"Ci sono comportamenti che vanno oltre l’errore, oltre l’imprudenza, oltre persino la leggerezza tipica della giovane età. Sono comportamenti che colpiscono la coscienza collettiva perché mostrano una sconcertante assenza di empatia davanti al dolore umano".
Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Gianni Berrino, capogruppo in Commissione Giustizia di Palazzo Madama. Il riferimento è alle parole del giovane responsabile dei filmati al centro delle polemiche dopo il tragico incidente della notte tra venerdì e sabato a Ceriale.
"Le immagini e le parole diffuse sui social dal ragazzo italo marocchino coinvolto nel tragico incidente costato la vita a Sofia Barberi hanno suscitato indignazione in tutta Italia - prosegue Berrino - Non tanto per questioni giudiziarie, che spettano esclusivamente alla magistratura, quanto per il contenuto umano e morale di quelle dichiarazioni. Di fronte a una giovane ragazza di 19 anni che ha perso la vita e a un’altra che lotta ancora tra la vita e la morte, ci si aspetterebbe silenzio, rispetto, riflessione. Invece, ciò che molti cittadini hanno visto è stato un atteggiamento percepito come irridente, superficiale e offensivo verso il dolore delle vittime e delle loro famiglie".
"I social hanno amplificato un messaggio che ha ferito profondamente una comunità già sconvolta dalla tragedia - continua il senatore di FdI - Le successive scuse non hanno cancellato lo sconcerto provocato da quelle immagini e da quelle parole. Non esistono giustificazioni per chi trasforma una tragedia in uno spettacolo social o in un’occasione di autocelebrazione. Il rispetto per chi soffre dovrebbe essere il minimo comune denominatore di una società civile".
"La rabbia dell’opinione pubblica nasce da qui, dalla percezione che, davanti a una vita spezzata, sia mancato quel sentimento umano fondamentale che chiamiamo pietà. E quando viene meno il rispetto per il dolore delle vittime, non è solo una famiglia a sentirsi offesa, ma un intero paese, l’Italia. Non voglio ripetermi - conclude Berrino - ma i giovani di seconda generazione che oggi si rendono partecipi di azioni da bulli, la devono smettere, e rispettare lo Stato, altrimenti possono tornare nei loro paesi di origine".










