Si torna a parlare del cardinale Domenico Calcagno, predecessore di monsignor Lupi alla Diocesi di Savona-Noli. Le cronache ripropongono prepotentemente le stesse riflessioni du qualche tempo fa. Quelle che erano state già fatte in "L'ispettore Callaghan del patrimonio vaticano", lo scorso anno. Anche se la Santa Sede ha smentito che l'attuale inchiesta possa riguardare il ruolo del porporato nell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, è difficile scindere gli ambiti d'azione di un ecclesiastico con tanta dote di potere.
La corte dell'allora vescovo, dal 2002 al 2007, era folta nel Savonese. Con la complicità di uno spirito da buona forchetta che amava raccogliere gli amici intorno al desco. Dall'arsenale di armi al marketing con le bottiglie di vino, ci sono tutti gli elementi per una fiction. E adesso il "film" della Procura si concentra sulle questioni immobiliari. Solo il tempo chiarirà quanta parte di verità c'è in questa trama (o trame). Certo è che ai tempi della sua missione savonese, erano tanti i personaggi di rilievo che s'inchinavano al suo carisma.
Il vescovo Vittorio Lupi più che onori ha ereditato oneri. Un clima pesante, i misteri atroci della scandali di pedofilia, la crisi delle vocazioni (generalizzata), un sistema delle canoniche che ha bisogno di un poderoso riassetto e la patata bollente dell’Istituto per il sostentamento del Clero (che Lupi ha commissariato), appunto nel mirino della magistratura per le presunte speculazioni immobiliari.
Certamente la funzione del cardinal Calcagno all'APSA è altra faccenda. Tra l'altro, da segretario dell'Amministrazione Apostolica è stato "depotenziato" nel 2011 - così dicono i vaticanisti - passandone a presidente. Giusto una coincidenza: proprio nell'anno in cui viene elevato a dignità di arcivescovo e chiamato da Papa Ratzinger a segretario del grande ente vaticano che gestisce il patrimonio economico, il caso Fiorani esplode investendo anche la Santa Sede.
Giampiero Fiorani raccontò ai magistrati milanesi di avere versato in nero all'APSA oltre 15 milioni di euro per l’acquisto della Cassa Lombarda, versando la cifra su un contro svizzero presso la BSI di Lugano, dove – sempre secondo Fiorani – il Vaticano avrebbe tenuto tre conti "miliardari". Lo stesso Fiorani, faccendiere ancora lontano dal pentimento, che lasciò traccia anche nel Savonese. Da lui Andrea Nucera acquistò la nota area sulla fascia costiera di Ceriale, tra Aurelia e ferrovia, che oggi è uno scheletro di palazzine: la T1. Materia ancora attuale, nel mezzo di una serie di processi.














