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Ultim'ora | 29 settembre 2026, 00:09

Fiscal drag, chi perde e chi guadagna con la 'tassa invisibile': le simulazioni

Fiscal drag, chi perde e chi guadagna con la 'tassa invisibile': le simulazioni

(Adnkronos) - Il drenaggio fiscale prende e la riforma dell'Irpef restituisce, ma ci sono contribuenti che ci guadagnano e contribuenti che ci perdono. I primi sono i redditi medio bassi, i secondi sono i redditi medio alti e i pensionati, e in gioco ci sono cifre variabili a seconda del livello dell'inflazione: secondo Bankitalia lo scorso anno il fiscal drag ha raggiunto i 5 miliardi di euro.  

 

Le simulazioni, realizzate dall'Ufficio parlamentare di bilancio, stimano che con un'inflazione al 2% il drenaggio fiscale è pari a circa 3,2 miliardi di maggiori imposte pagate (perché scaglioni e tetti delle detrazioni Irpef non vengono adeguati all'inflazione e, di conseguenza, i contribuenti perdono una quota degli aumenti salariali). Negli ultimi anni il governo ha sempre 'restituito' le maggiori entrate, attraverso la riforma dell'imposta sulle persone fisiche.  

Secondo uno studio di Bankitalia tra il 2022 e il 2025 il drenaggio fiscale ha portato nelle casse dello Stato quasi 18 miliardi di euro (risultato della somma dei 4 anni: 1,2 miliardi, 5,9 miliardi, 5,8 miliardi e 5 miliardi). I nuovi scaglioni, le nuove aliquote e i nuovi bonus, in termini assoluti, hanno più che compensato la mancata indicizzazione dell'imposta: secondo uno studio dell'Istat le riforme entrate in vigore tra il 2021 e il 2026 hanno superato del 4,5% il drenaggio fiscale, consentendo ai contribuenti di beneficiare in media di circa 40 euro in più, in termini relativi sul reddito imponibile. L’analisi dell'Istituto di statistica per classi di reddito imponibile evidenzia che il drenaggio fiscale potenziale, in assenza delle misure compensative messe in campo dal governo, sarebbe stato più elevato per i contribuenti con reddito medio basso (-3,8% e -3,9% lo svantaggio, espresso in termini relativi sul reddito imponibile, rispettivamente per le classi 0-20mila euro e 20-40mila euro) e più contenuto per quelli con reddito elevato (-1,5% per la classe sopra i 60mila euro).  

Di contro, l’effetto compensativo delle misure introdotte è particolarmente rilevante proprio per le classi di reddito medio basse e, in particolare, per quella sotto i 20mila euro (+5,5%). "Le modifiche normative acquisiscono così un profilo redistributivo, determinando una compensazione positiva per i contribuenti con i redditi più bassi (+1,7%), una sostanziale neutralità per le classi di reddito intermedie (circa +0,1%) e un lieve svantaggio per i redditi più elevati (-0,6%)", spiega l'Istat. L'Ufficio parlamentare di bilancio osserva che le riforme dell'Irpef, a partire dal 2014, hanno "inciso in modo sempre più rilevante nel contenere le disuguaglianze prodotte dal mercato del lavoro".  

Il prelievo sui redditi da lavoro dipendente bassi e medi è stato "progressivamente ridotto", mentre "per i redditi più elevati il carico effettivo è aumentato, soprattutto per effetto del drenaggio fiscale legato alla mancata indicizzazione dei parametri dell’imposta. Ne è conseguito un rafforzamento della capacità redistributiva: l’indice di redistribuzione è più che raddoppiato, passando da 0,028 a 0,065". Nel documento dell'Upb le riforme dell'imposta rivolte ai redditi bassi e medi "hanno agito principalmente aumentando la progressività dell’Irpef e riducendo il carico fiscale su tali contribuenti. Gli interventi destinati ai redditi più elevati, invece, hanno ridotto sia la progressività sia l’aliquota media, determinando nel complesso un contributo negativo alla capacità redistributiva. Il drenaggio fiscale ha prodotto effetti opposti sulle due componenti: ha accresciuto l’aliquota media ma ha ridotto la progressività, con un effetto netto positivo ma di entità limitata". L'Ufficio stima che il drenaggio fiscale ha contribuito positivamente alla redistribuzione per il 7,4%.  

Guardando l'altra faccia della medaglia Bankitalia osserva che in media le famiglie hanno recuperato nel 2025 il potere d'acquisto perso con lo shock inflazionistico conseguente alla crisi energetica, "anche grazie al contributo delle politiche discrezionali che hanno più che compensato il drenaggio fiscale e l'erosione dei trasferimenti. Le famiglie dei tre quinti centrali della distribuzione del reddito disponibile hanno più che recuperato la perdita del potere d'acquisto. Per quelle del primo quinto la crescita del reddito disponibile è stata sostanzialmente in linea con l'inflazione. Per quelle dell'ultimo quinto si è collocata lievemente al di sotto". 

 

 

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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