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Eventi | 30 luglio 2013, 15:21

Finale Ligure, giovedì presentazione del libro "Ricordare stanca"

Protagonista dell'evento Massimo Coco, figlio di Francesco Coco, il magistrato ucciso nel 1976 nel primo attacco terroristico alle Istituzioni dello Stato

Immagine di repertorio

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Proseguono gli incontri con gli autori che la libreria Cento Fiori organizza in piazzale Buraggi, sulla passeggiata a mare, con il patrocinio dell'Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Finale Ligure. L'edizione 2013 della rassegna “Un libro per l’estate” è la diciottesima ed è ricca di presentazioni di libri di narrativa, saggistica e poesia.

Il primo appuntamento del mese di agosto è con Massimo Coco, figlio di Francesco Coco, il magistrato ucciso nel 1976 nel primo attacco terroristico alle Istituzioni dello Stato. Dialogando con Pier Franco Quaglieni, direttore del Centro Pannunzio di Torino, giovedì 1 agosto presenterà “Ricordare stanca. L’assassinio di mio padre e le altre ferite mai chiuse”, edito da Sperling & Kupfer (ore 21,15, ingresso libero).

 

Massimo Coco è una delle vittime degli Anni di Piombo. Suo padre Francesco, magistrato, procuratore generale a Genova, fu assassinato dalle Brigate Rosse l’8 giugno 1976. La sua storia, in fondo, non è diversa dalle tante già scritte e la sua sofferenza è quella di tutti i famigliari che hanno subìto, dopo la perdita improvvisa e violenta di un padre, un marito o un figlio, anche l'umiliazione di non veder riconosciuti i propri diritti, l'ostilità della burocrazia, l’indifferenza delle Istituzioni. Se ha deciso di parlare di sé e del padre non è dunque per aggiungere un tassello a un quadro noto, ma per porre una domanda alla quale, nelle testimonianze delle altre vittime, non ha trovato risposta: "Ma voi, la rabbia, dove l'avete messa?". Nessuno sembra indignarsi nel vedere gli assassini di ieri pontificare dalle cattedre, intervenire sui giornali, ottenere pubblicamente un perdono che non hanno neppure cercato. Nessuno denuncia l'ipocrisia di cerimonie commemorative trasformate in riti rassicuranti che assolvono le coscienze, o la banalità di spettacoli che mettono in scena commoventi riconciliazioni sapientemente alleggerite del peso del passato. In questo libro appassionato, che è anche un appello critico e intenzionalmente provocatorio, Massimo Coco chiede che l'esercizio della memoria rispetti il patto che lega i sopravvissuti a chi si è sacrificato per non venire meno ai propri principi. Il patto ci chiede non solo di preservare il ricordo, ma di distinguere fra eversori e difensori della legge, di assicurare la giustizia, di superare il lutto per poter guardare a quei fatti sanguinosi non con serenità o distacco, come sembra raccomandare una saggezza irriflessiva, ma con senso di responsabilità.

Massimo Coco (Genova, 1960) è l’ultimo dei tre figli di Francesco Coco, procuratore generale a Genova, assassinato dalle Brigate Rosse l’8 giugno 1976 insieme a due uomini della scorta nei pressi della sua abitazione in Salita Santa Brigida, traversa di via Balbi a pochi metri dall'Università degli Studi di Genova e dalla stazione ferroviaria di Genova Piazza Principe. Violinista e compositore, svolge un'intensa attività concertistica sia come solista sia in importanti istituzioni orchestrali. É titolare della cattedra di Violino presso il Conservatorio Niccolò Paganini di Genova.

 

c.s.

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