(Adnkronos) - “L’Italia ha bisogno di chiarezza, di coraggio e di un progetto vero. Oggi lo mettiamo nero su bianco. Pubblichiamo la prima parte della Base Ideologica e programmatica di Futuro nazionale per l’Italia del futuro (2027-2037) 'Per l’amore dell’Italia di oggi e la speranza dell’Italia di domani". Questo l'annuncio del leader del partito, Roberto Vannacci.
"È il frutto - spiega l'ex generale - di un lavoro raccolto dal basso, nel confronto con gli iscritti, inserito nella cornice valoriale del movimento per definire i programmi con cui intendiamo governare il Paese. Dieci anni di riferimento, due legislature: i valori, quelli, non hanno scadenza. Non è un elenco di promesse generiche. È la definizione di principi e strategie per i campi decisivi dell’emergenza nazionale. Il resto sarà sviluppato dalle Direzioni e dai Dipartimenti".
"In queste pagine diciamo chi siamo e cosa faremo: una destra identitaria, pura e vitale, radicata nella tradizione romana e cristiana, determinata a riportare l’Italia sulle proprie radici. Un Paese sovrano, sicuro, libero e prospero. Un’Italia che mette al centro gli italiani, la famiglia naturale, l’identità, la sicurezza, il merito e la tradizione. Linee rosse non negoziabili: la vita dal concepimento alla morte naturale, la famiglia naturale, l’identità cristiana, la concezione romana del diritto. Un programma - conclude Vannacci - che non rimane scavato nella pietra ma è vivo e verrà integrato e cambiato ogni volta che le condizioni e la situazione lo richiederanno. Il testo è online. Le altre due parti arriveranno nelle prossime settimane”.
Nel testo, Futuro nazionale "afferma il principio che 'le idee non si processano'. Si oppone, quindi, ai cosiddetti reati d’opinione, e alle norme che puniscono espressioni del pensiero senza nesso con atti concreti di violenza. Pur essendo eticamente contrari all’istigazione all’odio o, ovviamente, all’apologia di reato, Futuro nazionale ritiene che il confronto delle idee vada lasciate alla sede culturale e politica, non penale: il dissenso e la critica non possono essere messi a tacere con la minaccia di procedimenti giudiziari. Anche perché, nel passaggio dalla teoria alla pratica, portare il discernimento tra opinioni lecite ed opinioni illecite al livello del potere del legislatore o del giudice significa ottenere uno sbilanciamento e il rischio di un utilizzo arbitrario che possono minare la libertà del confronto culturale e che appaiono in contraddizione con il regime di impianto liberaldemocratico che di fatto da lungo tempo l’Italia si è data. In Parlamento ed in qualsiasi sede istituzionale, il partito si impegnerà per abrogare le leggi bavaglio, come la legge Mancino, e a maggior ragione non ammetterà alcun compromesso per l’introduzione di nuove leggi in tal senso", sottolinea la Base Ideologica e programmatica di Futuro nazionale per l’Italia del futuro (2027-2037) pubblicata oggi.
"La promozione dei valori che fondano la nostra civiltà -si legge ancora nel documento- rimane responsabilità dei cittadini e dei corpi sociali intermedi senza la necessità di sopprimere per via giudiziaria le istanze critiche e le voci dissonanti. A questo proposito, l’articolo 23, comma 4-bis del Codice della Strada è stato trasformato da alcune amministrazioni comunali in uno strumento di censura selettiva. Futuro nazionale propone la modifica della norma, affinché i criteri di rimozione o diniego delle affissioni siano tassativi, oggettivi e non discrezionali, con esclusione di valutazioni di merito sul contenuto ideologico o valoriale dei manifesti, istituendo un meccanismo di ricorso rapido (massimo 72 ore) avverso le rimozioni arbitrarie, con obbligo per l’Ente di motivare per iscritto il provvedimento e sanzioni amministrative per i Comuni che utilizzino strumenti urbanistici o pubblicitari per censurare posizioni politiche, associative o valoriali lecite".
L'italia, si legge ancora, deve essere "capace tanto di permanere nell’area euro ridefinendone i perimetri di politica monetaria quanto di opzionare l’uscita". "Le scelte che hanno condotto, attraverso il lungo percorso passato dall’adesione al Sistema monetario europeo nel 1979 e dal divorzio tra la Banca d’Italia e il Tesoro nel 1981, all’adesione alla moneta unica -si legge nel documento- hanno evidentemente portato il nostro Paese, specialmente per le metriche, le circostanze, il tasso di cambio ad un impoverimento della sua potenza economica e del potere d’acquisto reale delle famiglie italiane. Certamente vi sono stati anche alcuni effetti positivi dell’adesione alla moneta comune come l’inibizione di operazioni speculative sulla moneta (si ricordi quella condotta contro il nostro Paese e la lira da George Soros nel 1992), e un vantaggio sui costi di importazione, ma questi non hanno controbilanciato il prezzo economico e politico pagato sulla non concorrenzialità delle esportazioni, sulla diminuzione del potere d’acquisto
e, considerando più in generale tutto il processo delle politiche monetarie dalla fine degli anni ’70 in poi, sulle distorsioni dell’indebitamento e sulla speculazione (anche con movente politico) dei mercati sui tassi di interesse dei nostri titoli, ad una perdita dell’uso potenziale della leva svalutativa (spesso male usata ma l’abuso non toglie l’uso), alla cessione completa di sovranità monetaria".
"Oggi si deve imparare da questa storia e favorire una ricognizione sempre più approfondita del processo che ci ha portato fin qui; tuttavia non si può agire come se tale processo non ci fosse stato e non avesse disegnato una nuova configurazione in cui il prezzo che pagheremmo per una uscita dalla moneta unica europea fatta a prescindere e senza strategia potrebbe portare, specialmente nell’immediato, ad una serie importante di danni per molti settori produttivi del nostro Paese, oltre ad esporre ad operazioni punitive di speculazione –sia per le pulsioni fisiologiche dei mercati sia per ritorsione politica".
"Futuro nazionale afferma dunque la sovranità dello Stato anche in questa materia, non accettando tabù e limiti esterni alla libera valutazione di questi aspetti politici, tuttavia adopera come criterio di azione il realismo della complessità e la valutazione non ideologica di tutti gli aspetti in gioco, ritenendo che l’Italia debba essere capace tanto di permanere nell’area euro ridefinendone i perimetri di politica monetaria quanto di opzionare l’uscita, secondo le condizioni, il contesto, i tempi, mettendo al primo posto l’interesse nazionale, la tutela delle imprese e dei posti di lavoro, il potere d’acquisto delle famiglie".
Futuro nazionale ribadisce quindi il no alla autonoma figura del reato di femminicidio e più in generale sottolinea lo "stop alla riformulazione gramsciana del diritto e alla retorica delle 'categorie', continuando naturalmente "a punire chi uccide una donna con pene fino all’ergastolo, come abbiamo sempre fatto, ovvero per omicidio. Chi uccide una persona, maschio o femmina che sia, deve essere punito. Senza necessità di distinguere in 'viricidio' e 'femminicidio'".
"Fatta piazza pulita delle tecniche di manipolazione operate dalla sinistra in merito al cosiddetto 'femminicidio', il problema dei 'delitti passionali' -sottolinea il documento- si è negli ultimi anni giustamente proposto al dibattito, in una società che a causa del relativismo etico, del nichilismo, dell’ideologia femminista che fomenta la contrapposizione tra maschi e femmine (sostituendo l’ormai logora opposizione tra proletari e padroni) e anche dello sradicamento legato all’immigrazione di massa è aperta a fenomeni di violenta barbarie che colpiscono per l’efferatezza degli atti più che per le statistiche oggettivamente non preoccupanti se confrontate con quelle degli altri Paesi. Tale problema deve essere affrontato non con nuove operazioni retoriche e creazioni di nuove fattispecie giuridiche ideologiche ma con l’efficacia delle misure preventive per impedire che, in presenza di segnali chiari, non venga prevenuta e impedita la violenza fisica –più spesso adoperata da parte del soggetto fisicamente più forte su quello fisicamente più fragile, dunque da parte degli uomini sulle donne, sebbene la cronaca offra con meno pubblicità anche esempi di violenze sugli uomini da parte delle donne. Oggi le statistiche mostrano che in Italia tasso di omicidi di donne commessi da mariti, fidanzati, ex fidanzati e pretendenti è tra i più bassi al mondo. Anche i dati sulla violenza domestica mostrano in Paesi come Italia e Grecia tassi estremamente più bassi di quelli rilevati nei Paesi scandinavi, contrassegnati da un femminismo ormai realizzato e dal mito di un’uguaglianza che nega le differenze e le specificità".
"Il modello educativo della sinistra fondato sull’ideologia della costante 'lotta al patriarcato' è, evidentemente, fallimentare e dove scompare ogni traccia della 'società patriarcale' va diffondendosi un preoccupante aumento della violenza sulle donne. A riprova che dovremmo proteggere e non criminalizzare il nostro modello: quello del 'patriarcato mediterraneo', volto alla sottolineatura delle specificità e alla formazione di maschi forti, capaci di dominare le emozioni e le passioni, proteggendo le donne e offrendo se stessi per la costruzione e la difesa della società. La questione delle violenze passionali deve dunque essere affrontata con pragmatismo, senza ideologia, non per calcolo elettorale ma per proteggere veramente le potenziali vittime. Vanno dunque migliorati i passaggi caratterizzati da falle procedurali del cosiddetto 'Codice Rosso', garantendo protezione immediata e tempi certi. Occorre -propone Futuro nazionale- potenziare i dispositivi di tracciamento elettronico a distanza per i soggetti sottoposti a misure cautelari, con stanziamento di fondi dedicati per colmare la cronica carenza attuale di dispositivi. Programmi di formazione per magistratura, requirente e giudicante, sulla gestione delle situazioni ad alto rischio. Rispetto al modello ordinario della giustizia, che deve rimanere garantista, in alcuni limitati casi come quello del documentato rischio di violenza l’apparente sbilanciamento che precede il completamento dell’iter processuale è doveroso per prevenire la consumazione o reiterazione di gravi reati, fatta ovviamente salva la necessità di punire l’uso ideologico e la calunnia laddove fosse dimostrata l’innocenza della persona sottoposta a sorveglianza e misure particolari".
"A sostegno delle tesi immigrazioniste viene spesso citato il problema dei 'lavori che gli italiani non vogliono più fare'. Tale problema, effettivamente esistente, verrà affrontato con due nuove modalità", sottolinea quindi la Base Ideologica e programmatica di Futuro nazionale nel punto 'Facilitazione al reperimento di mano d’opera italiana e innesco dell’aumento stipendiale per i 'lavori umili', una delle 22 misure in cui si articola il Piano di Remigrazione.
Il partito di Roberto Vannacci propone, "insieme agli sgravi per l’assunzione di manodopera italiana nei settori a forte storico di impiego extracomunitario, l’utilizzo di parte delle risorse risparmiate grazie alle politiche di remigrazione di lungo termine (costi sociali diretti, costi carcerari, gestione dei richiedenti asili, costi sistemici dovuti alla criminalità e al degrado delle periferie, ecc.) per ridurre il cuneo fiscale e favorire, quindi, l’innalzamento dei salari senza ulteriore aggravio per i datori di lavoro". Inoltre Futuro nazionale ritiene necessario "il vincolo all’erogazione di sussidi legati allo stato di disoccupazione all’effettiva disponibilità ad accettare qualsivoglia lavoro compatibile con la propria condizione medica, anagrafica e logistica, in applicazione al 'principio di San Paolo' (chi non vuol lavorare neppure mangi)".
"Oggi il nostro Paese si caratterizza come un vero e proprio 'Paese del Bengodi' per tutti, compresi i malviventi e gli scansafatiche. Occorre dunque intervenire con gli opportuni strumenti di legge (anche con una modifica costituzionale, se necessario) per escludere coloro che non sono cittadini italiani da tutti i benefici sociali straordinari a carico del nostro Paese, che riguardano accesso all’edilizia popolare, bonus di varia natura, sussidi di disoccupazione che oggi permettono piani intenzionali di alternanza lavoro/non lavoro e simili", si legge tra le 22 misure in cui si articola il Piano di Remigrazione.
"L’assistenza per lo stato di grave bisogno - assicura il documento - sarà ovviamente garantita, pensiamo per esempio al supporto medico per evento di salute o malattia grave, ma le risorse economiche di un Paese che da decenni non trova il modo di preservare se stesso riattivando il saldo demografico non possono certo essere utilizzate per il supporto ai bisogni di tutto il resto del mondo. Ogni padre di famiglia ha la grave responsabilità di sfamare i propri figli prima di poter sfamare i figli degli altri, altrimenti una apparente misericordia si risolve in grave ingiustizia. Con le menzionate politiche, Futuro nazionale ridurrà l’attrattiva dell’Italia per i migranti che, invece, fino ad oggi partivano –regolarmente e irregolarmente– puntando sull’enorme mole di benefici che sapevano essere loro garantiti sulle spalle di chi da generazioni contribuisce alla costruzione dello stato sociale italiano".
E ancora: "La gestione dell’immigrazione non può essere ostaggio di visioni ideologiche o di pratiche opache, richiedendo invece fermezza, efficienza e assoluta trasparenza istituzionale. L’accertamento e la certificazione dell’idoneità sanitaria al trattenimento e all’espulsione saranno affidati in via esclusiva al personale medico militare, certamente addestrato per essere in grado di garantire, per status e formazione, anche in situazioni di pressione eccezionale, il massimo rigore istituzionale e una totale impermeabilità a pressioni esterne o suggestioni ideologiche contrarie ai rimpatri, nonché a meccanismi di minaccia e ricatto".
"Riteniamo -si legge ancora nel documento- che il parere sanitario debba tornare ad essere un accertamento puramente tecnico e oggettivo, a tutela sì dei diritti della persona ma su base oggettiva e anche a tutela delle prerogative di sicurezza dello Stato, sicuri che, sbloccando le procedure paralizzate da burocrazia e certificazioni pretestuose, potremo assicurare una gestione corretta ed efficiente dell’immigrazione clandestina".














