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Attualità | 17 luglio 2021, 12:49

Albenga, i "Partigiani cantano Fischia il Vento": inaugurato il monumento nei giardini "Libero Nante"

La cerimonia si è tenuta questa mattina. La scultura dell'artista Flavio Furlani è stata donata al comune dal professor Nicola Nante in memoria del padre

Foto Maria Gramaglia e Silvio Fasano

Foto Maria Gramaglia e Silvio Fasano

Inaugurato questa mattina ad Albenga, presso i giardini “Libero Nante”, zona Pontelungo, il monumento “Partigiani cantano Fischia il Vento”, dell’artista Flavio Furlani, donato al comune dal professor Nicola Nante in memoria del padre, che fu  medico condotto nell’entroterra ingauno, con 7 specialità e primario chirurgo, partigiano, fu infatti dirigente sanitario dell’ospedaletto da campo a Carnino e poi della Brigata Nino Berio ad Alto, e imprenditore nella ricostruzione postbellica della rete di assistenza sanitaria ingauna, oltre a fondare due case di cura, di cui una, la “San Michele”, ancora in funzione.

L’opera rappresenta il medico e Medaglia d’oro al Valor Militare Felice Cascione, nome di battaglia “U Megu”, che con la sua squadra partigiana canta “Fischia il Vento”, nata tra le montagne del ponente ligure e definita da R. Battaglia nella sua “Storia della Resistenza italiana” (1953) “la canzone più nota ed importante nella Lotta di Liberazione”(1953, Ed.Einaudi).

La manifestazione è stata organizzata di concerto tra comune di Albenga, Regione Liguria, Istituti Storici della Resistenza e dell’Età Contemporanea delle Province di Savona e di Imperia.

Felice Cascione, nato a Porto Maurizio (Imperia) è un eroe nazionale, tra i primi martiri della Guerra di Liberazione (settembre 1943- aprile 1945), esempio del senso civico e dell’amore incondizionato per l’umanità, che dedicò la vita all’ideale di una società differente: lottò e morì per un’Italia giusta.

Sotto la sua regia, nelle lunghe notti passate con i compagni d’arme nei “Casoni” di montagna, baite che li ospitavano via via, in preparazione degli assalti o in fuga dalle rappresaglie nazi-fasciste, prese forma il testo “Fischia il vento”.

Ai primi di dicembre 1943, nel “Casone di Votagrande” presso “u Passu du Beu”, alle spalle del Pizzo d’Evigno (Stellanello) ai gregari della banda ribelle viene l’idea di scrivere un  proprio inno: Giacomo Sibilla (Ivan), suona la chitarra, “U Megu”  e Silvano Alteriso (Vassili) scrivono i primi versi.  Le strofe vengono completate tra il 15 ed il 25 dicembre, nel “Casone dei Crovi”, sul monte Castellermo (Vendone), con la collaborazione di altri partigiani della banda. La madre di Felice, Maria Baiardo, maestra, vi apporterà alcune correzioni. Una prima prova del testo completo fu a Curenna (frazione di Vendone-SV), dalle cui famiglie  i partigiani vennero ospitati la sera di Natale dello stesso anno.

Vi furono, e vi sono tuttora,  incertezze su alcune parole, in particolare sulla prima, inizialmente “soffia” oppure “urla” oppure “fischia”, ma anche tra “ardir” e “andar”, nonché, soprattutto, sull’aggettivo “rossa” oppure “nostra”, attribuito a “primavera” e “bandiera”: chi le voleva più marcatamente di parte, chi preferiva rispecchiare in quei versi l’unione di tutte le forze partigiane, senza distinzione di colore, così da unire in una sola causa tutti i combattenti antifascisti, manifestando un sentimento universale di fratellanza e unione tra gli uomini. La canzone riceverà forma matura a “Case Fontane” , sopra il Lago della Madonna di Alto-Cuneo, alle pendici del Monte Dubasso, dove, pochi giorni dopo, Felice Cascione troverà eroica morte sotto il fuoco nazi-fascista, il 27 gennaio 1944.

“Fischia il Vento” fu ufficialmente cantata per la prima volta in pubblico dalla Banda Partigiana, passata in rassegna da Felice Cascione, sul sagrato della Chiesa di San Michele in Alto, il giorno dell’Epifania 1944, divenendo rapidamente “la canzone più nota e importante nella Lotta di Liberazione”.

L’opera “Partigiani cantano Fischia il Vento” è stata realizzata in bronzo da Flavio Furlani, torinese di nascita e  villanovese di adozione. È  stato valente fotografo e da circa 30 anni si dedica alla scultura in legno, marmo, passando per altri materiali, fino ad approdare al bronzo.

Diverse altre sculture dell’artista sono installate ad Albenga: in piazza XX settembre “Il mulo  e l'alpino”, nella rotonda all’uscita dall’ autostrada “I ragazzi di Albenga e le torri stilizzate”, in piazza Tortora “Carabinieri  nel 100° anniversario fondazione dell'arma (2014)”.

Il sito che ricorda questa “pagina strappata alla storia”, progettato dall'Architetto Pier Luigi Bovio, vuole rappresentare due mani che si incontrano a formare un cuore, il popolo che abbraccia riconoscente chi ha lottato per la libertà. 

L'area verrà inserita dal comune di Albenga nel percorso protetto “Ci vado al buio” volto a guidare anche le persone disabili alla fruizione dei punti  storico-culturali della città, per questo motivo la descrizione del monumento è stata tradotta, oltre che in inglese, in braille.

"Sono ovviamente onorato che il comune di Albenga abbia deciso di posizionare questa scultura - commenta il professore Nicola Nante - L'idea risale al 2008 quando l'amministrazione comunale aveva intitolato i giardini alla memoria di mio padre. Con Flavio Furlani avevamo in cantiere questo progetto e quando si è aperto uno spiraglio, ci siamo attivati per realizzarlo. Oggi è una giornata rievocativa per l'epopea resistenziale, ma mio padre è stato uno dei tanti. Era nei ranghi partigiani. Nel dopo guerra ha fatto il medico, ha correlato due cliniche private dando lavoro a centinaia di famiglie. Poi la città ha riconosciuto anche il fatto che fosse stato partigiano. Direi che per Albenga è stato un cittadino di seria A, pur essere nato ad Imperia". 

All'evento hanno preso parte numerose autorità civili, religiose e militari, tra cui: Riccardo Tomatis, sindaco di Albenga; l'onorevole Franco Vazio; il consigliere regionale Brunello Brunetto; Giovanni Rainisio, presidente ISREC Imperia; France Ferrando, presidente ISREC Savona; Francesco Tessarolo, vice presidente nazionale vicario A.N.P.I e il monsignor Ivo Raimondo, vicario generale diocesi Albenga-Imperia.  

L'opera è stata descritta da Renato Sicca, "Felice Cascione e Libero Nante, partigiano in Alto" e dallo sculture Flavio Furlani. Il monumento è stato scoperto da Maria Aschero, sorella del Martire della Foce Attilio e Wanda Di Ferro, sorella della medaglia d'oro Roberto. 

Maria Gramaglia

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