A Piana Crixia, tra le pareti della Trattoria Tripoli, la storia ha attraversato le stanze e trovato riparo. Da 125 anni il locale accompagna la vita del paese, passando per quattro generazioni di donne della stessa famiglia. Oggi a portarne avanti la tradizione è Alessandra Dogliotti, che ha raccolto il testimone dalla madre Carla Ciarlone, dalla nonna Angela Marchisio e dalla bisnonna Caterina Bovio.

Fu proprio Caterina, nel 1901, ad avviare la locanda insieme alla famiglia. Allora si chiamava "Corona grossa". Il nome Tripoli arrivò dopo, nel 1913, quando il figlio di Caterina, di ritorno dalla campagna militare in Libia, decise di ricordare quell’esperienza cambiando l’insegna del locale. La locanda accoglieva chi attraversava la valle e chi era diretto a Genova per imbarcarsi verso l’America. Negli anni, le sue camere ospitarono anche gli operai impegnati nei nuovi insediamenti industriali della zona.
Poi la Grande guerra cambiò la vita di tutti. Gli uomini partirono per il fronte e alle donne toccò occuparsi dell’attività, dei figli e del lavoro nei campi. "La locanda non si fermava", racconta Dogliotti. "C’erano tante cose da mandare avanti".
Tra i ricordi custoditi dalla famiglia ce n’è uno che risale al 1943. In quei mesi arrivò alla locanda Bischinski, un ebreo polacco. Dopo l’armistizio, mentre i soldati tedeschi erano presenti nella zona, i proprietari lo ospitarono di nascosto in soffitta. Vi rimase per circa un anno.
"Il violino di Bischinski si sentiva quando i tedeschi non erano nel locale", ricorda Alessandra. La presenza dei militari condizionava anche la vita della famiglia: quando i soldati erano in casa, i nonni e la madre di Alessandra andavano a dormire altrove. Durante la Seconda guerra mondiale, le truppe tedesche avevano una base operativa all’interno del seminario situato all’ingresso del paese per chi arrivava da Cairo Montenotte.
La famiglia cercò in seguito di rintracciare Bischinski o i suoi discendenti, ma senza successo. "Ci sono rimaste una fotografia e la sua firma. Per anni abbiamo custodito questa vicenda senza raccontarla". Tra gli ospiti della locanda ci fu anche il partigiano noto come "il Biondino".
La storia della famiglia è legata anche alla vita del paese. Il nonno di Alessandra fu sindaco di Piana Crixia nei primi anni Cinquanta e campione italiano di pallapugno. Il padre, carabiniere, ha dedicato quattro libri alla storia del territorio, compreso un volume sulla frazione di Cagna, oggi San Massimo, e uno sul Principato di Lodisio. Alcuni dei suoi libri furono recapitati a Papa Francesco tramite alcuni suoi parenti originari di Piana Crixia.
Oggi Alessandra continua a occuparsi della Tripoli. Nelle sue stanze restano le tracce di una vicenda familiare che attraversa il Novecento: dai primi viaggiatori agli operai delle fabbriche, fino ai giorni difficili della guerra.


















