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Cronaca | 30 luglio 2026, 07:31

Truffe porta a porta ed estorsioni: colpite oltre 1.200 anziane, chiesto il rinvio a giudizio per una banda attiva anche nel Savonese

L’indagine della Guardia di Finanza era nata da un ordinario controllo del territorio: alcuni soggetti padovani, per mesi, erano stati osservati frequentare locali esclusivi a bordo di auto di lusso

Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Padova hanno recentemente concluso le indagini nei confronti dei componenti di un’associazione a delinquere — radicata nel Padovano, ma attiva in numerose località del territorio nazionale — finalizzata a commettere, nel settore delle vendite “porta a porta”, una serie indeterminata di estorsioni e truffe ai danni di donne anziane. Le indagini hanno consentito alla locale Procura della Repubblica di chiedere il rinvio a giudizio dei sei soggetti ritenuti responsabili.

Il provvedimento fa seguito alle misure cautelari disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Padova, che aveva ordinato, nei confronti dei capi e dei promotori dell’organizzazione delinquenziale, cinque misure cautelari personali — di cui una in carcere e due agli arresti domiciliari — e il sequestro preventivo del profitto del reato per 2,5 milioni di euro.

Proprio nel corso dell’esecuzione, nel gennaio scorso, delle misure cautelari e dei contestuali provvedimenti di sequestro e perquisizione, alla luce dell’esame delle prove digitali e documentali cautelate e di ulteriori testimonianze acquisite da altre vittime, era stato possibile consolidare un rilevante quadro indiziario, confermando così le originarie ipotesi di reato.

Il quadro accusatorio è stato confermato nel corso delle diverse istanze di riesame presentate dagli indagati ai Tribunali di Venezia e Padova, nei cui confronti sono stati sequestrati beni di lusso, quali orologi, gioielli, capi d’abbigliamento e accessori, nonché disponibilità finanziarie e altri beni mobili e immobili.

Le indagini avevano avuto origine dall’ordinario controllo economico del territorio, durante il quale era stato osservato, per diversi mesi, come alcuni soggetti padovani frequentassero abitualmente locali esclusivi della movida padovana a bordo di auto di lusso.

Gli accertamenti eseguiti sul loro conto avevano fatto emergere sin da subito evidenti incongruenze tra quanto dichiarato all’Amministrazione finanziaria e il tenore di vita, nonché anomalie nella clientela della società da loro amministrata, composta integralmente da donne ultrasessantenni.

Le testimonianze raccolte da alcune di esse, sfociate anche in denunce, avevano delineato il modo d’agire degli indagati che, sulla scorta di elenchi nominativi acquistati da altre società operanti nel medesimo settore, si avvalevano quasi quotidianamente di una rete di agenti di vendita per battere, con modalità “porta a porta”, specifiche aree territoriali, già consapevoli di trovare, in alcune abitazioni, anziani, casalinghe, pensionati e persone “sole”.

Con grande abilità di persuasione, riuscivano ad accedere alle abitazioni private e informavano le vittime che, in virtù di un pregresso contratto di acquisto stipulato anni prima, anche con altre imprese di vendite a domicilio, erano obbligate ad acquistare articoli casalinghi quali ferri da stiro, set di pentole, materassi, topper, cuscini, lenzuola, poltrone reclinabili e dispositivi elettromedicali di magnetoterapia: tutti prodotti presentati come di ottima qualità, ma in realtà di scarso valore.

L’acquisto degli articoli, al prezzo compreso tra 5.000 e 7.000 euro, doveva prevalentemente avvenire mediante l’accensione di un finanziamento presso primarie società di credito al consumo, nonostante molte anziane vivessero in difficili condizioni economiche e, in numerosi casi, con la sola pensione minima.

In alcuni casi, i venditori porta a porta, diversi dei quali già gravati da precedenti, si sono ripresentati, a distanza di alcuni mesi, presso le abitazioni delle vittime più vulnerabili e più facili da convincere, costringendole a ordinare ulteriori articoli per la casa e a rimodulare il finanziamento già attivato in precedenza, con conseguente aumento dell’importo delle rate e della durata.

In caso di rifiuto o resistenza da parte delle anziane, gli indagati minacciavano di adire le vie legali, sostenendo che il contratto di acquisto sottoscritto negli anni precedenti comportasse, a loro avviso, l’obbligo di ulteriori acquisti: da qui la contestata condotta di estorsione.

Molte casalinghe, alla luce della pervicacia e dell’insistenza degli indagati — che inscenavano davanti a loro anche finte telefonate con sedicenti responsabili delle aziende con cui erano stati stipulati i pregressi contratti — erano cadute nella rete del gruppo delinquenziale, sottoscrivendo, loro malgrado, nuovi ordini di acquisto, pur non avendone alcuna necessità e al solo fine di liberarsi dell’oppressione esercitata dai venditori presentatisi nelle loro abitazioni.

Più di 1.200 sono risultate le vittime residenti non solo a Padova, ma anche in altre province, tra cui principalmente Alessandria, Ancona, Arezzo, Asti, Belluno, Bergamo, Bologna, Bolzano, Brescia, Como, Cremona, Cuneo, Ferrara, Firenze, Forlì-Cesena, Genova, Gorizia, Grosseto, Lecco, Lodi, Lucca, Macerata, Mantova, Milano, Modena, Monza-Brianza, Novara, Parma, Pavia, Perugia, Pesaro-Urbino, Piacenza, Pordenone, Prato, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Savona, Siena, Sondrio, Torino, Trento, Treviso, Trieste, Udine, Varese, Venezia, Vercelli, Verona e Vicenza.

I profitti delle condotte criminali, derivanti da ricarichi fino all’800% sui prodotti venduti e dalle provvigioni riconosciute dalle società di finanziamento per ogni singola concessione di credito al consumo, avevano consentito ai principali indagati del sodalizio di condurre uno stile di vita sfarzoso, fatto di vacanze da sogno, frequentazione di raffinati ristoranti, acquisti di abbigliamento e accessori presso le più famose maison di alta moda e noleggio di autovetture di lusso quali Ferrari, Lamborghini, Bentley e Porsche.

La complessa indagine della Guardia di Finanza di Padova, svolta sotto la direzione e il coordinamento della locale Procura della Repubblica, ha permesso di bloccare l’operato di uno spregiudicato sodalizio criminale, a tutela delle fasce deboli della popolazione e a contrasto delle condotte di estorsione, truffa e riciclaggio dei proventi illeciti, reati dei quali ora dovranno rispondere i responsabili.

Redazione

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