Eventi - 30 ottobre 2026, 10:12

Maranza, sicurezza urbana e disagio giovanile. A Finale un confronto sulle responsabilità educative: "La ritessitura sociale parte dalle famiglie"

Sabato 31 ottobre, nel complesso di Santa Caterina,l'iniziativa del Centro Culturale Diffuso LINK metterà a confronto il criminologo Stefano Padovano e Domenica Belrosso, dirigente del Ministero della Giustizia

Maranza, sicurezza urbana e disagio giovanile. A Finale un confronto sulle responsabilità educative: "La ritessitura sociale parte dalle famiglie"

Il fenomeno dei cosiddetti “maranza”, il disagio giovanile e la sicurezza urbana. Ma soprattutto la necessità di affrontare queste questioni senza delegare ogni responsabilità ai servizi e agli operatori. Questo il filo conduttore dell'incontro “L'esperienza di LINK a Finale Ligure – tra maranza, maranzine e sicurezza urbana”, in programma domani, sabato 31ottobre dalle 10 alle 13, nella Sala delle Capriate del complesso di Santa Caterina, a Finalborgo.

L'appuntamento, promosso nell'ambito del Centro Culturale Diffuso LINK, con il patrocinio del Comune di Finale Ligure e la collaborazione della Libreria Centofiori e dell'associazione “A Cielo Aperto”, prenderà spunto dalla presentazione di due libri per aprire una riflessione più ampia sulle manifestazioni del disagio giovanile, sulla percezione della sicurezza e sulle risposte che il territorio può costruire. 

Protagonisti della mattinata saranno Stefano Padovano, criminologo dell'Università degli Studi di Genova, autore del saggio “La sicurezza urbana. Da concetto equivoco a inganno”, e Domenica Belrosso, dirigente dell'Ufficio Servizio Sociale Minori del Ministero della Giustizia, che presenterà il romanzo “Il cielo oltre il muro”. Due prospettive differenti ma complementari: da una parte l'analisi dei fenomeni legati alla sicurezza urbana, dall'altra l'esperienza maturata nell'ambito della giustizia minorile e dei percorsi di accompagnamento e recupero dei ragazzi.

Insomma, un confronto attivo tra criminologia, giustizia minorile e realtà sociale per approfondire alcuni dei temi più attuali legati al mondo giovanile, dove mettere al centro un principio preciso: ragionare assieme affinché la gestione del disagio giovanile non venga delegata esclusivamente ai professionisti e ai servizi che operano sul territorio.

“Il terzo settore non può farsi carico di tutto quello che accade. Tra gli operatori, in senso lato, metterei anche le famiglie, i genitori”, sottolinea Padovano, richiamando la necessità di coinvolgere in maniera più diretta non solo scuola, operatori sociali e istituzioni. Perché “se associazioni e servizi rappresentano risorse fondamentali per intercettare le fragilità e offrire opportunità ai ragazzi, non possono tuttavia sostituirsi alla responsabilità educativa dei genitori” rimarca. “Dobbiamo responsabilizzare un po' tutte le parti”, insiste il criminologo, che invita a superare una logica di delega, preferendo invece la formula secondo cui si deve concorrere alla costruzione di una rete educativa, nella consapevolezza che nessun soggetto, da solo, può affrontare la complessità del disagio adolescenziale. 

Da qui il richiamo a quella che Padovano definisce una vera e propria “ritessitura sociale”. Non soltanto un intervento sui comportamenti problematici o sulle situazioni di emergenza, ma un tentativo più profondo di ricostruire relazioni, riferimenti e responsabilità: “Parlo del tentativo di rimettere in piedi quello che rimane quando le famiglie si sfibrano. La ritessitura sociale parte da questo ma è un processo che tuttavia riguarda la capacità della comunità di riconoscere le fragilità e ricostruire legami, senza lasciare che tutto il peso ricada sui servizi”.

L'appuntamento di sabato vuole proprio diventare un'occasione per richiamare tutti a questo impegno. “È un richiamo a insegnanti, genitori, operatori del pubblico e del privato, ai servizi, agli assistenti sociali”, sottolinea Padovano, auspicando una partecipazione che non si limiti all'ascolto. L'obiettivo è infatti aprire “un momento di discussione reale”, nel quale possano trovare spazio dubbi, difficoltà e criticità che spesso, soprattutto nei territori di provincia, rimangono sommerse o faticano a emergere. 

L'auspicio è che dal confronto possa nascere anche uno spazio condiviso di approfondimento, con la possibilità di elaborare un documento e promuovere ulteriori iniziative sul territorio. “Partiamo da lì per rilanciare un lavoro comune che ha bisogno di essere socializzato”, è la direzione indicata da Padovano.

Accanto al tema della sicurezza urbana, il contributo di Domenica Belrosso consentirà di approfondire anche gli strumenti previsti dalla giustizia minorile. Tra questi quello della cosiddetta “messa alla prova” che permette di trasformare il percorso successivo alla commissione di un reato in un'opportunità di responsabilizzazione e crescita per il minore. “È una delle misure più importanti previste dalla giustizia minorile”, osserva Padovano, evidenziando però come si tratti di uno strumento ancora poco conosciuto anche in ambito scolastico. La sua funzione è quella di partire dal fatto commesso per accompagnare il ragazzo in un percorso di crescita e ridefinizione della propria personalità, valorizzando le possibilità di cambiamento proprie di una fase delicata come l'adolescenza.

La mattinata vuole dunque rappresentare un punto di partenza, non un momento isolato. “Iniziative come questa non devono essere soltanto delle vetrine sociali”, avverte Padovano, spiegando che la presenza di esperti e professionisti deve tradursi in un contributo concreto alla comunità. Perché il lavoro sul territorio possa produrre risultati, serve una collaborazione stabile: “Rischia di procedere a singhiozzo se il lavoro non diventa un lavoro di squadra”.

Mattia Pastorino

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