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Attualità | 21 marzo 2014, 15:16

3fingersguitar: questo è il miglior rock italiano di oggi

Esce il 22 marzo il nuovo album “Rinuncia all’eredità” e intanto il prolifico leader e polistrumentista Simone Perna pensa già alle composizioni per il prossimo lavoro

3fingersguitar: questo è il miglior rock italiano di oggi

Abbiamo già affrontato in questa rubrica il tema “spinoso” delle produzioni discografiche: sappiamo, infatti, quanto sia difficile, in un momento di crisi diffusa e di conseguente sofferenza per tutto il music-business, raggiungere il traguardo del primo album. E tutto ciò diventa ancora più arduo se anziché vivere in uno dei “grandi epicentri culturali” di sempre, una Milano, una Roma, una Firenze, una Bologna, ci si trova in una piccola realtà di provincia come è Savona. Quindi, fatte queste premesse, se già è giusto sottolineare i meriti di chi arriva al traguardo del primo album, a maggior ragione un plauso va a chi realizza il terzo! Stiamo parlando di Simone Perna, polistrumentista savonese che, con la collaborazione del batterista Simone Brunzu, ha dato vita al progetto 3fingersguitar. Risulta davvero difficile dare “un’etichetta” a questo progetto: cantautorato, rock e sperimentazione si incontrano in un perfetto equilibrio di potenza e intelligenza, con testi di grande intensità. A tal proposito bisogna anche sottolineare gli sforzi di un’etichetta come la savonese Dreamingorilla Records, che sta facendo davvero tanto per la miglior musica indipendente italiana e che tornerà con frequenza in questa rubrica. Un grazie di cuore, poi, per questa intervista va anche a Luca Barachetti, dell’ufficio stampa Macramè, che ha tenuto i contatti tra noi di Savonanews e la band.

1.       In un periodo così duro per il mercato discografico in generale, quanti sforzi e quali sacrifici sono necessari per arrivare al traguardo del terzo album? E soprattutto, una volta pubblicato il disco, inizia la parte più difficile: promuoverlo. Quali vie offre una provincia come la nostra in questa direzione?

Dunque, parto subito con una precisazione. I due dischi precedenti erano ep, ed erano cd-r. Questo invece è un vero e proprio album. La differenza sta in molte cose oltre che al formato e la durata. Ad esempio proprio gli sforzi a cui ti riferisci (economici e non solo) che sono serviti per realizzarlo; ormai non ha più senso parlare di mercato discografico. Le etichette con cui ho voluto collaborare per questo disco però sono mosse da un’autentica passione che spinge le persone ad un impegno in quello che fanno che in alcuni ambiti raggiunge livelli professionali. Senza guadagnarci nulla. In questo senso Savona sta vedendo crescere sempre più una realtà chiamata Dreamingorilla Records con la quale, per la seconda volta, esce un mio disco.

2.       Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di un progetto “one-man band”?

Mi piace vedere quello che faccio non proprio come una one-man band ma come una cosa che parte da me, che può reggersi anche solo su me come singolo  ma che può comunque arricchirsi di collaborazioni più o meno stabili. Una situazione del genere ti da sicuramente autonomia e questo è un vantaggio. Per fortuna non vedo grandi svantaggi, è una condizione che ho scelto abbastanza conscio di tutto quello che comporta. Alla fine si riduce tutto alla motivazione che ti muove a fare le cose.

3.       Come è nato il sodalizio con il drummer Simone Brunzu?

Simone è un batterista e musicista sensibile, versatile, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e influenze. La sua dedizione verso la musica e il suo strumento è immensa. In questo ci siamo trovati subito. Ha altri progetti musicali (Washing Machine, Un-reason) e in occasione di un concerto in cui abbiamo condiviso il palco ci siamo confrontati, lui si è mostrato sinceramente appassionato e ricettivo, aveva capito quanto fosse importante l’aspetto ritmico nei miei pezzi e fin dalle prime prove il suo apporto è stato da subito stimolante.

4.       Al sound dei 3Fingersguitar qualsiasi definizione o etichetta va stretta: si potrebbe parlare di cantautorato per l’importanza che hanno i testi, ma la componente musicale è più complessa rispetto a quella a cui la musica dei cantautori ci ha abituato. Le ritmiche spigolose, rumoristiche e industriali richiamano persino alla mente il Tom Waits del periodo “Swordfishtrombones” e non si può negare anche una certa componente punk… Ma chi sono i “numi tutelari” di 3Fingersguitar?

Ah, è una domanda troppo difficile! Ascolto tantissime cose continuamente. Diciamo che apprezzo l’approccio essenziale delle cose, e quindi si, l’attitudine punk c’è tutta. Poi in particolare il post punk ha visto nascere tante di quelle cose diverse tra loro che mi si apre la testa in due a pensarci. E poi, la psichedelia: quella classica, quella sperimentale, il Krautrock, il minimalismo, i cantautori classici, rock, folk e quelli sghembi, italiani e non. Il fingerpicking. Il noise. E poi il blues scabro ed essenziale. In generale le cose visionarie, contaminate. Diciamo che assorbo tutto voracemente e quello che esce fuori in quello che faccio credo abbia riferimenti in tutte queste cose. Swordfishtrombones? Si amo quell’album. Forse è il mio preferito di Tom Waits.

5.       Pubblicato l’album, quali sono gli appuntamenti futuri?

Portare in giro il più possibile questo disco, suonare dal vivo. E poi nel frattempo ho già pronte canzoni nuove pronte e varie bozze e idee. Insomma, sto già pensando alla prossima  uscita.

Alberto Sgarlato

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