Era nata un po’ per scherzo l’idea di fondare un Tinto Brass Fan Club a Carcare, che sarebbe poi stato il primo in Italia. Ma il “maestro” aveva risposto con entusiasmo e quell’idea lo aveva portato fino al paese della Val Bormida.
Tutto risale ai primi anni Novanta, quando l’allora studente Mattia Rossi e il bibliotecario Fausto Conti tornavano dalla visione del film “Così fan tutte”.
“Tornavamo in macchina dal cinema e avevamo saputo che era nato un fan club dedicato a Pietro Maso, che aveva ucciso i genitori, mentre ci si scandalizzava per l’erotismo - racconta Conti - e ci siamo detti: dobbiamo fondare un Tinto Brass Fas Club, che almeno lui fa cose piacevoli”. Il giorno dopo su Tv Sorrisi e Canzoni c’è un articolo dedicato al film appena uscito e i contatti della casa di produzione. Rossi e Conti la contattano dicendo dell’intenzione di fondare il fan club. “Dopo nemmeno 10 minuti - spiega Mattia Rossi - suona il telefono e Fausto risponde. Avevo sentito anch’io. Ricordo quella voce forte, con quella erre particolare, che dice: ‘Sono Tinto Brass, ho saputo che volete dedicarmi un fan club’. Siamo sbiancati tutti e due, non ce lo aspettavamo”.
Al “maestro” l’idea piace e manda del materiale, tra cui cassette dei suoi film e foto. Nasce così il primo Tinto Brass Fan Club in Italia, ufficialmente riconosciuto dal regista, con copresidenti Rossi e Conti, che avrà iscritti da tutta Italia, il più lontano dalla Sicilia.
Tinto Brass viene poi invitato a Carcare, in occasione del Giugno carcarese, con l’allora moglie, Carla Cipriani, nota come “Tinta”. Per l’occasione, in un’affollatissima aula magna del liceo Calasanzio, era stata organizzata una conferenza dal titolo “L’erotismo nell’arte, nella cultura e nella filosofia”, a cui, oltre al regista, aveva partecipato anche il sessuologo Giorgio Giorgi. “Ai tempi - aggiunge Conti - facevo il dj al Symbol e abbiamo organizzato anche una serata dedicata a Tinto Brass con spezzoni dei suoi film”.
Dopo quella giornata e quella serata i contatti tra i promotori del fan club e il regista continuano e arriva anche la proposta di una parte in un film del regista. Si trattava di “Tenera è la carne” (1993), un adattamento cinematografico del romanzo “Il macellaio” della scrittrice francese Alina Reyes. “Brass era rimasto colpito da Mattia - spiega Conti - e lo voleva in un suo film”.
“Mi dice: ‘Vuoi fare l’attore?’ - spiega Rossi - poi a me e Fausto arriva la proposta di andare agli studi cinematografici. Ricordo ancora bene quel giorno. Era il 24 agosto, avevo 19 anni. Io e Fausto siamo partiti con la sua Ritmo color carta da zucchero e siamo andati a Roma. C’era il suo ufficio, busso, entro, dice che mi vuole affidare la parte del fratello della protagonista e aggiunge: ‘Mi serve un bell’attore che abbia la faccia da figlio di mignotta. Vai al bar, leggiti il copione e dimmi se ti interessa’. Così ho fatto e quando sono tornato dal bar gli ho detto che mi interessava. La mia parte prevedeva sei scene”.
Le prime riprese sono a Rovigo e prevedevano la sveglia alle 5 per girare con la luce migliore le scene in esterno, spesso ripetute più volte per accontentare il perfezionismo del regista.
“Tenera è la carne” è rimasto incompiuto, a causa della morte improvvisa del produttore Giuseppe Giovannini, e non è mai uscito. Ma dell’esperienza resta un ricordo unico. “Tinto Brass era una persona di una grande cultura - lo ricorda Rossi - un uomo incredibile, mai volgare”. I contatti con il fan club durano ancora per altri anni.
“Due anni dopo la presenza di Tinto Brass a Carcare - conclude Conti - io e Giovanni, il papà di Mattia, avevamo organizzato una mostra fotografica a Spotorno, con immagini del suo fotografo di scena Gianfranco Salis. Lui non era venuto ma aveva mandato due sue attrici, la Savastani e la Zucchi”.










