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Politica | 22 giugno 2021, 11:05

Pietra, mozione del consigliere Carrara (gruppo "Centrodestra"): "Proposte di modifica/integrazione delle norme di attuazione del piano regolatore"

"In questi due anni un nuovo sviluppo di 'un'edilizia intensiva' vede proliferare nuovi palazzoni stile anni 60. I casi di via Torino e via Guido Rossa/via Macarro. Perché non si è fatta la strada di collegamento con via S. Francesco?"

Pietra, mozione del consigliere Carrara (gruppo "Centrodestra"): "Proposte di modifica/integrazione delle norme di attuazione del piano regolatore"

"Edilizia a Pietra Ligure. In questi due anni un nuovo sviluppo di "un'edilizia intensiva" vede proliferare nuovi  palazzoni stile anni 60. I casi di via Torino e via Guido Rossa/via Macarro. Perché non si è fatta la strada di collegamento con via S. Francesco? Si va verso una "borghettizzazione" del territorio?". Si apre così la nota con la quale Mario Carrara, consigliere di minoranza pietrese (gruppo "Centrodestra") presenta una mozione che verrà discussa nel prossimo consiglio comunale.

L'obiettivo dell'esponente di minoranza è quello di impegnare "il Sindaco e la Giunta comunale a portare al Consiglio Comunale proposte di modifica/integrazione delle norme di attuazione del piano regolatore, le quali, laddove viene consentita la trasferibilità degli indici edificatori da una zona all'altra del territorio comunale e delle volumetrie nelle "ricomposizioni" edilizie, pure prevedano e prescrivano: la compatibilità ed omogeneità dell'intervento edilizio progettato con la zona nella quale è previsto l'inserimento; Che la volumetria "trasferibile", cumulabile con quella data dall'indice di fabbricabilità o dalla cubatura già esistente in loco, non possa essere, in ogni caso,  eccedente il 20% del totale della volumetria finale  prevista".

Di seguito il testo completo della mozione:

Ci sono state segnalate situazioni per cui ci sono stati e sono tuttora in corso interventi "massicci" di costruzione di palazzi e nuclei di svariati piani anche in zone nelle quali era stato attuato o sussisteva uno sviluppo edilizio armonico ed omogeneo sia con l'ambiente circostante che, soprattutto, con le previsioni urbanistiche "originali" del Piano Regolatore.

Sia le trasformazioni urbanistiche in corso di intere vie, che l'inserimento di casermoni in zone che ne erano prive e contrastano con tutto l'ambiente circostante, mettono ben in evidenza l'evoluzione o l'involuzione in atto.

Alla domanda su come  possa attuarsi una cosa del genere, la risposta è da ricercarsi, oltreché nella legislazione generale,  "premiale", dei "piani casa" che, sussistendone le condizioni, consentono aumenti di cubatura del 30%,  anche e soprattutto nella possibilità di "trasferire volumetrie", talvolta ingenti, da altre zone anche non contigue del territorio comunale. Il risultato è che, dalla somma dell'indice costruibile dato dal terreno o dalle volumetrie già esistenti in loco, più le volumetrie "trasferite" da "altrove", ne possono conseguire dei palazzi enormi e spropositati, come dimensioni. "Spropositati", ovviamente, rispetto a tutto ciò che li circonda.

In altre situazioni si sta assistendo alla crescita "a dismisura" (come se si "gonfiassero") delle costruzioni esistenti, che da eleganti palazzine diventano "casermoni": alla fine poco dissimili da quelli delle periferie delle grandi città.

Ne deriva un'edilizia di nuovo "invasiva", massiccia, opprimente, del tipo che non avremmo più voluto vedere a Pietra Ligure e che ricorda i ben tristi (edilizialmente parlando..) anni 60 e 70, in cui un'aggressiva e dissennata attività edificatoria ha deturpato per sempre il volto della Riviera Ligure.

Mentre ci stupiamo che ci siano ancora  costruttori che continuino nella miope strada del "più ce n'è, meglio è", nel senso di voler  perseverare a realizzare palazzi grossi con tanti appartamenti (anche micro e mini) che, alla lunga, sviliscono sia tutta l'edilizia che la stessa località nel suo complesso, (logica dissennata attuata 40/50 anni fa), a discapito di un'edilizia mirata su un minor carico insediativo, ma di maggior pregio ed apprezzamento, ci preoccupiamo affinché siano trovati dei "rimedi" a questo.

In un contesto del genere, ci chiediamo a "quale"  "modello" urbanistico si ispiri chi  pianifica per poi arrivare a questi risultati, che stanno emergendo sotto gli occhi di tutti.

Prendiamo ad esempio, via Torino e via Guido Rossa e via Macarro,  una nuova "traversa" sopra via Morelli.

Nel primo caso, l'impressione che se ne trae nel transitare oggi per via Torino, è di percorrere una strada che, se prima si contraddistingueva per l'eleganza delle sue palazzine, dei suoi alberi e dei suoi giardini, ora intimidisce per le dimensioni acquisite dalle costruzioni, che sono diventate dei  casermoni imponenti. Una cosa che sempre meno ha a che vedere con una città turistica, ma sempre di più con le periferie delle grandi città.

S'intende che, in Consiglio comunale, anche noi, in applicazione delle norme esistenti, abbiamo votato a favore di progetti di ristrutturazione e ricomposizione edilizia che riguardavano alberghi; quindi, privilegiando la "salvaguardia" economica di un'attività importante per la città come quella alberghiera. Tuttavia, la preoccupazione sotto il profilo strettamente "edilizio", del "cemento che resta", rimane.

Se, con sempre meno terreni "liberi" disponibili, la prospettiva che avanza consiste nel "facciamo più grossa l'edilizia che già c'è", nel senso, ad esempio, ingrossiamo una palazzina di 3000 mc facendola diventare un palazzo di 7000 mc, tramite l'applicazione di norme permissiviste e liberali, c'è ben da preoccuparsi per il futuro. Nessuno sarà più sicuro che la casa che ha di fronte non diventi un palazzo di 7 piani (in certi casi si può arrivare fino a ben 10.000 metri cubi..!).

Diversa, invece, la situazione per via Guido Rossa/via Macarro. Qui, abbiamo constatato come sia stato autorizzato un nuovo palazzo di dimensioni abnormi, fino a 5 piani, rispetto ad un quartiere, che era cresciuto armonicamente con villette e nuclei nuovi, composti al massimo da 2 piani con mansarda.

Non si ha nulla da contestare circa la "regolarità" della costruzione stessa. Essa è stata resa possibile dalla "trasportabilità" delle cubature da una zona all'altra. Ma questo è un caso lampante di "dove" possa portare questa "logica": alla costruzione di "casermoni" ex novo, enormi, anche in zone in cui palazzoni siffatti "non c'entrano per niente", se non che contrastano e stridono con tutto quanto sta loro intorno.

Precisiamo: nel loro "interno", possono esser anche di classe superiore, fatti e rifiniti con tecniche di pregio e comfort d'avanguardia, ma sono le dimensioni ponderose e compatte della massa "dell'esterno" che lasciano perplessi, perché quegli ingombri massicci assomigliano più alle case popolari Gescal o Inacasa degli anni 60, che ad un'edilizia  per un ambiente turistico, come si vorrebbe oggi. E lo "stridore" è ancora più evidente con costruzioni, tuttora in fase di edificazione nei pressi, ma fatte con "movimentazione" delle forme architettoniche ed eleganza.

Proprio in questa circostanza, tuttavia, viene spontaneo chiedersi, come sia stato possibile urbanizzare intensamente una zona che era sostanzialmente ancora "vergine", presentando ancora vasti spazi "aperti", senza prima aver fatto un'opera pubblica "prioritaria" ed essenziale per quella zona, cioè, aver creato il collegamento viario con la via S. Francesco d'Assisi, che dista solo una cinquantina di metri in linea d'aria. Ciò comporta che, a urbanizzazione completata, si andrà a chiudere e costringere tanta gente in una strada "cieca", via Rossa/via Macarro, che ha un solo ed unico accesso/uscita sulla via Morelli.

Prima di tutto, anche per motivi di sicurezza, avrebbe dovuto essere realizzato il collegamento stradale con via S. Francesco e solo "dopo", si sarebbero consentite le nuove, molte edificazioni.

Non sappiamo, quindi, quali siano  i modelli urbanistici che si vogliano seguire con questa "manica larga" estensiva nel pianificare l'edificazione. Forse New York? Forse Milano Bovisa? Forse tali quartieri di Cinisello Balsamo o di Sesto San Giovanni? O forse, più probabilmente, la a noi vicina Borghetto Santo Spirito, che potrebbe essere rimasta nel cuore del Sindaco, che gestisce l'edilizia e l'urbanistica, per il suo passato professionale? Si vuole "Borghettizzare" Pietra Ligure?

Quando due anni fa nel programma della nostra lista elettorale scrivemmo: "Basta cemento", volevamo dire (almeno chi ora scrive) proprio questo:  "Basta" con un'edilizia che deturpa; basta con un'edilizia che stravolge il territorio abbruttendolo, anziché valorizzarlo; non certo "bloccare" tutta l'edilizia, ma quel modo di concepirla che si rifà ad un passato di 50 anni fa, che surrettiziamente cerca di tornare.

Redazione

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