(Adnkronos) - Durante l'operazione militare contro l'Iran, le forze armate statunitensi hanno perso quasi un quinto dei loro droni MQ-9 Reaper a lunga autonomia. A scriverlo è la Tass citando una notizia di Bloomberg. Secondo il rapporto, dall'inizio dell'attacco all'Iran alla fine di febbraio, la Repubblica islamica ha distrutto oltre due dozzine di droni MQ-9 Reaper, pari a quasi il 20% delle risorse del Pentagono precedenti al conflitto.
Un singolo drone costa 30 milioni di dollari. Secondo il rapporto, i droni sono dotati di sensori e telecamere ad alta potenza e possono trasportare missili Hellfire e bombe guidate JDAM (Joint Direct Attack Munition). Bloomberg ipotizza inoltre che il numero totale di droni persi durante il conflitto con l'Iran potrebbe raggiungere quota 30, includendo anche i droni danneggiati e quindi inutilizzabili. L'agenzia stima i danni complessivi a 1 miliardo di dollari.
Sul fronte Usa, intanto, gli 007 smentiscono le dichiarazioni di Donald Trump sulla distruzione della capacità dell'Iran di costruire missili e droni "all'85%", quasi annientato la 'potenza di fuoco' di Teheran. Le dichiarazioni del presidente americano, infatti, non descrivono fedelmente il quadro attuale a giudicare dalle informazioni consegnate alla Cnn da due fonti a conoscenza delle valutazioni dell'intelligence americana.
L'Iran ha già riavviato una parte della produzione di droni nelle sei settimane di cessate il fuoco in vigore da inizio aprile, dando un chiaro segnale della rapidità di ripresa di alcune capacità militari colpite dagli attacchi israelo-americani: l'apparato militare iraniano si sta ricostituendo molto più velocemente di quanto inizialmente previsto. "Stiamo negoziando", ripete Trump, senza escludere l'ipotesi della ripresa del conflitto. Se la guerra dovesse riprendere, Teheran non si farebbe cogliere impreparata.
La ricostituzione delle capacità militari, compresa la sostituzione dei siti missilistici, delle rampe di lancio e della capacità produttiva di sistemi d'arma chiave distrutti durante l'attuale conflitto implica che l'Iran rimane una minaccia significativa per gli alleati regionali qualora il presidente americano dovesse decidee di riprendere la campagna di bombardamenti. E mette inoltre in discussione le affermazioni sulla misura in cui gli attacchi statunitensi e israeliani abbiano indebolito le forze armate iraniane a lungo termine.
Sebbene i tempi di ripresa della produzione cambino a seconda delle diverse componenti delle armi, alcune stime dell'intelligence statunitense indicano che l'Iran potrebbe ricostituire pienamente la sua capacità di attacco con droni in appena sei mesi, ha dichiarato alla Cnn una delle fonti, un funzionario statunitense. "Gli iraniani hanno abbreviato tutti i tempi delle previsioni fatte dalla comunità internazionale", ha dichiarato il funzionario.
Gli attacchi con i droni sono fonti di particolare preoccupazione per gli alleati regionali. Se le ostilità dovessero riprendere, l'Iran potrebbe incrementare la sua capacità di produzione missilistica, già notevolmente ridotta, e realizzare contemporaneamente un maggior numero di lanci di droni, per continuare a colpire Israele e i Paesi del Golfo che si trovano nel raggio d'azione di entrambi i sistemi d'arma.
L'Iran avrebbe intanto ipotizzato una possibile collaborazione con l'Oman, alleato degli Stati Uniti nel Golfo, per imporre un pedaggio alle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz. Lo scrive il New York Times. Da quando gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato la guerra contro l'Iran alla fine di febbraio, il traffico commerciale su questa vitale via navigabile si è quasi completamente arrestato, con ripercussioni sull'economia globale e sui prezzi dell'energia. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ieri ha dichiarato che Hormuz "È una via navigabile internazionale. Non vogliamo pedaggi".













