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Attualità | 18 agosto 2021, 15:30

Silvia, tovese di Emergency, racconta Kabul: "Non ci si aspettava un epilogo così veloce, ha sorpreso un po' tutti"

La cooperatrice internazionale dell'associazione fondata da Gino Strada è rientrata nei giorni scorsi dall'Afghanistan, terra che dopo l'uscita di scena dell'esercito americano è tornata in mano ai talebani

Silvia, tovese di Emergency, racconta Kabul: "Non ci si aspettava un epilogo così veloce, ha sorpreso un po' tutti"

"Sono arrivata a Kabul nel novembre 2020 per una prima missione di 6 mesi. Poi, dopo un periodo di ferie, sono rientrata a fine maggio. Nonostante la pandemia, al mio arrivo la situazioni legata al conflitto procedeva e dall'autunno del 2020 ha subito una accelerata: da quel momento in poi è andata via via peggiorando. Non ci si aspettava un epilogo così veloce, ha sorpreso un po' tutti". Silvia Barlocco, 29enne cooperatrice internazionale di Emergency rientrata da poche ore nella sua Tovo San Giacomo dall'Afghanistan, inizia con queste parole il racconto dell'esperienza vissuta in Medio Oriente.

Le cronache degli ultimi giorni raccontano, dopo l'uscita di scena dell'esercito americano, del ritorno al potere dei talebani in una terra storicamente funestata dai conflitti. Lì Silvia negli ultimi mesi ha ricoperto il ruolo di Grant Manager, responsabile della gestione tecnica dei progetti di Emergency finanziati dai donatori istituzionali. Un ruolo che continuerà a ricoprire dall'Italia dopo il rimpatrio dei giorni scorsi: "Il personale sanitario internazionale è rimasto nel Paese, Emergency per ora ha valutato utile far rientrare il personale non sanitario che al momento può proseguire il suo lavoro da remoto - spiega la 29enne, figlia del vicesindaco tovese Luigi Barlocco - In presenza è rimasto chi può effettivamente dare una mano e supportare il personale sanitario internazionale. La maggioranza del personale di Emergency è comunque nazionale e pertanto gli ospedali rimangono operativi: i colleghi continuano ad andare al lavoro e, pur avendo il pensiero delle proprie famiglie, l'impegno non viene mai meno".

Proprio gli ospedali, con i loro numeri, sono la cartina tornasole che mostra come sia degenerato il conflitto afgano negli ultimi mesi: "Nel 2021 le statistiche degli ospedali presentano numeri importanti per i dati di Emergency, era dal 2018 che non si vedevano numeri simili e purtroppo quelli di quest'anno sono già superiori rispetto a quel periodo". Ed è proprio la quotidianità degli ospedali uno dei ricordi che rimarrà maggiormente impresso nel cuore e nella mente di Silvia: "Non essendo parte del personale sanitario, vedevo una piccola percentuale di quello che è il grande lavoro dei colleghi afgani e internazionali. Quello che vedevo però è come in determinati momenti l'ospedale fosse vivo e in grado di adattarsi alle diverse situazioni".

Silvia racconta anche dei momenti di piccola piccola quotidianità sul luogo di lavoro: "Il tè del mattino coi colleghi oppure il ritorno a casa parlando magari di quella che è stata la giornata di lavoro". Ma con il ritorno al potere dei talebani in Afghanistan c'è anche, purtroppo, da considerare il rischio di un terribile ritorno al passato per quanto riguarda la condizione delle donne del posto: "Il timore c'è anche se al momento non ci sono leggi chiare - confida - le mie colleghe continuano ad andare al lavoro, qualcuna ha scelto di coprirsi maggiormente nel tragitto casa-lavoro. La situazione è però ancora incerta, c'è poca chiarezza su quanto succederà".

I drammatici eventi in Afghanistan, per il personale di Emergency si aggiungono al dolore per la perdita del fondatore dell'associazione umanitaria, Gino Strada: "L'ho incrociato un paio di volte in ufficio a Milano - aggiunge la cooperatrice originaria di Tovo - sabato mattina lo abbiamo ricordato con una piccola cerimonia: i colleghi nazionali hanno sottolineato come quello che lui ha fatto non sarà mai dimenticato perché lo stiamo portando avanti noi. È vero, la visione di Gino Strada tuttora vive ed è al servizio della popolazione afgana. Per me è stato un privilegio vedere i colleghi che lo hanno conosciuto e che hanno portato avanti in questi anni quello che Gino ha iniziato a costruire oltre vent'anni fa".

Roberto Vassallo

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