"Noi torniamo a dire che quella nave all'interno del porto deve andare via: c'è una sentenza del Tar che ce lo dice". E ancora: "La procedura sta andando avanti per la nuova collocazione a Vado, è evidente come poi il governo sia chiamato a fare delle scelte anche sotto un profilo di tempistiche".
Sono queste le parole del sindaco di Piombino, Francesco Ferrari, che paiono smentire abbastanza convintamente le ultime affermazioni del presidente Bucci, aumentando l'alone di incertezza sulla destinazione dal 2026 della nave rigassificatrice Golar Tundra, oggi Italis LNG.
E' il consigliere regionale Gianni Pastorino, capogruppo della lista “Andrea Orlando Presidente” e rappresentante di Linea Condivisa, a chiedere chiarezza: “Chiederò formalmente e con urgenza alla Giunta cosa è stato fatto, concretamente, a seguito dell’atto votato all’unanimità dal Consiglio lo scorso gennaio per impedire l’arrivo del rigassificatore nel golfo di Vado. Quella mozione, approvata da tutte le forze politiche, impegna il presidente Bucci non solo a dichiararsi contrario a parole, ma ad agire in modo chiaro e inequivocabile presso il Governo”.
“Non possiamo accontentarci di rassicurazioni verbali o di dichiarazioni alla stampa - rimarca il consigliere Pastorino -. È necessario sapere se la Regione ha trasmesso atti formali, documenti, comunicazioni ufficiali al Ministero. Perché se l’iter, come ha dichiarato il sindaco di Piombino, non si è mai fermato, allora siamo di fronte a un grave problema istituzionale”.
La posizione della Liguria dev'essere inequivocabile e messa nero su bianco secondo Linea Condivisa: la nave Golar Tundra non può e non deve essere collocata nel golfo di Vado. Una contrarietà che sottolineano come non nasca da un rifiuto pregiudiziale a ospitare impianti scomodi “nel nostro cortile” ma “da una valutazione politica, economica e ambientale di lungo periodo”.
Di strategia energetica parla invece Rossella D’Acqui, presidente di Linea Condivisa: “Riteniamo sbagliato puntare oggi sul gas liquefatto, importato via nave e a costi elevatissimi, quando è evidente che la strada da percorrere per garantire davvero sicurezza energetica è quella delle energie rinnovabili, dell’efficienza, della produzione distribuita - aggiunge - Importare GNL significa spendere molto più rispetto all’approvvigionamento da gasdotti, aumentare la dipendenza da rotte instabili, investire in infrastrutture che rischiano di diventare inutili nel giro di pochi anni. La vera indipendenza energetica si costruisce investendo con decisione sulle fonti rinnovabili e sull’efficienza, non inseguendo soluzioni tampone che rispondono più alle logiche delle grandi aziende energetiche che a quelle della sicurezza e della giustizia climatica. Portare la Golar Tundra nel golfo di Vado significa esporre un’area già fragile a un rischio ambientale enorme: parliamo di un impianto industriale galleggiante che comporta potenziali pericoli per l’ecosistema marino, per la qualità dell’aria e per l’economia legata alla pesca e al turismo. Non è solo una scelta sbagliata dal punto di vista energetico, è un colpo al cuore del nostro territorio”.
Per il partito si tratta di “una battaglia per la salute, per l’ambiente, per un modello energetico diverso. Il nostro no al rigassificatore è anche un sì deciso a un futuro che non dipenda più da gas liquefatto importato a costi insostenibili, ma da fonti rinnovabili, trasparenza, e partecipazione dei territori”.
“Da oltre due anni la società civile savonese si batte contro questo progetto, sostenuta da studi tecnici, osservazioni scientifiche e motivazioni ambientali concrete a cui come Linea Condivisa abbiamo dato un sostanzioso apporto - conclude Nadia Repetto, referente del gruppo ambiente di Linea Condivisa - È ora che la Regione Liguria faccia la sua parte, con atti chiari e trasparenti, e che il Governo smetta di considerare Vado come una soluzione di scorta, pronta da usare in caso di stallo. La partita non è chiusa. E noi, insieme ai territori, non abbasseremo la guardia”.





