L’Ordine accoglie infatti con favore le correzioni contenute nell’ultima versione del documento e riconosce il recepimento di molte delle istanze avanzate dai medici e dagli utenti del territorio savonese. “Vogliamo ringraziare l’assessore Nicolò e la Regione per aver recepito buona parte delle istanze presentate dai medici e dagli utenti della nostra provincia - afferma il presidente, il dottor Luca Corti - I risultati ottenuti nell’incontro dello scorso 5 ottobre tra la Federazione regionale degli Ordini e l’Assessorato sono soddisfacenti, pur restando alcuni punti tecnici da precisare in prossimi incontri”.
Un atteggiamento dunque positivo, ma non privo di riserve. Omceo sottolinea infatti il proprio rammarico per non essere stato coinvolto preventivamente, insieme agli altri Ordini provinciali liguri, nella fase iniziale di elaborazione del Piano. “Siamo organi sussidiari dello Stato e abbiamo il polso quotidiano della situazione negli ospedali e sul territorio - rimarca Corti in rappresentanza degli iscritti - Una consultazione anticipata avrebbe probabilmente evitato le contrapposizioni nate al momento della presentazione del Piano. Non vogliamo interferire nelle scelte politiche, come quella della creazione di un’ATS unica, ma il nostro contributo tecnico è fondamentale per garantire che la riorganizzazione di cinque ASL in un’unica realtà regionale sia efficace e sostenibile”.
Tra i temi affrontati c’è anche quello dell’unificazione dei laboratori e del Centro Trasfusionale, con un primariato unico tra le province di Savona e Imperia. Su questo fronte l’Ordine non manifesta particolari preoccupazioni, anche alla luce del parere non ostativo espresso dai direttori dei reparti interessati, che dovranno comunque garantire la presenza nelle diverse sedi. Tuttavia, “la vera criticità rimane la carenza di specialisti in medicina trasfusionale, un settore cruciale ma sempre meno attrattivo per i giovani medici”.
Ed è proprio la carenza di personale a rappresentare, secondo l’Ordine savonese, il nodo più delicato per il futuro della sanità. Un problema che non riguarda soltanto la situazione attuale, ma che rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi anni. “Siamo di fronte a un’emergenza che esploderà, per quanto riguarda la Medicina Generale, definitivamente nei prossimi 2-3 anni con l’ondata di pensionamenti dei medici che raggiungeranno la soglia dei 70 anni”, avverte il presidente.
Il giudizio sulla situazione è particolarmente severo quando si guarda alle scelte compiute negli anni a livello nazionale: “Questa situazione è figlia di una politica di programmazione nazionale che definiamo gravissima: per vent’anni, tra blocchi del turnover e posti limitati nelle scuole di specializzazione e nei corsi di formazione per la Medicina Generale, si è creato un vuoto che oggi è difficilissimo colmare”.
A rendere ancora più complesso il quadro è cambiato anche il mercato del lavoro medico. I giovani professionisti, sottolinea l’Ordine, sono “formati ottimamente dalle nostre università e molto apprezzati all’estero”, ma tendono sempre più a orientarsi verso specialità maggiormente remunerative, che consentono anche di svolgere attività nel settore privato, oppure a trasferirsi in altri Paesi europei, dove possono trovare condizioni professionali migliori.
In questo scenario, l’Ordine dei Medici di Savona conferma comunque la propria disponibilità a collaborare con la Regione e con le istituzioni, proponendosi come punto di collegamento con i professionisti che quotidianamente lavorano negli ospedali e sul territorio. “Non siamo un sindacato, ma il nostro obiettivo è che la sanità funzioni. Difendere la professionalità dei medici significa, in ultima analisi, salvaguardare la salute di tutti i cittadini”, chiosa la nota dell’Ordine.









