Dal 2018 Savona ospita la Banca del sangue del Ponente ligure, ma con il nuovo assetto di Ats Liguria si apre un interrogativo sulla sede della direzione della futura struttura complessa di Medicina trasfusionale. A sollevare la questione è il dottor Tomasini, ex primario della Medicina Trasfusionale del San Paolo, che richiama l’attenzione sul ruolo del polo savonese e sul rischio di un progressivo indebolimento del suo peso organizzativo.
La Banca del sangue è stata individuata a Savona al termine di un percorso di riorganizzazione avviato nel 2013, sulla base di valutazioni tecniche condivise. Nel polo savonese vengono lavorati, validati, conservati e distribuiti gli emocomponenti destinati alle due Aree. Con la Banca del sangue del San Martino è un punto di raccolta e lavorazione del sangue la normativa farmaceutica. Da qui la domanda posta da Tomasini: “Dove sarà collocata la direzione?”.
Il timore riguarda l’eventualità che la guida della struttura venga assegnata a Imperia, creando una situazione che il medico definisce singolare: “La Banca del sangue a Savona e la sua direzione altrove, nonostante proprio sul polo savonese insistano gran parte delle attività produttive e dei relativi obblighi di qualità e sicurezza”.
Tomasini precisa che la questione non riguarda una possibile chiusura del servizio savonese. “Non sto dicendo che la Banca del sangue di Savona verrà chiusa. Il rischio è più sottile: si può indebolire un servizio anche senza chiuderlo, allontanandone progressivamente il centro decisionale”.
Il nodo, dunque, è capire quali criteri guideranno la scelta della sede della direzione e quale peso verrà riconosciuto alle attività effettivamente svolte nei due territori.
Per Tomasini, se esistono motivazioni tecniche a sostegno di una determinata soluzione, è necessario renderle esplicite.
“Se esistono ragioni tecniche per farlo, Ats le spieghi”, afferma, chiedendo chiarezza sulle decisioni organizzative che riguardano la Medicina trasfusionale del Ponente.
La riflessione finale riguarda il rapporto tra organizzazione sanitaria e distribuzione degli incarichi dirigenziali. “Altrimenti viene un dubbio: stiamo organizzando i primariati intorno ai servizi o i servizi intorno ai primariati?”, conclude Tomasini.














