Un excursus sull'attività di indagine con al centro le intercettazioni telefoniche e ambientali che avrebbero fatto emergere il "metodo" per favorire un assunzione in Comune ad Albisola Superiore facendo scalare le prime due classificate nella graduatoria.
L'Ispettore capo della squadra mobile della Polizia Leonardo Digilio in Tribunale a Savona ha risposto alle domande del Pubblico Ministero Claudio Martini in merito al processo per una presunta istigazione al falso ideologico, accuse per le quali sono imputati il Sindaco di Albisola Superiore Maurizio Garbarini e l'assessore Sara Brizzo.
Le indagini erano scattate dalla fine della 2022 e l'inizio del 2023 a seguito di una querela di una ex dipendente della Provincia di Savona contro l'ex segretaria generale Giulia Colangelo nella quale venivano denunciati maltrattamenti e atti persecutori oltre alla manomissione di concorsi pubblici a cui potevano far riferimento anche altri comuni.
La squadra mobile aveva così richiesto al Pm la possibilità di poter effettuare intercettazioni telefoniche, ambientali audio e video negli uffici della Provincia (tramite un captatore informatico.ndr) oltre al sequestro delle chat di Whatsapp e degli atti del concorso. All'esito dell'indagine sarebbero stati appurati riscontri alla denuncia quindi anche per le procedure concorsuali tra cui uno a tempo indeterminato per il ruolo di istruttore amministrativo-finanziario, categoria C, nel comune albisolese.
Il concorso era partito in prima battuta con una prova scritta della Provincia per creare un elenco di idonei sia per Palazzo Nervi che per i comuni aderenti. Dopo essere stato stilato un elenco alla fine di dicembre del 2022, nel gennaio successivo ad Albisola era stato pubblicato un interpello con una manifestazione d'interesse con i candidati che dovevano presentare interesse al Comune per effettuare poi una prova orale. Il concorso era così stato svolto in Provincia in due date, il 28 febbraio e il 2 marzo, con una cinquantina di candidati, con la commissione che era presieduta da Colangelo (che era anche segretaria generale nel comune di Albisola), Maurizio Novaro, ex dirigente degli affari generali della Provincia e il funzionario servizio legale-contenzioso Laura Pomidoro e le domande erano inerenti al settore amministrativo, finanziario e contabile.
Nella mattinata stessa, secondo quanto emerso dalle intercettazioni, Colangelo avrebbe avuto interlocuzioni telefoniche con Garbarini (all'epoca dipendente provinciale in aspettativa) e Brizzo (nel 2022 e 2023 anche consigliere provinciale). Dopo una prima chiamata con il Sindaco ne aveva fatto seguito un'altra con l'assessore nel quale la stessa aveva dichiarato: "Consigliere regionale, ci capiamo?".
All'esito del concorso si sarebbero classificate al primo posto le candidate Tiziana Dabove e Monica Fusco e al terzo posto, Elena Bozzano, figlia del consigliere regionale Alessandro.
Secondo quanto sarebbe emerso a seguito di ulteriori intercettazioni è che i voti del punteggio sarebbe stati scambiati consentendo a Bozzano di potersi classificare al primo posto ed ottenere così il lavoro ad Albisola (26 punti per Bozzano, 25 rispettivamente per Dabove e Fusco). Per quanto riguarda le altre due candidate invece Dabove era stata assunta in Provincia e Fusco era rimasta a lavorare per il Comune di Cosseria.
Qualche giorno dopo il concorso ci sarebbe stata un'interlocuzione intercettata tra Colangelo e la Brizzo nella quale l'assessore albisolese chiedeva all'allora segretaria generale se, considerate le regole dei concorsi Pnrr, avrebbe potuto prelevare chi volesse dalla graduatoria. Ma Colangelo avrebbe risposto che si trattava invece di un classico interpello. Colangelo poi avrebbe spinto per l'assunzione di una candidata in Provincia (Dabove.ndr) che comunque se fosse arrivata prima in graduatoria sarebbe stata assegnata al comune albisolese.
Nella prossima udienza verrà ascoltato Novaro (che aveva patteggiato per falso 10 mesi con la sospensione condizionale della pena,ndr).
Gli avvocati difensori di Garbarini e Brizzo, Daniela Giaccardi e Franco Aglietto, contestano la sussistenza dell'istigazione al falso ideologico.
Colangelo, aveva patteggiato un anno e otto mesi per le accuse di maltrattamenti, truffa ai danni dello stato e abuso d'ufficio, con la sospensione condizionale della pena.














