"Trasparenza totale, dice il comunicato. Ma la trasparenza non si dichiara: si misura da chi la garantisce".
Si apre con queste parole la nota stampa firmata da Alessandro Dighero, portavoce del movimento Rete Liguria – Bene Comune e di Rete Zero PFAS - Liguria, sottoscritta anche dal Comitato Savonese Acqua Bene Comune, Attac Savona e Medicina Democratica.
Il riferimento è a quanto emerso in un incontro preliminare tenutosi tra Servizi Ambientali S.p.A., Assoutenti Liguria e Onda Ligure – Consumo & Ambiente federata Assoutenti sulla situazione di Pietra Ligure e Borgio Verezzi.
"Sull'origine della contaminazione a Borgio Verezzi e Pietra Ligure la Procura ha aperto un fascicolo, e al centro degli accertamenti c'è la condotta del gestore della rete idrica - prosegue Dighero - Nessuna responsabilità è accertata, e va detto con chiarezza. Ma lo stesso gestore non può promuovere il percorso che dovrebbe approfondire 'cause e responsabilità', ospitare gli sportelli nei Municipi e fornire i dati che i cittadini dovrebbero poter controllare. Non è una questione di persone. È una questione di ruoli".
"Accogliamo ogni strumento che avvicini i cittadini alle informazioni, e non mettiamo in dubbio la buona fede delle associazioni dei consumatori - osserva ancora Dighero - Ma ascolto, sportelli e analisi 'comprensibili' non sono dati. I dati sono quelli per singola sostanza, per punto di prelievo, per data e per matrice, con limite di quantificazione e taratura degli strumenti dichiarati. Il comunicato non ne parla. Non parla nemmeno di cronoprogramma, di materiali dei cantieri, di ex discariche, di biomonitoraggio sul sangue".
"Mancano ARPAL, ATS, Regione, comitati e Rete Zero PFAS. Il memorandum si firma il 19 novembre, quasi due mesi dopo il primo divieto di uso alimentare. Chiediamo che il gestore resti fuori dalla regia del protocollo, che i dati siano pubblicati da enti terzi e senza sintesi, e che il tavolo si allarghi a chi controlla, non soltanto a chi è controllato. La tutela dei cittadini non si affianca ai canali ordinari: si costruisce a partire da dati completi, pubblici e subito", conclude il portavoce del movimento Rete Liguria – Bene Comune e di Rete Zero PFAS - Liguria.
Alle parole di Dighero ha fatto seguito una nota congiunta di Rete Liguria – Bene Comune, Rete Zero PFAS Liguria, Comitato Savonese Acqua Bene Comune, Attac Savona e Medicina Democratica, che riportiamo integralmente: "Riconosciamo la buona fede delle associazioni coinvolte e accogliamo ogni strumento che avvicini i cittadini alle informazioni. Ma la trasparenza non si dichiara: si misura da chi la garantisce. Sulla condotta del gestore è in corso un'indagine e nessuna responsabilità è accertata, e lo ribadiamo. Proprio per questo il gestore non può promuovere il percorso che dovrebbe approfondire cause e responsabilità, ospitare gli sportelli nei Municipi e fornire i dati che i cittadini devono poter controllare. Non è una questione di persone, è una questione di ruoli".
"Ascolto, sportelli e analisi rese comprensibili non sono dati. Il protocollo annunciato non indica la pubblicazione dei risultati per singola sostanza, per punto di prelievo, per data e per matrice, con limite di quantificazione e taratura degli strumenti dichiarati. Una somma non è una risposta: può nascondere una sostanza, e una media può nascondere un picco. Non indica un cronoprogramma, non affronta i materiali usati nei cantieri, le ex discariche, il biomonitoraggio sul sangue. Al tavolo non siedono ARPAL, ATS, Regione e le realtà che da anni seguono il tema dell'acqua e della salute sul territorio".
"Cosa chiediamo: che il gestore resti fuori dalla regia del protocollo e che il tavolo si allarghi a chi controlla, non soltanto a chi è controllato; che i dati siano pubblicati da enti terzi, senza sintesi, per singola sostanza, punto di prelievo, matrice e metodo; che riportino la data, il livello e la portata del corpo idrico e che i controlli siano ripetuti in tutte le stagioni. Con la siccità, infatti, una minore quantità d’acqua con cui diluire può significare concentrazioni più alte".
"Chiediamo inoltre che si cerchi dove non si è ancora cercato: nell’entroterra, tra Magliolo, Toirano, Borghetto e Boissano, dove ex discariche e rifiuti da cantiere edile non sono ancora oggetto di un quadro pubblico. Nella piana di Albenga si renda noto quali prodotti vengono usati in agricoltura e dalle aziende che impiegano sostanze chimiche, in quali quantità e con quali controlli sulle acque. Per i lavori dell’Aurelia bis si rendano pubblici i materiali, le terre movimentate e le verifiche eseguite. Si avvii, infine, un piano di biomonitoraggio del sangue dei cittadini".
"Cosa faremo: le organizzazioni firmatarie invieranno richieste di accesso civico generalizzato e di accesso agli atti, e invitano cittadini, comitati, associazioni e amministratori del Savonese a fare lo stesso. Si tratta della possibilità di preservare la propria salute, quella delle proprie compagne e dei propri compagni, delle proprie figlie e dei propri figli. Il silenzio non è prudenza: è una scelta. Dati completi, non una somma. Dati pubblici, non dati su richiesta. Dati subito, non a danno fatto".