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Attualità | 11 luglio 2021, 10:41

I soldati di bronzo

Il commento di Mimmo Lombezzi

Monumento di Piazza Mameli - Savona

Monumento di Piazza Mameli - Savona

 

La Ree Italiana Antifascista pubblica un video indecente: si vedono gruppi di ‘tifosi’ che dopo la partita Italia-Spagna a Cagliari prendono a calci e a pugni un rider, sino a farlo cadere, e, a Forlì, danno l’assalto alle auto di passaggio.

A Savona il danno è stato “simbolico” ma forse altrettanto scioccante: i “patrioti del calcio” sono saliti sul monumento ai caduti in P.zza Mameli e hanno fatto danni alla vegetazione, agli oggetti e all’impianto di irrigazione per 10.000 euro.

Nella maggior parte delle città italiane, i monumenti ai caduti ricevono una volta all’anno una corona e ogni giorno una serie infinita di sguardi distratti. Savona fa eccezione grazie a un rito che dal 1927 si celebra quotidianamente al tramonto proprio in Piazza Mameli. 

Passanti e auto si fermano e la campana al centro del gruppo di soldati e vedove, ricorda con 21 rintocchi (tanti quante le lettere dell’alfabeto) i sacrificati di tutte le guerre. 

Sul SecoloXIX del 18/12/2017 leggo che fu l’ “Associazione nazionale madri e vedove”, a ideare la cerimonia nel 1922, tre anni dopo la fine della prima feroce mattanza del ‘900. 

Lo scempio commesso sui soldati di bronzo di Piazza Mameli, è stato condannato da tutte le forze politiche e il comune ha già ordinato il ripristino delle fioriere e del sistema di irrigazione, però mi chiedo se non sarebbe il caso di approfittare dell’”occasione” fornita dai vandali per celebrare una specie di riconsacrazione laica del monumento. 

Sono certo che i prodi che lo hanno danneggiato, sventolando il tricolore, non sappiano quasi nulla di quei soldati che oltre un secolo fa, erano giovani come loro, loro coetanei, quando vennero chiamati a giocare la più difficile di tutte le partite: la Guerra, e che poco dopo, vennero scagliati “come frangenti” (per citare Rumiz) contro le lame di roccia del Trentino o sulle pietraie del Carso. 

L’anno scorso mio figlio mi ha portato a vedere in Trentino i fili spinati che proteggevano le trincee. Sono ancora lì come ragni di ferro in attesa e di una preda, e fatico anche solo a immaginare di dover andare all’assalto con lo zaino, in salita, su un terreno totalmente scoperto, dopo una notte passata all’addiaccio, un colpo in canna e due sole prospettive: essere uccisi da un mortaio o essere impallinati dai carabinieri che sparavano su chi era preso dal panico.

Sarebbe dunque utile una cerimonia che ripristini non solo i danni materiali fatti al monumento, ma che riempia anche i vuoti lasciati dall’ignoranza e dalla memoria. La politica dei partiti (vecchi e nuovi) è troppo distratta per dar corso a una proposta del genere e forse il primo ragionamento che susciterebbe è “PORTA VOTI?”, ma in città abbiamo ottimi storici come Giuseppe Milazzo e Anna Traverso, che saprebbero ridar vita e voce alla storia e magari e restituire un senso ai soldati di bronzo e alle loro vedove. 

 

Mimmo Lombezzi

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