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Al direttore | 29 marzo 2020, 09:54

Scuola, gli insegnanti tranquillizzano: "Non siamo macchine per insegnare. Trasformiamo gli impedimenti in opportunità"

In una lettera inviata alla nostra redazione la preside del liceo "Della Rovere" di Savona replica alla studentessa circa le preoccupazioni sugli esami di maturità

Scuola, gli insegnanti tranquillizzano: "Non siamo macchine per insegnare. Trasformiamo gli impedimenti in opportunità"

Riceviamo e pubblichiamo una lettera da parte di Monica Carretto, preside del liceo Della Rovere di Savona in replica a quanto scritto da una studentessa al ministro dell'Istruzione Azzolina (leggi QUI).

"Cara Francesca, quale Dirigente del liceo che frequenti intendo esprimere la mia sincera comprensione e solidarietà per il malessere ed i timori che esprimi nella lettera che hai inteso rivolgere alla ministra Azzolina.

Tuttavia mi permetto di rilevare, anche a nome dei tuoi docenti, come le difficoltà evidenziate, non siano in alcun modo imputabili al corpo docente: l’istituto ha fatto appello a tutte le sue risorse, professionalità, strumenti; i tuoi insegnanti, anche quelli meno avvezzi all’utilizzo delle nuove tecnologie, hanno frequentato la formazione organizzata dalla scuola per poter gestire in modo efficace le piattaforme digitali e le lezioni in remoto; si è cercato di calibrare i tempi delle lezioni in sincrono con le attività da svolgersi in modalità differita per evitare il sovraffaticamento dovuto ad una lunga esposizione al video terminale; con riunioni virtuali si è rimodulata la progettazione disciplinare declinandola sulle diverse forme e cadenze della didattica a distanza; si stanno esperendo diverse forme di restituzione delle consegne per garantire una assidua interlocuzione tra docenti e discenti che, sia pur in forma surrogata, possa sostituire il dialogo scolastico e tanto altro ancora.

Detto questo, cara Francesca, non posso che fare miei i timori di una maturanda che si trova a dover affrontare la preparazione del primo esame importante della sua vita in una situazione estraniante, sotto molto aspetti, surreale. Però voglio anche rassicurarti sul fatto che i professionisti della scuola non sono macchine per insegnare, aridi erogatori di conoscenze, ma sono anzitutto persone che vivono essi stessi la cupezza di questi giorni e il travaglio di una conversione forzata quanto inaspettata alla didattica a distanza.

Come persone e come professionisti della formazione sanno oggi di dover coniugare l’insegnamento della loro disciplina al di fuori dei paradigmi tradizionali; sanno che la necessità di dover declinare la didattica all’interno dei canali digitali comporta dei rischi, non ultimo quello di snaturarne l’assetto epistemologico e di dover ridurre la necessaria dimensione dialettica del processo insegnamento/apprendimento; sanno che la valutazione di un siffatto percorso non potrà seguire gli strumenti ed i metodi tradizionali; sanno che oggi ancor più di ieri la scuola si fa fornendo stimoli più che risposte preconfezionate, interrogativi più che certezze apodittiche.

Mai come oggi, siamo coscienti della nostra fragilità e mai come oggi siamo consapevoli della limitatezza ed imperfezione della conoscenza umana: fai bene Francesca a credere che non siano solo le nozioni a fare la cultura, così come è giusto ritenere che la grandezza di un uomo non si possa misurare esclusivamente sulla base delle conoscenze che possiede, ma piuttosto sulla bontà di ciò che sa fare utilizzando ciò che sa o le doti che la sorte gli ha consegnato .

Se, come dice Edgar Morin “conoscere è dialogare con l’incertezza” allora oggi, proprio per i tragici giorni che stiamo vivendo, ci è data un’occasione unica ed eccezionale per mettere a punto nuove conoscenze e per esplorare nuovi orizzonti: come ho già scritto nella lettera che ho inviato a voi studenti dobbiamo lavorare per trasformare gli impedimenti in opportunità perché, in ultima analisi a ben vedere, sono state le difficoltà, i limiti ad aver stimolato l’umano ingegno e il progresso trova la sua spinta propulsiva proprio negli ostacoli e nella volontà di superarli. Perciò Francesca affronta l’incertezza di oggi per quello che è: una dimensione collettiva in cui tutti siamo chiamati a rivedere le nostre certezze e ad abbandonare le strade conosciute e collaudate e pensa che il tuo esame, quando sarà e come sarà, ti troverà preparata perché la prova più difficile l’avrai già superata.

In ultimo, proprio perché la tua lettera ha toccato un nervo scoperto, cioè la difficile situazione in cui stanno operando non solo gli studenti, ma anche i docenti chiedo di pubblicare anche una nota che ho inviato ai “miei” insegnanti il 16 marzo scorso proprio con l’intento di ringraziarli per la silente e tenace azione che stanno portando avanti tra mille difficoltà e innumerevoli compromessi. Perché non bisogna dimenticare che se è vero che la scuola li ha forniti di strumenti e conoscenze, spetta però a loro il difficile compito di attivare quei canali, di dare corpo e anima a ciò che è virtuale, di insufflare alito vitale in ciò che è macchina, insomma di restituire al rapporto docente/alunno ciò la distanza gli ha tolto : il contatto, il costante rimando di sguardi e parole, la relazione magica che si crea all’interno di un’aula dove il più delle volte si fa lezione, ma, spesso, si fa anche cultura".

 

Lettera firmata

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