Sulle piccole imprese continua ad accanirsi un fisco fra i più voraci d’Europa, anche se questa voracità sta cominciando, di poco e lentamente, a calare (nel 2015 il peso complessivo del fisco si profila un calo dell’1,7%, passando dal 63,9% del 2014 al 62,2% come media nazionale). Il calo del 2015 va interamente intestato all’abolizione della componente lavoro dell’Irap, beneficio purtroppo dimezzato dal maggior prelievo dell’Irpef e dei contributi previdenziali degli imprenditori (IVS) mentre il taglio dell’Irap si è trasformato in reddito d’impresa, e quindi immediatamente soggetto a tassazione Irpef.
Sono i dati che Centro Studi CNA ha misurato e quantificato, andando a controllare, una per una, 112 città italiane, cioè tutti i capoluoghi di Provincia e di Regione il peso complessivo del fisco (Total Tax Rate) sulle piccole e medie imprese e sugli artigiani
Molte sono le brutte sorprese scoperte dall’Osservatorio.
Alla fine del 2015 si arriverà, dato medio su Italia, al 62,2% di imposte e tributi che una azienda dovrà pagare alle pubblica amministrazione.
E’ la conseguenza di un mostro fiscale a tre teste (nazionale, regionale e comunale) che opera incessantemente su artigiani e Pmi e di cui CNA da anni ne chiede una profonda revisione..
Se guardiamo alla classifica delle 112 città capoluogo Savona , si colloca a metà classifica con il 61,7% con una differenza dello 0,5 in meno sulla media nazionale.
Alla pressione fiscale e tributaria, teoricamente omogenea sul territorio nazionale, a Savona avvertiamo costi superiori alla media in particolare per lo smaltimento dei rifiuti e per le le imposte sui capannoni e laboratori artigianali. Costi che fanno sì che un impresa savonese, indipendentemente da proprio giro d’affari, occupati o settore debba lavorare per pagare tasse e imposte dal 1 Gennaio al 12 Agosto ben 194 giorni all’anno!
I restanti giorni dell’anno, devono essere destinare a pagare i propri dipendenti, i fornitori, i canoni, gli obblighi di legge per quanto riguarda la sicurezza sul luogo del lavoro, la burocrazia, gli oneri finanziari e bancari, i mutui per gli investimenti, le assicurazioni… e solo dopo l’imprenditore potrà pensare alle necessità per sé stesso e la propria famiglia.
Come sostiene Paola FRECCERO imprenditrice del settore alimentare e presidente provinciale CNA Savona:
“In nessuna parte del mondo le imprese subiscono una tale pressione, in particolare l’Imu sta diventando un elemento estremamente pericoloso per le imprese e un limite allo sviluppo. L’imprenditore che voglia ampliare il capannone o il laboratorio o costruirne uno è costretto a chiedersi quanto costerà di nuove tasse facendo molte volte svanire ogni opportunità di investire e di creare occupazione. Come CNA chiediamo agli Enti Locali buoni servizi a tariffe eque, alla Regione politiche di sviluppo e di promozione che assicurino opportunità per le imprese, al governo una revisione del sistema fiscale che sta stritolando la piccola impresa. “














