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Attualità | 10 luglio 2020, 18:53

Apm e Reefer, sempre più tese le relazioni sindacali: scatta lo stato di agitazione

I sindacati chiedono all'AdSP di farsi parte attiva della vicenda con cassa integrazione e rinnovi dei contratti al centro del dibattito: "Il modello Genova-Savona nei fatti funziona, a livello datoriale in atto forzature"

Apm e Reefer, sempre più tese le relazioni sindacali: scatta lo stato di agitazione

"Nonostante i promettenti buoni rapporti intessuti nel lungo periodo che ha portato alla realizzazione della piattaforma, CGIL e, CISL  non possono che registrare con rammarico un graduale peggioramento delle relazioni sindacali".

Così in una nota le segreterie provinciali dei sindacati e le loro divisioni trasporti commentano in una nota lo stato dei rapporti con gli operatori del terminal portuale di Vado Ligure, definiti ormai compromessi.

"Dopo anni nei quali le Segreterie sindacali territoriali si sono impegnate a sostegno di un’opera considerata determinante per il rilancio del tessuto produttivo ed economico del territorio ed a seguito di numerosi accordi sull’occupazione, le prime avvisaglie rispetto ad una degenerazione dei rapporti sono cominciate ad emergere a partire dalla gestione discutibile dei percorsi formativi e di reclutamento del personale nonché a fronte di una sempre più confusa conduzione del piano assunzionale concordato" raccontano.

"Molti i casi di contratti a termine, a volte formati, rinnovati e portati a scadenza ma non stabilizzati sulla base di motivazioni generiche e molto discutibili, tanti i candidati scartati nonostante curriculum vitae adatti alle mansioni ovvero con la formazione necessaria per l’attività (in alcuni casi promossa direttamente dall’azienda)" sono alcune delle accuse mosse dai sindacati. "Dopo l’esito del referendum sull’accordo di secondo livello che ha visto respingere le richieste di deroghe alle norme contrattuali sulla gestione delle flessibilità ed a fronte delle conseguenze dell’emergenza sanitaria la situazione risulta sempre più complicata ed ingestibile" aggiungono.

"L’apertura non anticipatamente comunicata, nonostante i costanti incontri con le federazioni di categoria di settore avvenuti negli ultimi mesi sui temi dell’occupazione, della promiscuità operativa tra i due terminals e degli inquadramenti in molti casi sottostimati, delle procedure per la richiesta della Cassa integrazione per entrambi i terminals (APM e REEFER) sta ulteriormente compromettendo i rapporti sindacali in quanto per certi versi ritenuta strumentale e mal gestita. Secondo il sindacato, infatti, si sarebbe potuto assicurare garanzie ad un maggior numero di lavoratori e soprattutto si sarebbe dovuto evitare di comunicare anticipatamente ai dipendenti la gestione dell’ammortizzatore senza sapere ancora l’esito dell’esame congiunto della procedura".

Proseguono poi le sigle, affrontando il tema della cig: "Sulla vertenza specifica di Reefer Terminals le Segreterie Territoriali FILT-CGIL, FIT-CISL e UILTrasporti di Savona, esprimono forte preoccupazione in merito alla situazione determinatasi. Su mandato dei Lavoratori era infatti già stato attivato 'lo stato di agitazione', in conseguenza della richiesta Aziendale di ricorrere alla cassa integrazione per Covid 19, adducendo, quale motivazione, una forte riduzione dei traffici, tale da rendere la cassa inevitabile per gli impiegati ed evitabile per gli operativi di banchina/magazzino se si fossero concordate flessibilità aggiuntive sull’organizzazione del lavoro".

"L’Azienda (si ricorda che Reefer Terminal è, ormai da tempo, di proprietà di APM Terminals, COSCO e A.P. di Qingdao, come il Terminal contenitori), il 7 luglio comunica la decisione di non rinnovare il contratto a 5 Lavoratori assunti a tempo determinato con scadenza il giorno 11 luglio - affermano i sindacati -, dai dati acquisiti dalla RSU e dalle Segreterie, nel confronto con i Lavoratori del terminal, è emersa una 'contraddizione' a fronte di una diminuzione dei traffici non corrisponde la diminuzione dei turni richiesti dal terminal ai propri dipendenti. Posto che i dati del Terminal sono corretti, contestualizzati nel 'sistema porto', le ricadute, ad ora sono state assorbite dai Lavoratori dell’art.17 (Compagnia Portuale) e dalle aziende art. 16, dei sevizi accessori, in termini di contrazione di giornate di lavoro".

"Ancora una volta viene dimostrato nei fatti che il modello Genova-Savona garantisce la tenuta necessaria ai terminals ed ai suoi dipendenti nei momenti di calo dei traffici scongiurando pesanti interventi sugli organici portuali. La forzatura fatta da parte datoriale nel tentativo di trasformare lo strumento della cassa integrazione in elemento di contrattazione per ottenere maggiori flessibilità e la discussione sulle reali necessità operative del terminal, hanno portato la RSU e le segreterie territoriali di categoria a dichiarare lo stato di agitazione" prosegue la nota. Inoltre, "in relazione alla decisione di non rinnovare i contratti in scadenza, riteniamo si tratti di un atto non giustificato dalla mancanza di lavoro e tranquillamente evitabile visto gli ingenti investimenti statali e strumenti creati per la tenuta occupazionale per i porti".

"Si richiede all'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale di farsi parte attiva di questa vicenda, che vede interessati tutti i lavoratori del porto di Genova-Savona, per garantire la tenuta occupazionale senza disperdere la professionalità necessaria per la ripartenza e il mantenimento della competitività del settore porti e trasporti. Pertanto si ritiene altresì necessario, per garantire la 'pace sociale' nel Porto di Savona-Vado L., che i 5 lavoratori siano confermati nel loro impiego, anche in conformità alla comunicazione inoltrata in data 12/06/2020 dal presidente dell'AdSP. Si resterà impegnati ad evitare che i Contratti a Tempo Determinato e gli ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione, siano utilizzati per determinare impoverimento del lavoro portuale, in termini di costo del lavoro e di sicurezza" concludono Filt Cgil e Fit Cisl.

Comunicato stampa

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