Chi ha costruito in difformità, o chiede di mettersi in regola, pagherà anche la perizia dell’Agenzia delle Entrate. Lo stabilisce Palazzo Sisto che ha approvato la bozza di protocollo di intesa tra il Comune e la Direzione provinciale delle Entrate per le valutazioni immobiliari legate all’abusivismo edilizio.
Il Comune anticiperà il pagamento all’Agenzia, ma il rimborso a carico del privato sarà una condizione per chiudere la pratica.
I procedimenti per le sanatorie di abusi edilizi partono dall’istanza del privato, o nascono da un suo comportamento illecito, e il principio di responsabilità che regge la normativa sull’abusivismo impone che i costi ricadano su chi li ha provocati, non sulla comunità. Nel caso delle sanatorie previste la perizia viene considerata un onere istruttorio, come le spese di istruttoria, che spettano a chi presenta la domanda.
Per la valutazione l’Agenzia delle Entrate applica un costo standard di 379 euro per ogni giorno di lavoro dei suoi tecnici. Il rimborso non può però superare il 50% della sanzione. A titolo di esempio, su mille euro, la perizia non potrebbe costare più di cinquecento.
La legge richiede la stima dell’Agenzia in diversi casi: per calcolare le sanzioni, che dipendono dall’aumento di valore dell’immobile dovuto alle opere abusive, per determinare l’oblazione nelle sanatorie, per vendere i fabbricati abusivi acquisiti dal Comune o per le aree vincolate. Il Comune individua le pratiche che richiedono la perizia e le invia all’Agenzia con la documentazione necessaria. L’Agenzia ha 90 giorni per rispondere e in genere fa un sopralluogo, che può essere evitato se la documentazione basta o se è impossibile.
Un risparmio è possibile per le richieste legate al decreto "Salva Casa": se gli interventi non hanno aumentato il valore dell’immobile, è il Comune a stabilirlo, senza coinvolgere l’Agenzia. Il protocollo dura un anno, con possibilità di rinnovo, e regola anche i termini di pagamento.





