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Economia | mercoledì 23 agosto 2017, 09:56

Fenicotteri rosa gonfiabili, super paperelle e cigni fluo per un Turismo 4.0

L’economia del turismo è una cosa seria. Soprattutto in un Paese in cui l’industria delle vacanze recupera anno dopo anno una vocazione sempre più internazionale

Fenicotteri rosa gonfiabili, super paperelle e cigni fluo per un Turismo 4.0

L’economia del turismo è una cosa seria. Soprattutto in un Paese in cui l’industria delle vacanze recupera anno dopo anno una vocazione sempre più internazionale e inizia a sviluppare - anche se a macchia di leopardo - un sistema a rete che rappresenta un solido moltiplicatore. Ma non basta.

Potremmo allora iniziare a ragionare di numeri, di flussi, di tutto esaurito, di idee che funzionano e persino di meteorologi che contribuiscono nella scelta della nostra destinazione finale. Insomma, di argomenti che bisogna necessariamente affrontare nelle aule universitarie che frequento, ma che in agosto difficilmente si digeriscono sotto l’ombrellone.

Allora proviamo a partire da un punto di vista più semplice, ma organizzativo. Cioè il “chi fa cosa”, un «Uovo di Colombo» capace di vendere l’Italia con un’offerta precisa, ovvero con una strategia commerciale e con strumenti di comunicazione in grado di farci scegliere come mèta turistica in base alla nostra reale attrattività.

Detta così, sembra che il turismo sia oggi in Italia un anarchico e a tratti simpatico esercizio di stile, uno slalom tra una stagione e l’altra. Ma la verità è molto più complicata, e anche più interessante.

Cerchiamo cioè di capire insieme come far diventare i nostri luoghi di villeggiatura un fenomeno di gran moda, esattamente come i fenicotteri rosa gonfiabili, che ognuno di noi ha visto almeno una volta in spiaggia quest’estate e diventati un cult globale.

Il brand Italia

L'industria del turismo continua a correre a livello globale come un atleta in grado di dosare le forze per sostenere i ritmi armonici di una maratona, ma capace di uno scatto finale che consente negli ultimi km - rappresentati dal periodo di alta stagione - di allungare sino al traguardo con un buon margine di sicurezza. Risultato: l’economia collegata al settore è cresciuta del 3,6% nel 2016, raggiungendo un numero di arrivi nel mondo pari a più di 1,2 Mld di persone.

#sciambola, si direbbe su Twitter!

In realtà, nel Bel Paese la situazione è più fluida e gli “appassionati di atletica” si allenano per ottenere un fisico esplosivo per i 100 metri piuttosto che su specialità di resistenza. Morale, l’Italia taglia il nastro al quinto posto come paese più visitato al mondo. Piazzamento tutto sommato buono, ma che in realtà ha incredibili margini di miglioramento pensando ai 7.500 km di coste, ai 5.000 musei ed aree archeologiche, al record di beni patrimonio dell'umanità UNESCO (53) e al numero di strutture ricettive italiane.

Estate, tempo di relax

La competitività del turismo dello stivale rispetto al resto d’Europa sembra godersi una pennichella. Ma come è possibile, pensando che il settore contribuisce a generare il 10,34% del PIL nazionale, garantendo un fatturato annuo pari a 172,8 Mld/EUR e un livello di occupazione che supera i 2.700.000 di addetti? Intendiamoci, numeri importanti e in previsione di crescita sino al 2030, ma che devono far riflettere se pensiamo che tra il 1950 e il 1960 l’Italia era la prima mèta del turismo internazionale. Senza social network e turismo digitale!

Integrazione tra territori limitrofi, strumenti di comunicazione digitali dedicati e capacità di attrarre investimenti e di dedicare budget alle politiche di sviluppo turistico, rappresentano oggi la “cassetta degli attrezzi” di un settore che può garantire un rilancio economico ed occupazionale duraturi.

Esperienze da raccontare

Un must. Oggi le destinazioni turistiche di successo devono saper aggregare le risorse del territorio in un’offerta che generi un’esperienza da raccontare, capace di sedurre il visitatore e in grado di fornire emozioni che permettano di vivere le vacanze in modo unico. Lo storytelling, bellezza!

In un mondo sempre più online, l’attenzione dei territori al dinamismo della domanda turistica europea viene percepito chiaramente dalle persone attraverso la realizzazione di un programma di manifestazioni integrato e alla moda, la costruzione di una solida reputazione e il coinvolgimento di turisti ed ospiti in eventi originali e aggregativi, come i Silent Party® (o concerto in cuffia), una vera e propria discoteca a cielo aperto con il Guest DJ di grido che fa ballare i partecipanti ascoltando individualmente musica in cuffie wireless.

Conoscenza e la consapevolezza

Due elementi da non sottovalutare. L’arte di vendere un territorio passa dalla consapevolezza della #qualità e dalla #bellezza dei luoghi, ma soprattutto dalla concreta capacità di fare rete e di affermare sul campo una sana competizione collaborativa.

Il marchio di qualità e di accoglienza apposto su territorio non rappresenta solo il simbolo che lo identifica in modo univoco, ma lo deve rendere riconoscibile per il fattore umano dell’accoglienza. Formare in modo continuo personale qualificato per sviluppare sempre di più un’economia del consumo collaborativo, rappresenta una delle sfide con cui l’Italia deve misurarsi per intasare le piste dei propri aeroporti, le darsene dei porti e i varchi autostradali da Nord a Sud.

L’economia del turismo è un concetto contemporaneo

Ma come rafforzare l'immagine del nostro Paese? Come far diventare i territori italiani un prodotto d'impresa con il valore aggiunto del patrimonio culturale ed ambientale, delle tradizioni locali e degli stimoli contemporanei indispensabili per coniugare crescita economica e sviluppo sostenibile?

La risposta forse sta nel costruire tutti insieme un modello di economia del turismo integrato e inserito in un piano più ampio di marketing territoriale, definendo le attività ideali per la crescita del sistema turistico, economico e sociale del distretto balneare e turistico in cui si opera.

Un equilibrio di voci, una sinfonia perfetta tra digitalizzazione del settore, idee, energie, persone e istituzioni e un pizzico di programmazione continua per rendere il turismo un patrimonio diffuso, supportato da strumenti finanziari europei e dal networking generato dall'apertura di nuovi mercati.

Ma chi paga la mia vacanza?!

In realtà nessuno. Brutale? Forse sì, ma un progetto europeo vinto a livello locale, l’arrivo di fondi regionali o risorse messe a disposizione da reti di imprese pubblico-private sono una boccata di ossigeno per la finanza pubblica, ma non devono essere utilizzati per riempire hotel e spiagge.

Per il salto di qualità, devono invece dare sostegno alla competitività, alla sostenibilità e all’innovazione legata all’utilizzo dei beni naturali, storici e culturali locali, all’attrattività dei luoghi e alla diversificazione dei servizi fruibili dai visitatori.

Infatti, come settore trasversale ad imprese e a politiche di sviluppo istituzionali, il turismo rappresenta un prodotto a denominazione di origine controllata e garantita, la cui spinta non può prescindere da idee e investimenti economici effettuati dalle eccellenze e dalle Amministrazioni locali. Riduzione giornalistica: i territori devono diventare i primi azionisti di loro stessi.

Per questo, trovare il giusto mix organizzativo, gestionale, operativo ed economico partecipato a livello locale, consente già in pochi anni di convertire in fatturati commerciali misurabili tutto il potenziale del prodotto-territorio.

Ripensiamo il futuro del Turismo 4.0

Abbiamo prodotto una specie di paperella gigante perché una piscina è fondamentalmente una vasca da bagno gigante”, ha dichiarato Kieran Glackin, responsabile vendite di Swimline. Mancava il prodotto nei cataloghi dei giochi di acqua in giro per il mondo e un saggio marketing manager ha risposto a questo bisogno. Virale. Semplice, come nuotar … ops, bere un bicchiere d’acqua.

Seguendo questo filo logico, in Italia manca un modello di governance che risponda ai nuovi bisogni dei viaggiatori, un modello fondato sulla consapevolezza economica del proprio potenziale, sull’importanza della formazione del capitale umano per essere la perla del mediterraneo e sulla necessità di una visione di lungo periodo tipicamente manageriale e d’impresa.

In questa assolata fine estate, mettiamoci comodi di fronte ad una tiepida tazza di tè verde o ad un mojito e cerchiamo di capire come far spiccare il volo all’offerta turistica italiana. Magari osservando i teneri fenicotteri rosa o le super paperelle.

Amministrazioni e territori di tutta Italia unitevi! Per fare la differenza. Per incrementare la ricchezza degli operatori commerciali locali e per far felice chi ha 11 mesi all’anno una splendida vista sulla fontana di Piazza San Babila oppure su Piazza Castello. Insomma, per essere determinanti nel futuro del Turismo 4.0.

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