I segnali inquietanti si moltiplicano. Lo sappiamo cosa emerge dalle crisi…rivoluzioni, guerre e totalitarismi. Per il momento ci stiamo portando avanti con questi ultimi. Fascismo e razzismo vanno alla grande, sono merce abbondante e disponibile a buon mercato.
Ma quel che sconvolge, è come questi episodi si inseriscano quasi “dolcemente” nella quotidianità, non producendo lo scossone mentale che ci si aspetterebbe, non facendoci interrogare abbastanza su di noi e su cosa ci stia succedendo.
Ciò che ci dovrebbe preoccupare, più di tutto, è la normalità, l’abitudine, la non-dissonanza, il pregiudizio che scatta automatico e rassicurante. Questo è il segnale, che gli anticorpi della società si stanno indebolendo.
Non c’è bisogno di moralismo e indignazione e sermoni, a tranquillizzare coscienze che dovrebbero essere ben più inquiete. Né di prese di distanza, il sollievo e l’assoluzione che ci impartiamo pensando che non ci riguardi, che si tratti di isolate follie.
Ciò che è stato seminato, a tempo debito attecchisce e fiorisce tutto insieme, rigoglioso.
Un titolo, una frase, un appellativo, un sospetto. Ieri erano i rom “violentatori”.
Il corteo di Torino, che spontaneamente, così, quasi per inerzia, degenera in quella sciocchezzuola di incendio.
Un corteo con in testa, si badi bene, non dei leghisti infuriati, ma la segretaria del PD, tra l’altro accanita difensora del TAV.
Si minimizza, si depista, la colpa è di quella sciocchina, la ragazzina bugiarda. Come se la reazione fosse di per sé legittima, scusabile, anche se, proprio volendo, un filino sproporzionata.
Oggi leggo distrattamente nelle ultime di cronaca in rete … sparatoria a Firenze… senegalesi…
Si sottintende, la notizia frettolosa sembra suggerire implicitamente: saranno delinquenti, bande rivali, chissà che c’è sotto, prostituzione, droga.
Facile adagiarsi subito, comodamente, in questo abito mentale bello e pronto. Si sparano fra loro.
Classica frase.
Dopo poco… seconda sparatoria…
Sì, però adesso esagerano, e che diamine! Il far west nelle nostre città, è intollerabile, ma dove credono di essere? Brividi di “civile” indignazione.
Spengo il pc, non ci penso più. Dopo qualche ora mi telefonano, mi dicono: lo conoscevi, era scrittore di fantascienza… Massì, quello che ha sparato a Firenze.
Cado dalle nuvole. Vado a verificare, leggo la notizia, il vero svolgersi dei fatti. Controllo chi è.
Più o meno conosco di vista il coautore del suo libro, collaboratori della sua rivista, illustri giornalisti sponsor.
Ha partecipato a concorsi e premiazioni dove c’ero anch’io. Frequentato miei stessi ambienti. Ci saremo anche incrociati a qualche convegno. Fra i miei conoscenti serpeggia soprattutto attonito stupore.
Il fantasy di destra, l’esoterismo. Teorie balzane, bizzarre. Ma non ci si faceva molto caso, capita che certi appassionati di branche di nicchia siano un po’ fissati. Anche le liti memorabili che scoppiavano ai dibattiti fra loro e quelli del fantastico di sinistra, a proposito dell’attribuzione di Tolkien. Sembrava più che altro folclore.
Sì, ma questo è uno che ha imbracciato una magnum e si è messo a fare il tiro al bersaglio contro degli esseri umani come lui, colpevoli solo di più elevato tasso di melanina.
I quali umani ora marciano furibondi e disperati in corteo. Sarà anche un folle, che si è ucciso, ma non uno qualunque, era un razzista folle, e loro lo sanno, ed è per questo che sono così disperati.
Sembra che la polizia li abbia diligentemente caricati. L’ordine costituito innanzi tutto.
Io penso al mio quasi-conoscente. Al mio distratto indifferente pregiudizio nel leggere la prima notizia.
A quegli abiti mentali così comodi e rilassanti. Non mi riguarda, io non c’entro, sono solo cose da squilibrati.
La società, nel suo complesso, è sana, solidale, tesa all’integrazione, alla comprensione, all’accoglienza. Per nulla istigata dai media, dai politici, dalla crisi economica. Affatto in cerca di capri espiatori. Non c’è alcuna degenerazione in atto. Stiamo tranquilli.
Come no.














