Vecchie sportine di plastica, addio. Dal 1 gennaio, infatti, i commercianti non possono più distribuire sacchetti per la spesa realizzati con questo materiale perchè sono diventati “illegali”. Tali contenitori sono stati vietati per motivi ambientali e per evitare inutili conferimenti in discarica di materiali inquinanti e non biodegradabili. I commercianti, quindi, ancora per un po' di tempo potranno snellire le giacenze in magazzino consegnando ai propri clienti i “vecchi” sacchetti in modo del tutto gratuito ma presto dovranno dotarsi di nuovi contenitori realizzati con materiali naturali, proprio come hanno già fatto alcuni supermercati ed ipermercati che hanno sostituito le vecchie buste di plastica con sacchetti realizzati con fibra di mais, che oltre ad essere completamente biodegradabile è anche particolarmente resistente. Dalla normativa sono ammessi anche i sacchetti usa e getta anche se per questo tipo di busta potrebbe aprirsi un'altra dura battaglia ma quelle più apprezzate dai consumatori sembrano essere quelle di stoffa, riutilizzabili fino alla rottura dovuta dall'usura. Ma tra i vecchi sacchetti distribuiti gratuitamente e quelli nuovi a pagamento, il consumatore può andare in confusione?
“L'utilizzo delle borse della spesa realizzate con materiale biodegradabile è una norma a cui dobbiamo conformarci a livello europeo – dichiara il Presidente Confcommercio Lorenza Giudice -. La modalità di distribuzione tra sacchetti vecchi e nuovi potrebbe creare un po' di confusione al consumatore finale ma resta comunque una fase transitoria. La giacenza in magazzino dei piccoli e medi negozi non è un quantitativo tale da poter mettere in difficoltà l'utente. Presto le buste di plastica termineranno e tutti i commercianti distribuiranno esclusivamente quelle realizzate con materiale biodegradabile. La sensibilizzazione su questo argomento è di alto spessore culturale ma credo sia di fondamentale importanza non spostare l'attenzione su quei problemi che in questo momento incidono pesantemente sulla piccola media impresa. A livello nazionale, ad esempio, dovrebbero essere effettuati alcuni ragionamenti che hanno a che fare con le politiche fiscali ed è di fondamentale importanza fissare questo come obiettivo, piuttosto che distogliere la concentrazione con altri argomenti. In Italia, il problema della pressione fiscale è uguale ai paesi scandinavi, ma loro offrono a livello di tessuto sociale una politica di ritorno che porta a uno sgravio che di fatto noi non abbiamo”.














