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Economia | 29 marzo 2019, 11:00

Lavoro ed innovazione digitale, un binomio da ripensare per preparare il futuro dell’Italia

l 65% dei bambini che iniziano le elementari quest’anno faranno un lavoro che oggi non esiste. Ma il sistema educativo e imprenditoriale italiano sa formare i professionisti del futuro?

Lavoro ed innovazione digitale, un binomio da ripensare per preparare il futuro dell’Italia

Danimarca, Svezia e Norvegia non avranno il clima più accogliente del pianeta, tuttavia premiano, già dalle scuole primarie, gli studenti che hanno idee, che investono sul futuro e che vorranno fare un master quando saranno grandi. Tutto finanziato dallo Stato, che ogni mese stanzia circa 900 euro per ciascun ragazzo danese che, indipendentemente dal reddito, decide di vivere da solo durante gli anni dell’Università. Per mettersi alla prova, per diventare indipendente, insomma per farcela.

Morale: il 50% dei ragazzi arrivano alla laurea in un paese col solo 5% di disoccupazione e in cui le imprese spesso cercano persone da assumere che non ci sono, perché già lavorano.

«Al lupo al lupo!» griderebbero dopo aver preso coscienza che questo sistema di incentivazione per lo sviluppo delle competenze del futuro altro non è che un “Aiuto di Stato”. Eppur si muove e funziona e anche bene.

Ritorniamo alla dura realtà, consapevoli che il mondo delle Istituzioni e delle imprese è fatto per metà di professionisti che vivono in un presente che sa di passato, e per l’altra metà ha il sapore di un futuro che sa di fantascienza. Ma come sosteneva in tempi non sospetti Aristotele «la virtù sta nel mezzo» e la virtù si raggiunge con l'equilibrio fatto di studio e di sostegno al reddito per chi vuole smarcarsi dallo stereotipo del bamboccione.

E in Italia? Difficile, anzi complicato, perché si ha la sensazione che il Bel Paese abbia smesso di investire in quella tecnologia innovativa da sempre presente nei confini nazionali e cioè la scuola. Tecnologia che per importanza non si somma, ma si moltiplica quando la si accelera con tutti gli strumenti di marketing dell’innovazione, sistemi di comunicazione digitale, startup e nuovi sistemi educativi fruibili attraverso le piattaforme streaming e social media che hanno contribuito alla creazione di lavori che solo 10 anni fa non esistevano. Ma quali esattamente?

Era il 2006 quando i primi social media manager cercavano di far capire che i buoni contenuti avrebbero potuto fare la differenza anche su internet, gli stessi smanettoni che dal 2009 hanno iniziato a spostarsi per le strade di San Francisco con i nuovi autisti di Uber, azienda che nel 2015 ha sorpassato il valore economico di General Motors. Ricordiamo il 2008, anno in cui Apple e Google assumevano i primi sviluppatori di App e si diffondevano i primi influencer. Le auto a guida autonoma hanno poi avuto bisogno di ingegneri, meccanici ed esperti di Intelligenza Artificiale in modo sempre crescente dal 2014, mentre dall’anno successivo esperti di volo con drone hanno iniziato a controllare dall’alto il comportamento di questo nuovo tipo di veicolo nelle prime prove in pista.

Anche essere un Millennial è diventato un faticosissimo lavoro che le multinazionali offrono ai consumatori del futuro per anticipare tendenze e comportamenti sociali, ottenendo nuove opportunità su cui investire.

Tiriamo il fiato. Anzi, ossigeniamo i polmoni perché se nei prossimi anni faranno la differenza innovazione tecnologica e un marketing sempre più orientato all’esperienza di acquisto personalizzata, dall’altro dobbiamo sviluppare la consapevolezza che questa trasformazione ci consentirà di vivere in salute oltre 100 anni.

Enrico Molinari

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