Riceviamo e pubblichiamo queste considerazioni del professor Romano Pasavento, presidente del Coordinamento Nazionale dei Docenti della Disciplina “Diritti Umani”.
"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime forte preoccupazione per quanto riportato dalle cronache in merito agli episodi verificatisi a Loano, dove la circolazione di messaggi dal contenuto apparentemente intimidatorio, collegati a una manifestazione annunciata attraverso canali digitali, avrebbe contribuito a creare un clima di allarme tra studenti, famiglie e operatori economici. Secondo le informazioni diffuse, la frequenza scolastica presso l'Istituto Giovanni Falcone avrebbe registrato una riduzione particolarmente significativa nella giornata del 23 ottobre. Un quadro che, qualora integralmente confermato, evidenzierebbe la capacità di minacce e intimidazioni, anche soltanto prospettate, di condizionare profondamente la vita di una comunità scolastica.
Particolare inquietudine suscitano le notizie relative alla presunta diffusione di messaggi contenenti riferimenti a possibili aggressioni contro studentesse. Si tratta di circostanze sulle quali è necessario mantenere il dovuto rigore, distinguendo le informazioni giornalistiche dagli elementi effettivamente accertati dalle autorità competenti. Qualora confermate, simili condotte non potrebbero essere considerate semplici provocazioni o manifestazioni di disagio adolescenziale, ma richiederebbero una valutazione puntuale delle eventuali responsabilità individuali, anche sotto il profilo penale. La comunicazione digitale non costituisce uno spazio sottratto alle regole, né l'appartenenza a un gruppo virtuale può essere automaticamente equiparata alla partecipazione consapevole a comportamenti illeciti.
L'accaduto offre tuttavia l'occasione per affrontare una questione più ampia, che il CNDDU ritiene insufficientemente considerata nel dibattito sulle politiche scolastiche: la progressiva frammentazione dell'insegnamento giuridico e la scelta di affidare l'educazione civica a un'organizzazione prevalentemente trasversale, senza garantire in tutte le classi un contributo continuativo di professionalità specificamente formate nelle discipline giuridiche. Non si intende sostenere che tale impostazione abbia determinato gli episodi segnalati a Loano, né formulare valutazioni sull'operato dell'istituto coinvolto. La questione riguarda l'assetto complessivo del sistema nazionale di istruzione e la necessità di assicurare agli studenti strumenti adeguati per comprendere le conseguenze delle proprie azioni.
L'Istituto Falcone prevede nei propri percorsi di studio insegnamenti giuridici, come risulta dalla documentazione relativa all'offerta formativa. Tale circostanza merita di essere precisata per evitare ricostruzioni improprie. Resta tuttavia il problema della diversa presenza del Diritto nei vari indirizzi scolastici e dell'assenza di una garanzia generalizzata di formazione giuridica specialistica nell'ambito dell'educazione civica. La possibilità che uno studente acquisisca conoscenze sistematiche sulle responsabilità personali, sugli illeciti e sulle conseguenze giuridiche delle condotte digitali non dovrebbe dipendere prevalentemente dal percorso di studi prescelto.
Il CNDDU considera discutibile che questioni normative di crescente complessità possano essere affrontate senza prevedere un ruolo strutturale dei docenti della classe di concorso A-46, in possesso di una preparazione specifica nelle discipline giuridiche ed economiche. Ciò non significa mettere in discussione la professionalità degli insegnanti di altre discipline, ma riconoscere che la trasversalità educativa non può essere interpretata come sostanziale intercambiabilità delle competenze. La conoscenza del diritto penale, delle responsabilità derivanti dall'utilizzo delle piattaforme digitali, delle condotte intimidatorie e degli strumenti di tutela richiede precisione concettuale, aggiornamento normativo e continuità didattica. Ridurre questi contenuti a interventi occasionali rischia di impoverire una dimensione formativa che dovrebbe invece trovare uno spazio definito e riconoscibile nei curricoli.
Sarebbe semplicistico attribuire alla mancata diffusione dell'insegnamento giuridico la responsabilità di singoli episodi di violenza o intimidazione. Nessuna disciplina, isolatamente considerata, può impedire comportamenti illeciti. Rimane però legittimo interrogarsi sulla coerenza di un sistema che affida alla scuola compiti sempre più estesi di prevenzione senza assicurare uniformemente le competenze disciplinari necessarie per affrontarli. Le situazioni di allarme non possono diventare l'unico momento nel quale si riconosce l'importanza della preparazione giuridica, salvo poi tornare a considerarla marginale nella programmazione ordinaria.
Per queste ragioni, il CNDDU propone l'avvio di un piano nazionale pluriennale per l'estensione dell'insegnamento del Diritto nelle scuole secondarie, a partire dagli indirizzi attualmente privi di discipline giuridiche. L'obiettivo dovrebbe essere l'introduzione progressiva di almeno un'ora settimanale specificamente dedicata alla formazione giuridica, affidata nella scuola secondaria di secondo grado a docenti abilitati nella classe A-46, valorizzando le professionalità già presenti e prevedendo nuovi posti laddove necessari. Per la scuola secondaria di primo grado occorrerebbe definire un percorso di estensione accompagnato da una disciplina organica dei requisiti professionali e delle modalità di reclutamento.
Una proposta di questa portata non può essere affidata alla consueta logica dell'invarianza finanziaria. Il CNDDU chiede pertanto una ricognizione ministeriale delle classi prive di insegnamenti giuridici, dell'organico A-46 disponibile e del fabbisogno aggiuntivo di ore e cattedre, seguita dalla predisposizione di un piano finanziario con stanziamenti pluriennali, coperture strutturali e obiettivi annuali verificabili. Il ricorso alle sole risorse esistenti, senza una valutazione delle effettive esigenze di personale, rischierebbe di rendere l'intervento formalmente ambizioso ma sostanzialmente inefficace.
Le vicende segnalate a Loano richiedono innanzitutto che le autorità competenti completino gli accertamenti necessari e che sia riconosciuto il valore dell'impegno della comunità scolastica nella gestione di una situazione particolarmente delicata. Sul piano nazionale, tuttavia, il tema non può essere esaurito nella risposta all'emergenza. Una politica educativa credibile deve saper distinguere le responsabilità dei singoli dalle carenze strutturali del sistema, senza utilizzare le prime per occultare le seconde.
Il CNDDU invita quindi il ministro Valditara ad aprire un confronto concreto sulla presenza dell'insegnamento giuridico nei curricoli e sulle risorse necessarie per rafforzarlo. La sicurezza nelle scuole richiede interventi immediati quando emergono situazioni di rischio, ma la prevenzione educativa esige investimenti ordinari, personale qualificato e scelte organizzative misurabili. Continuare a riconoscere l'importanza delle competenze giuridiche senza garantirne un accesso sufficientemente omogeneo significa lasciare irrisolta una contraddizione che non può essere superata con dichiarazioni di principio. La risposta più seria non consiste nell'annunciare ulteriori campagne di sensibilizzazione, ma nel definire quali insegnamenti introdurre, quali professionalità impiegare e quali risorse pubbliche destinare stabilmente a questo obiettivo".





