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Eventi | 29 maggio 2025, 17:50

L'arte che agisce, prende posizione e si espone per la pace arriva a Finalborgo con la mostra “Why War”

Le opere dell'artista Leonida De Filippi all'Oratorio De' Disciplinanti dal 31 maggio

Si chiama “Why War” ed è un invito a guardare, riflettere e reagire, perché l'arte è ancora uno strumento di resistenza, la mostra dell'artista milanese Leonida De Filippi che, dal 31 maggio al 5 luglio, sarà ospitata all’Oratorio de’ Disciplinanti, all’interno del Complesso Museale di Santa Caterina a Finalborgo.

De Filippi, nato a Milano nel 1969, è artista e docente all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove insegna Tecniche Extramediali, un corso che esplora le connessioni tra nuove tecnologie e arti visive. Ha insegnato anche presso le Accademie di Venezia e Carrara. La sua ricerca artistica, avviata con la pittura informale e poi ampliata attraverso linguaggi come la serigrafia, si muove oggi in uno spazio di confine tra arte, tecnologia e politica.

De Filippi ha esposto in importanti gallerie, musei e spazi pubblici in Italia e in Europa, con mostre personali e collettive, tra cui: Fondazione VAF Stiftung alla Stadtgalerie di Kiel, Künstlerhaus di Graz, PAC di Milano, ZKM di Karlsruhe, MART di Rovereto, Wanlin Art Museum di Wuhan (Cina).

“Il suo lavoro parte da una riflessione critica sulla percezione visiva contemporanea - spiega Daniele Decia, curatore della mostra e attualmente alla direzione dello spazio espositivo di Finalborgo - ormai filtrata da dispositivi artificiali che modificano, amplificano e distorcono l’immagine. L’opera si costruisce in questo spazio di interferenza, dove la visione è mediata, alterata, e diventa essa stessa contenuto. Le sue immagini parlano una lingua pittorica 'ibrida', una sorta di esperanto visivo che respira attraverso i media”.

Ma al centro della sua poetica c’è anche “una posizione etica chiara: tutti i suoi lavori contengono un riferimento politico esplicito e necessario”, continua Decia. Sono infatti “opere dichiaratamente contro la guerra, contro ogni forma di violenza istituzionalizzata e di alienazione dell’individuo. L’arte, in questo senso, non è mai neutra: è un atto di resistenza”.

Nel 2008, con Paola Ferrario, De Filippi fonda The Sense of Art: non solo un’associazione umanitaria no profit, ma un vero e proprio progetto artistico attivo, un dispositivo collettivo che unisce azione estetica e responsabilità civile. “The Sense of Art - continua Decia - è arte che entra nel mondo, lo attraversa e interviene concretamente su di esso, realizzando progetti umanitari e di solidarietà in Italia e a livello internazionale. È arte che agisce, che prende posizione, che si espone”.

“In sintonia con la visione di Koyo Kouoh, curatrice della Biennale di Venezia recentemente scomparsa - racconta ancora Decia -, l’opera di De Filippi si distingue per il rifiuto delle logiche commerciali dominanti e per l’adesione a un approccio etico, artigianale e radicalmente indipendente. Kouoh ha fortemente sostenuto una concezione dell’arte come spazio di rottura e di possibilità, dando voce a pratiche artistiche spesso escluse dai circuiti ufficiali, capaci di generare nuovi immaginari e nuove responsabilità. In questo orizzonte, il lavoro di De Filippi trova una corrispondenza profonda, condividendo con Kouoh la volontà di un’arte che interroga, che cura e che trasforma”.

Redazione

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