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Cronaca | 07 luglio 2020, 17:30

Albenga, la protesta del bar di Pontelungo: "Ci hanno preso di mira"

I gestori chiedono aiuto al Comune: "Qualcuno nel vicinato ci ha tolto ogni forma di intrattenimento e sta portando avanti un'opera di diffamazione inaccettabile"

Albenga, la protesta del bar di Pontelungo: "Ci hanno preso di mira"

"Siamo stati presi di mira da qualcuno, non c'è altra spiegazione". Con queste parole i titolari del Bar Julius di viale Pontelungo ad Albenga spiegano i motivi che li hanno spinti ad organizzare una protesta davanti al palazzo comunale ingauno.

Spiegano ancora i gestori dell'attività: "Siamo vittime di continui esposti e di frequenti chiamate alle forze dell'ordine. Ci accusano di schiamazzi, ma noi abbiamo tantissimi testimoni che possono garantire che il locale è tranquillo. Ci hanno tolto tutto: la musica nel bar, il karaoke, le feste".

Racconta al microfono di Savonanews la titolare Silvana: “Basta vedere la sezione eventi sulla pagina Facebook del Bar Julius: non abbiamo organizzato più nulla, persino la minuscola radiolina sullo scaffale è spenta. Ma questo per noi significa un danno di immagine e una perdita di clienti dopo il lockdown, proprio quando dovevamo dare il massimo per ripartire”.

Prosegue la gestrice: “In tre anni di impegno e sacrifici abbiamo ripulito completamente il bar, abbiamo rifatto la cucina, abbiamo un salone per eventi, lavoriamo duramente per garantire un futuro ai nostri figli, di 15 anni e di 22 mesi. E soprattutto siamo stati noi i primi a chiedere più controlli nel quartiere, perché non abbiamo nulla da temere. In tre anni di gestione non abbiamo mai avuto una sanzione, siamo sempre stati in regola”.

A supporto del Julius arriva proprio l’assessore con delega alla Polizia Locale Mauro Vannucci, in ottimi rapporti con la gestione di questo esercizio pubblico: “Me lo ricordo benissimo, era il 24 giugno, alle ore 22.15, l’ho raccontato anche in consiglio comunale; mi sono fermato a bere un caffè. Alle 22.15 la musica era bassissima, quasi impercettibile da udire, alle 22.20 la musica era già spenta. Dopo una decina di minuti gli agenti di polizia locale sono arrivati dicendo che avevano ricevuto una segnalazione di attività di karaoke. Ma ero presente, di karaoke nemmeno l’ombra. Noi siamo l’amministrazione di tutti i cittadini, tuteliamo chi lavora con impegno e nel rispetto della legge”.

Su questa vicenda cala però l’ombra del razzismo. Commenta Silvana: “Io mi sento albenganese da sempre, mia madre è italiana, mio padre è stato il primo tunisino a prendere la cittadinanza albenganese tantissimi decenni fa. Eppure, solo perché mio padre è tunisino e mio marito marocchino veniamo spesso trattati male e siamo oggetto di discriminazione e di insulti razziali. E la cosa paradossale è che avendo lavorato duro per selezionare la clientela e avere persone a posto che non creano problemi, abbiamo anche allontanato qualche straniero. Con il risultato che adesso siamo emarginati e guardati storto sia dalla popolazione albenganese, sia da quella extracomunitaria. Ma chi ci conosce sa che siamo gente onesta, una famiglia che ha sempre lavorato duramente. Mio padre guida i veicoli speciali per trasporto disabili e la quarantena legata al Covid-19 è stata dura anche per lui, che per mesi non ha lavorato a causa del lockdown”, conclude Silvana.

Ma i titolari del Julius non ci stanno: “Siamo stufi ed esasperati dal fatto che, qualsiasi cosa succeda nel rione di Pontelungo, dall’arco di Porta Mulino fino a viale 8 marzo, nella cronaca e nelle voci della gente sembra sempre che sia successo al Julius, quando di fatto non è per niente così e i fatti dimostrano che il posto è tranquillo. Adesso inizieremo a farci sentire nelle sedi istituzionali e depositeremo a giorni un esposto alla Procura della Repubblica, perché siamo stati diffamati in un modo inaccettabile”.

Redazione

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