Dopo l’incontro del 20 ottobre con gli assessori provinciali a caccia e pesca Livio Bracco e all’agricoltura Giorgio Garra, le 2 mila firme raccolte dagli agricoltori per chiedere un nuovo sistema di controllo con l'identificazione di aree “non vocate ai cinghiali” (ovvero zone specifiche in cui gli ungulati possano vivere ma dalle quali non possano sconfinare), saranno sottoposte all’attenzione del presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, dell’assessore all’ambiente e caccia, Renata Briano e dell’assessore all’agricoltura, Giovanni Barbagallo.
In seguito al riconoscimento da parte degli amministratori della Provincia dell’eccessiva presenza dei cinghiali e dei caprioli sul territorio, rappresentando un pericolo costante alla sicurezza stradale, nonché numerosi danneggiamenti alle colture, gli agricoltori chiedono un incontro in Regione per l’approvazione di uno specifico piano di controllo che contempli zone a densità zero, il livello di densità in altre zone, l’attuazione di tutti i metodi necessari al contenimento, consentendo anche il meccanismo d’invito a singoli cacciatori sul fondo da chi non possiede il porto d’armi; consentire metodi di abbattimento come il tiro di appostamento anche notturno, gabbie e recinti di cattura; l’attivazione di un osservatorio permanente che verifichi con cadenze regolari le situazioni e le aree di crisi e meccanismi di responsabilizzazione dei cacciatori nella caccia ordinaria al cinghiale con verifiche dei risultati, prevedendo la rotazione delle zone di caccia.
Affinché l’attività economica agricola non sia più messa sullo stesso piano di una attività del tempo libero come quella della caccia, gli agricoltori, elencando proposte di soluzione in forma collaborativa con enti e associazioni venatorie, richiamano l’attenzione sui regolamenti provinciali e sulle normative regionali (l’applicazione degli indirizzi previsti dalla Regione Liguria con delibera del 31/07/2009) chiedendo di individuare le aree “non vocate ai cinghiali” dove questi selvatici possano essere completamente eradicati, mostrando la disponibilità ad accogliere qualsiasi proposta innovativa (anche diverse da quelle classiche venatorie), purché efficace nel trovare una soluzione a questo problema sicuramente complesso, presente sul territorio ormai da decenni, affinché i cittadini possano ritrovare una maggiore serenità e le attività agricole siano nuovamente in grado di traguardare possibili sviluppi economici.













