La Filcams Cgil Savona denuncia con forza una situazione ormai non più tollerabile: "Nella provincia si sta consolidando un modello economico fondato sulla precarietà strutturale, sulla compressione dei salari e su condizioni di lavoro sempre più insostenibili".
"Il Savonese rappresenta oggi in maniera evidente gli effetti di una transizione da un’economia industriale a una economia dei servizi poveri, dove la ricerca della massima produttività al minor costo ricade interamente sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori. Turismo, commercio e terziario/servizi rappresentano circa il 40% delle imprese locali e oltre il 30% dell’occupazione complessiva, ma questa crescita quantitativa non si traduce in qualità del lavoro, bensì in una sua progressiva svalutazione".
"I dati sulla struttura contrattuale fotografano una realtà allarmante e non più giustificabile: negli ultimi 12 mesi soltanto il 9,5% degli occupati ha avuto accesso a un contratto a tempo indeterminato. Il restante 90% è composto da forme di lavoro precario: il 28% con contratti stagionali, il 34,4% a termine, il 17% intermittente, il 3,5% in apprendistato e l’8% in somministrazione. Numeri che non descrivono una fase temporanea, ma un vero e proprio modello consolidato di precarietà diffusa - spiegano dal sindacato - Le proiezioni per il 2026 peggiorano ulteriormente il quadro: nel secondo trimestre la quota di contratti stabili scende al 5,6%. Questo dato certifica un crollo della qualità occupazionale e salariale nel Savonese, già oggi inferiore alle medie regionali, del Nord-Ovest e nazionali. Non si tratta solo di meno stabilità, ma di lavoro sempre più povero".
"Le conseguenze sociali sono già evidenti e drammatiche. Nel solo 2024, 345 giovani tra i 18 e i 39 anni hanno lasciato la provincia di Savona, con un aumento del 40% in un solo anno. In dieci anni, l’emigrazione giovanile è triplicata. È una fuga dalla precarietà e dall’assenza di prospettive, che svuota il territorio delle sue energie migliori e ne compromette lo sviluppo futuro".
"Nel turismo, nel commercio e in tutto il terziario, la competitività viene scaricata sui lavoratori: salari bassi, carichi di lavoro sempre più pesanti, turnazioni gravose e difficoltà crescente nel conciliare vita e lavoro. Il part-time involontario e l’instabilità contrattuale sono diventati la normalità. Questo modello non è solo ingiusto, è economicamente miope e socialmente distruttivo. È evidente che questo sistema non è sostenibile. I giovani lo hanno già espresso chiaramente, anche attraverso la loro partecipazione e il loro voto su temi legati al lavoro e alla precarietà".
"Non è accettabile che interi settori si reggano su lavoro povero e precario. Non è accettabile che ai giovani venga offerto come unica prospettiva un futuro fatto di incertezza. E non è accettabile che il territorio venga progressivamente impoverito senza una reazione adeguata".
La Filcams Cgil Savona chiede "un cambio di rotta immediato e concreto. Servono politiche che favoriscano il lavoro stabile e di qualità, investimenti veri nella formazione e nella qualificazione del settore, il contrasto all’abuso dei contratti precari e il rafforzamento delle tutele. È necessario rimettere al centro il lavoro dignitoso, non il massimo ribasso".
"Se non si interviene ora, il rischio è quello di un declino strutturale del Savonese, fatto di desertificazione sociale, perdita di competenze e ulteriore impoverimento economico. Un rischio che non possiamo permetterci di ignorare", concludono dal sindacato.














