Abbiamo aspettato un attimo a pubblicare questa "notizia", proprio per verificare (come se ce ne fosse stato bisogno), l'atteggiamento dei media in generale nei confronti della manifestazione di Milano che ha avuto luogo Sabato pomeriggio scorso... e come da previsione, la risonanza è stata minima (esclusa forse Rai News), malgrado la sua enorme importanza e valenza politica.
Scrive Cremaschi, Leader della Rete 28 aprile: "Dobbiamo ringraziare il quotidiano Il Manifesto che, unico in tutta Italia, ha messo in prima pagina il successo della manifestazione di Milano. Così non solo si è dimostrata l’insostituibilità di questo giornale nella democrazia italiana, ma si se è anche mostrato il livello infimo dell’informazione, che oramai senza difficoltà possiamo dire di regime".
E proprio dal manifesto, con la penna di Giorgio Salvetti, a chi si aspettava scontri e tensioni: " Uniche trasgressioni della giornata un muretto di pochi mattoni costruito davanti alla Banca Nazionale del Lavoro e qualche vetrina di banca imprattata. Un flash mob davanti a Unicredit e due striscioni appesi sulle impalcature di due cantieri: «Siamo il 99% e siamo in credito» e «Voi il debito, noi la rivolta». I cronisti assetati del proverbiale «attimino di tensione» si devono accontentare di un animato scambio di parole tra un gruppo di No Tav e alcuni agenti in borghese che si sono mischiati tra la folla.
Ma cosa è successo di così importante?
E' successo che Sabato Pomeriggio, a Milano, ha preso vita la prima grande manifestazione (assolutamente pacifica e senza nessun incidente) contro il Governo Monti.
Prima, perchè nessuno, fino ad oggi, aveva osato dare addosso ad un governo appoggiato (e già questo è paradossale) praticamente da tutte le formazioni politiche esistenti in parlamento (eccezion fatta per la lega che però non fa molto testo, visto che un giorno dice una cosa e il giorno dopo se la rimangia).
Sabato, a Milano, i lavoratori, i precari, i disoccupati, gli studenti, i pensionati, hanno raccolto l'invito del Comitato NO Debito, sfidando il Governo e le logiche che esso sta perseguendo... in toto, senza se e senza ma.
Ma non basta. Non è solo il numero ad essere crescente (oltre 20 mila persone, che per un movimento così radicale non è assolutamente da sottovalutare): quello che davvero è emerso sabato è la trasversalità delle organizzazioni che hanno fatto proprie posizioni molto più decise e incontrotendenza.
La manifestazione infatti ha visto la collaborazione, anche in fase organizzativa, del sindacalismo di base, dei movimenti autonomi (da San Precario ai pensionati, dei partiti comunisti - PCdL e Prc-, ma soprattutto, della rete 28 aprile, formazione di minoranza interna alla CGIL, il sindacato concertativo ben poco incline a criticare il governo.
La partecipazione della rete 28 aprile, che vede Cremaschi come leader, ed il coraggio dimostrato nell' "uscire allo scoperto" partecipando ad una mobilitazione così importante(assieme ai sindacati di base) malgrado la posizione generale della CGIL , è forse una delle note più importanti di questo evento.
Lo stesso Cremaschi, in un articolo scritto di suo pugno, ha dichiarato: "La manifestazione di Milano, con tutte le cautele e le prudenze del caso, ha però annunciato che in Italia lo spazio per costruire un’opposizione sociale e politica al governo delle Banche esiste, così come esiste in tutta Europa. Abbiamo posto la prima pietra di una costruzione faticosa e difficile, che però oggi cominciamo intravedere possibile. Abbiamo detto che vogliamo che il governo Monti cada per la semplice e concreta ragione che questo governo ha un programma incompatibile con lo stato sociale e anche con la democrazia prevista dalla nostra Costituzione. E siccome Monti ha più volte dichiarato che o si realizza il suo programma o va a casa, gli abbiamo augurato di non realizzarlo e di andarsene"
Un fatto quindi che lascia ben sperare e che potrebbe essere considerato la base per un percorso di lotta, unitario non solo nella somma delle sigle ma nella costruzione di un movimento sindacale partecipato, nel quale i lavoratori possano finalmente riconoscersi appieno, e che vede obiettivi comuni: primo fra tutti la difesa dei diritti dei lavoratori, in contrasto alle logiche del profitto proprie di questo sistema economico fallimentare.
Quali quindi i temi? Semplici quanto fondamentali. La contrarietà all'intera logica di difesa del profitto promossa da questo Governo.
Nello specifico:
- contro la già varata riforma delle pensioni
- contro la riforma che prevede il massacro degli ammortizzatori sociali
- contro la modifica (in qualsiasi forma o contenuto) dell'art. 18 dello statuto dei lavoratori e per la sua estensione a tutte le imprese, anche sotto i 15 dipendenti
- contro la fiscal compact.
Secondo Walter Montagnoli, segretario nazionale della CUB, questa manifestazione vuole "porre il dito contro una situazione, che Monti alimenta spudoratamente, e che vede (come dichiarato da Banca d'Italia) i 10 più ricchi d'Italia possedere hanno un capitale equivalente alla somma dei capitali pro-capite di tre milioni di italiani".
Il segretario della CUB ha anche aggiunto che "la manifestazione del 31 Marzo è stata solo il primo grande passo di un percorso politico che vuole portare allo sciopero generale (i cui tempi sono in valutazione), e che nel frattempo vedrà come prossimo grande appuntamento la May Day di Milano il 1 Maggio".














