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Economia | 16 gennaio 2026, 07:00

La salute prima di tutto: l’importanza di chiedere aiuto quando ci sono segnali di disturbi alimentari

Parlare apertamente dei sintomi, riconoscerli precocemente e cercare un aiuto professionale qualificato non è solo importante, è potenzialmente vitale.

La salute prima di tutto: l’importanza di chiedere aiuto quando ci sono segnali di disturbi alimentari

I disturbi alimentari non sono “atteggiamenti temporanei” legati al cibo o al peso, né una semplice fase adolescenziale. Sono vere e proprie condizioni di salute mentale complesse, con profonde implicazioni fisiche, psicologiche e sociali. Ignorarli o minimizzarli può avere conseguenze decisive sulla qualità di vita e sulla salute generale.

1. Cos’è un disturbo alimentare?

I disturbi alimentari includono condizioni come l'anoressia nervosa, la bulimia nervosa, il disturbo da alimentazione incontrollata e altre forme che influenzano fortemente il rapporto con il cibo, il corpo e il peso. Si manifestano spesso con:

  • Preoccupazione eccessiva per peso e forma corporea
     
  • Comportamenti alimentari estremi (restrizione, abbuffate, purging)
     
  • Pensieri intrusivi legati al cibo e alla dieta

Questi sintomi non sono solo comportamenti “strani” o “moda del momento”: sono segnali di difficoltà psicologica profonda e possono avere conseguenze severe sul corpo e sulla mente.

2. Perché è fondamentale chiedere aiuto?

La diagnosi precoce cambia il corso della malattia

Un ritardo nell’intervento terapeutico può portare a:

  • Peggioramento dei sintomi nel tempo
     
  • Complicanze mediche serie (elettroliti alterati, problemi cardiaci, malnutrizione)
     
  • Aumento del rischio di esiti negativi a lungo termine

3. Perché molte persone non chiedono aiuto?

Anche quando i segnali sono chiari, molte persone non cercano supporto per vari motivi:

  1. Stigma sociale e culturale:
    I disturbi alimentari sono tra le condizioni psicologiche più stigmatizzate. Molti pensano che si tratti di “debolezza” o di una scelta volontaria, anziché di una malattia reale e grave.
  2. Mancanza di consapevolezza:
    Uno può non riconoscere che il proprio rapporto con il cibo o il controllo del peso sia patologico. Questo porta a minimizzare i segnali e ritardare la richiesta di aiuto.
  3. Paura di perdere controllo o del cambiamento:

Accettare supporto significa affrontare paure profonde su identità, corpo, emozioni e relazioni — un passo difficile ma necessario per la guarigione.

4. Segnali di allarme da non ignorare

Chiedere aiuto è particolarmente urgente quando si osservano comportamenti come:

  • Cambiamenti drastici nel peso o nel comportamento alimentare
     
  • Ossessione per calorie, dieta o esercizio fisico
     
  • Episodi regolari di abbuffate o comportamenti compensatori (es. vomito autoindotto)
     
  • Pensieri ossessivi su cibo e peso che interferiscono con la vita quotidiana

Se questi segnali influenzano la qualità della vita, lo studio o il lavoro, è il momento di agire. Non è mai “troppo presto” o “non grave abbastanza”: prima si interviene, migliori sono i risultati.

5. Come si struttura un percorso di cura efficace

Una volta riconosciuti i segnali e fatta la scelta di chiedere aiuto, il passo successivo è intraprendere un percorso terapeutico per disturbi alimentari che sia professionale, personalizzato e multidisciplinare. Questo tipo di trattamento:

  • Combina terapia psicologica (es. CBT, terapia familiare)
     
  • Include supporto nutrizionale da dietisti specializzati
     
  • Fornisce valutazioni mediche regolari per monitorare lo stato fisico
     
  • Coinvolge spesso la famiglia o gli affetti più stretti come parte del processo di supporto

La combinazione di queste modalità è quella che maggiormente si è dimostrata efficace nella promozione di un recupero duraturo.

6. L’aiuto professionale: cosa aspettarsi

Valutazione iniziale

Un professionista qualificato (psicologo, psichiatra o medico specializzato) inizierà con:

  • Colloqui clinici per comprendere pensieri, comportamenti e storia personale
     
  • Esami medici per valutare eventuali danni fisici o rischi
     
  • Definizione di obiettivi di trattamento realistici e personalizzati

Terapia e monitoraggio

Il trattamento può includere:

  • Psicoterapia individuale: per lavorare su distorsioni cognitive ed emozionali
     
  • Terapia nutrizionale: per ristabilire un rapporto equilibrato con il cibo
     
  • Terapia familiare o di gruppo: per recuperare dinamiche di supporto

Queste componenti lavorano insieme per sostenere sia la mente che il corpo nel processo di guarigione.

7. Il ruolo della famiglia e degli amici

Non c’è guarigione senza supporto. Familiari e amici possono:

  • Aiutare nella riconoscenza dei primi segnali
     
  • Sostenere emotivamente senza giudizio
     
  • Collaborare con professionisti per creare un ambiente sicuro e di crescita

Il coinvolgimento delle persone care aumenta significativamente le probabilità di successo della terapia.

8. Conclusione: non aspettare

I disturbi alimentari sono condizioni serie e reali, non un semplice problema di volontà o estetica. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma di coraggio e responsabilità verso sé stessi.

La strada verso la salute può essere difficile, ma esistono trattamenti efficaci, professionisti preparati e reti di supporto che possono fare la differenza. La prima mossa — riconoscere il problema e chiedere aiuto — può salvare una vita.

Se sospetti di avere o conoscere qualcuno con un disturbo alimentare, non aspettare. Parla con un medico, un terapeuta o un professionista della salute mentale: ogni passo verso il supporto è un passo verso una vita più piena e libera.





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I.P.

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