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Attualità | 31 ottobre 2026, 17:48

PFAS nell'acqua a Borgio Verezzi e Pietra, Dighero: "Il gestore resti fuori dalla regia del protocollo"

In vista della firma del memorandum, in programma il 19 novembre, Rete Zero PFAS e le associazioni chiedono dati pubblici, controlli indipendenti e un tavolo di confronto allargato

PFAS nell'acqua a Borgio Verezzi e Pietra, Dighero: "Il gestore resti fuori dalla regia del protocollo"

"Trasparenza totale, dice il comunicato. Ma la trasparenza non si dichiara: si misura da chi la garantisce". 

Si apre con queste parole la nota stampa firmata da Alessandro Dighero, portavoce del movimento Rete Liguria – Bene Comune e di Rete Zero PFAS - Liguria, sottoscritta anche dal Comitato Savonese Acqua Bene Comune, Attac Savona e Medicina Democratica. 

Il riferimento è a quanto emerso in un incontro preliminare tenutosi tra Servizi Ambientali S.p.A., Assoutenti Liguria e Onda Ligure – Consumo & Ambiente federata Assoutenti sulla situazione di Pietra Ligure e Borgio Verezzi. 

"Sull'origine della contaminazione a Borgio Verezzi e Pietra Ligure la Procura ha aperto un fascicolo, e al centro degli accertamenti c'è la condotta del gestore della rete idrica - prosegue Dighero - Nessuna responsabilità è accertata, e va detto con chiarezza. Ma lo stesso gestore non può promuovere il percorso che dovrebbe approfondire 'cause e responsabilità', ospitare gli sportelli nei Municipi e fornire i dati che i cittadini dovrebbero poter controllare. Non è una questione di persone. È una questione di ruoli".

"Accogliamo ogni strumento che avvicini i cittadini alle informazioni, e non mettiamo in dubbio la buona fede delle associazioni dei consumatori - osserva ancora Dighero - Ma ascolto, sportelli e analisi 'comprensibili' non sono dati. I dati sono quelli per singola sostanza, per punto di prelievo, per data e per matrice, con limite di quantificazione e taratura degli strumenti dichiarati. Il comunicato non ne parla. Non parla nemmeno di cronoprogramma, di materiali dei cantieri, di ex discariche, di biomonitoraggio sul sangue".

"Mancano ARPAL, ATS, Regione, comitati e Rete Zero PFAS. Il memorandum si firma il 19 novembre, quasi due mesi dopo il primo divieto di uso alimentare. Chiediamo che il gestore resti fuori dalla regia del protocollo, che i dati siano pubblicati da enti terzi e senza sintesi, e che il tavolo si allarghi a chi controlla, non soltanto a chi è controllato. La tutela dei cittadini non si affianca ai canali ordinari: si costruisce a partire da dati completi, pubblici e subito", conclude il portavoce del movimento Rete Liguria – Bene Comune e di Rete Zero PFAS - Liguria .

Redazione

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