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Economia | 25 settembre 2025, 07:00

Criptovalute: l’interesse cresce in Europa, ma permane ancora una carenza di conoscenze

Criptovalute: l’interesse cresce in Europa, ma permane ancora una carenza di conoscenze

Da diversi anni, in Europa, c’è un crescente interesse per le criptovalute, ma permane ancora una sostanziale carenza di conoscenze sull’argomento. È quanto emerge da uno studio pubblicato da Bitpanda in collaborazione con Zeb Consulting, che ha raccolto le opinioni di 10.000 investitori in 13 Paesi europei.

Tra i principali risultati del report, si evidenzia come quasi la metà degli investitori retail (48%) abbia descritto la propria conoscenza finanziaria come “limitata”, mentre circa il 40% la considera “di base”. Altro dato interessante è che per quasi la metà degli investitori privati, la conoscenza limitata è una delle principali ragioni per le quali esita a investire nelle criptomonete.

Sono dati che mostrano l’ampio margine di crescita non solo del mercato delle crypto, ma anche dell’educazione finanziaria in generale.

Cresce l’adozione in Europa, ma a ritmi disomogenei

Il report sottolinea come l’adozione delle criptovalute in Europa stia crescendo in modo sensibile, con alcuni mercati che dimostrano una maggiore maturità rispetto ad altri. A livello generale, l’uso degli asset digitali è aumentato, ma il grado di diffusione varia tra i singoli Paesi. Per esempio, Regno Unito, Germania e Francia presentano un numero crescente di investimenti, mentre la Polonia evidenzia un tasso di crescita tra i più dinamici nel continente.

Nonostante questo incremento, permane una certa distanza tra l’interesse teorico verso le criptovalute e la reale padronanza degli strumenti. Molti cittadini europei mostrano curiosità, ma spesso non possiedono conoscenze sufficienti per comprendere appieno rischi, opportunità e meccanismi legati all’investimento in cripto-asset.

Mercato delle criptovalute e carenza informativa 

Per gli investitori retail, il principale ostacolo all’investimento in criptomonete è la carenza informativa. Il citato report mette in evidenza che quasi la metà degli investitori retail (precisamente il 47%) considera di possedere conoscenze limitate nel settore.

Allo stesso tempo, il 42% ritiene ancora le criptovalute troppo rischiose per investire con la necessaria tranquillità. Questo si traduce in un alto tasso di incertezza tra chi è ancora alle prime armi: il 67% degli investitori retail non possiede asset cripto né ha intenzione di investire nel prossimo periodo.

In altri termini, chi ha già esperienza nel settore tende a fidarsi maggiormente delle tecnologie blockchain e degli strumenti decentralizzati, mentre i neofiti spesso manifestano diffidenza, anche a causa della volatilità percepita.

In un contesto del genere, sarebbe importante introdurre percorsi educativi semplici e chiari, che accompagnino gli utenti nella loro fase iniziale. In questa prospettiva, anche documentarsi su come comprare criptovalute tramite piattaforme regolamentate rappresenta un passo sensato verso una maggiore consapevolezza.

Incertezze normative e impatto del regolamento MiCAR

L’assenza di una regolamentazione chiara rappresenta ancora un ostacolo per il 19% degli investitori retail europei, sebbene questo fattore risulti meno rilevante rispetto alla percezione del rischio e alla volatilità del mercato.

Al riguardo, il regolamento MiCAR (Markets in Crypto-Assets Regulation), destinato a uniformare e regolamentare il mercato europeo delle criptovalute rappresenta un punto di svolta per favorire maggiore trasparenza e sicurezza nell’ecosistema cripto. Tuttavia, la sua efficacia dipenderà dalla capacità delle istituzioni finanziarie di adattarsi rapidamente ai nuovi requisiti normativi, offrendo prodotti e servizi conformi che possano colmare le attuali lacune di fiducia e conoscenza tra gli investitori.





 

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