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Cronaca | 04 maggio 2021, 09:22

Inchiesta 'Cocker d'oro', condannato in abbreviato il marito della professoressa

Il gup ha condannato il marito della donna, difeso dall'avvocato Mario Leone, a una pena di due anni in abbreviato, ricevendo quindi uno sconto di pena di un terzo

Inchiesta 'Cocker d'oro', condannato in abbreviato il marito della professoressa

E' arrivata un'altra condanna nell'inchiesta 'Cocker d'Oro', condotta dalla procura di Savona, riguardante l'accusa di favoreggiamento della prostituzione nel caso della cosiddetta 'prof a luci rosse', un'insegnante cinquantaseenne dalla doppia vita, che attraverso annunci online reclutava uomini con cui fare sesso a pagamento che incontrava in due appartamenti, a Imperia e Andora. Il gup ha condannato il marito della donna, difeso dall'avvocato Mario Leone, a una pena di due anni in abbreviato, ricevendo quindi uno sconto di pena di un terzo.

Secondo l'accusa, l'uomo, insieme a un amico ristoratore che aveva già patteggiato una condanna a un anno e otto mesi, (QUI) avrebbe sfruttato la donna, la quale ha sempre negato il business, tanto da rinunciare a costituirsi parte civile e dichiarare agli inquirenti di non aver mai ricevuto soldi dal marito nell'ambito della sua attività con i clienti.

L'inchiesta, denominata "Cocker d'oro", è stata portata avanti dai carabinieri di Alassio, coordinata dal pm Chiara Venturi. Secondo l'accusa, la donna si prostituiva attraverso alcuni siti online dove, con l’apporto dei soggetti coinvolti nell’inchiesta, venivano diffuse le sue immagini erotico-pornografiche, che pubblicizzavano e favorivano gli incontri sessuali a pagamento.

Le tariffe delle prestazioni sessuali e gli appuntamenti venivano organizzati dagli indagati che si sarebbero anche occupati di accudire il suo cane, un cocker (da qui il nome dell’operazione) che se richiesto dai clienti veniva anche usato durante gli incontri sessuali. Secondo quanto è emerso, l'attività di prostituzione sarebbe andata avanti anche durante il lockdown della scorsa primavera, tanto che gli inquirenti starebbero vagliando le autocertificazioni dei clienti.

Francesco Li Noce

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