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Dalla parte dei bambini | 24 gennaio 2021, 13:03

Oggi stiamo distruggendo le nuove generazioni? Si

Gabriele Lugaro è Dottore in Pedagogia, Progettazione e Ricerca Educativa e in Scienze Politiche e dell'Amministrazione

Oggi stiamo distruggendo le nuove generazioni? Si

Dalle disposizioni che vietano l’utilizzo di libri in autonomia per i bambini dei nidi e delle scuole dell’infanzia all’obbligo di mascherina e di “religioso” silenzio durante i pasti per le scuole primarie, fino alla D.A.D. forzata da mesi per le scuole superiori. 

La verità? La crisi del Covid-19 la stiamo scaricando sulle nuove generazioni. Le contraddizioni si sprecano: i grandi centri commerciali, gli outlet, le librerie sono aperte e chiunque può toccare oggetti di plastica, metallo, vetro, carta, senza che questi vengano sanificati, il gel per le mani all’ingresso sembra ormai più un soprammobile che un’utile ed effettiva misura precauzionale. Per non parlare dei treni.

Del potenziale contagio che si può generare in questi luoghi non ne parla nessuno. Il dibattito e l’informazione sono polarizzati e “puzzano di vecchio”: il contagio avviene a scuola, i colpevoli sono i ragazzini che stanno in giro senza le mascherine, le scuole devono restare chiuse mentre quelle che sono aperte devono essere regolamentate al pari di una galera “morbida”. Tutto il resto procede nella normalità. Escludendo bar e ristoranti, la macchina della produzione e del commercio globalizzato va avanti senza intralci (guai a chiudere i grandi marchi!).

Nel frattempo, bisogna pur dirlo, le nostre strade pullulano di anziani che passeggiano, che vanno in posta, dal panettiere, dal fruttivendolo, dal supermercato, dal macellaio, che chiacchierano nei centri commerciali al chiuso (pur sempre con la mascherina in volto). In tutto questo nessuno mai osa dire che per 10 quindicenni in giro senza mascherina ce ne sono 900 a casa, in pigiama da una settimana, che non riescono più a capire la differenza fra Netflix e una lezione in D.A.D., che nei week end dormono 16 ore al giorno e che non escono perché “se ci hanno detto di stare a casa c’è un motivo”.

Il motivo c’è ed è che, quando la barca affonda, noi “grandi” guardiamo ancor di più il mondo col paraocchi. Applichiamo un ragionamento e un principio di utilità al “collettivo” senza accorgerci che, in realtà, stiamo pensando solo all’individuale, al nostro piccolo privilegio generazionale. Altro che “bene comune”.Abbiamo da lavorare, noi. Hanno da uscire, gli anziani.

I giovani? Stiano davanti al computer.I giovani che, c’è da ricordarselo, non vengono colpiti dal Covid-19, restino a casa. Punto.Va inoltre sottolineato che, in queste settimane, vari istituti superiori sono stati occupati dagli studenti in tutta Italia chiedendo a gran voce un ritorno a scuola. Un’assunzione di responsabilità importante e una rivendicazione di diritti che farebbe commuovere i padri costituenti. 

Se ne ha notizia? NO. Perché i media, il mondo dei “grandi”, finché c’è da sparare sul Ministro dell’Istruzione di turno sono in prima linea, quando ci sono da ascoltare e divulgare le rivendicazioni e le richieste degli studenti scompaiono. Ci parlano della famiglia reale inglese o del “mollusco dell’anno” (cito dal sito dell’Ansa il 20/01). Domani in Liguria gli studenti delle superiori torneranno a frequentare, parzialmente, le lezioni in presenza. Confido nel fatto che la storia non dimenticherà e perdonerà al nostro tempo queste decisioni politiche (perché di questo si tratta, la gestione di una pandemia passa da decisioni politiche conseguenti a evidenze scientifico-sanitarie) e che i giovani, un domani, presenteranno il conto.

Buon ritorno in classe.

Gabriele Lugaro

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