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Un Occhio sul Mondo | 03 febbraio 2026, 07:45

“Carabinieri in ginocchio peggio di Ice alle Olimpiadi”

Il punto di vista di Marcello Bellacicco

“Carabinieri in ginocchio peggio di Ice alle Olimpiadi”

In Italia, l'indignazione è uno strano fenomeno, perchè si accende più per le ondate di isteria emotiva che per l'oggettività dei fatti. Se poi si attiva il coefficiente incrementale della propaganda, l'effetto annebbiamento degli occhi della gente è ancora più efficace e deviante.

Negli ultimi giorni, si è acceso un forte dibattito polemico a tutti i livelli sulla possibile presenza degli ormai famigerati agenti dell'ICE in Italia, in occasione delle Olimpiadi invernali, nel quadro delle misure di sicurezza a favore dei rappresentanti di Stato americani.

La notizia ha un suo fondamento, perché esistono delle motivazioni di carattere tecnico, da ricercarsi nell'organizzazione ufficiale degli USA, legata all'apparato diplomatico, per garantire la sicurezza del Segretario di Stato, del Ministro degli Esteri e degli altri rappresentanti governativi. Il Presidente gode di un'imponente e complessa organizzazione tutta sua, che fa capo principalmente ai Servizi segreti.

In tale contesto, visto che ai prossimi Giochi Olimpici il massimo esponente governativo di Washington presente dovrebbe essere il Segretario d Stato Marco Rubio, la responsabilità dell'organizzazione per la sua sicurezza ricade sull'Ambasciata USA a Roma che, per questi compiti, fa capo al RSO - Regional Security Office del DS - Diplomatic Security Bureau del Dipartimento di Stato. Questo DS, oltre a garantire la sicurezza delle sedi diplomatiche, che si avvalgono anche dei Marines per la difesa diretta delle infrastrutture, pianifica ed appronta organizzazioni ad hoc per i grandi eventi internazionali, tra cui rientrano le Olimpiadi. Per fare questo, entra in gioco l'OAC – Overseas Advisory Council, un Comitato Consultivo per l'estero, che coordina ed ottimizza tutte le risorse americane, comprese quelle private (aziende, organizzazioni ecc), che necessitano di sicurezza, ma che possono anche essere utili per l'assolvimento di uno specifico compito, come quello relativo ai Giochi “Milano Cortina”. In Italia, gli Stati Uniti dispongono di un comitato locale OSAC a Milano (https://www.osac.gov) e un altro è in approntamento a Roma.

Ovviamente, tale organizzazione che, tanto per cambiare, è unica al mondo, non è presente solo in Italia.

Per quanto riguarda la specifica esigenza delle prossime Olimpiadi, secondo la loro prassi, gli Americani avranno una loro Sala operativa nazionale, proprio presso l'OSAC di Milano, che avrà compiti quasi esclusivamente informativi, con il contributo delle principali Agenzie Federali, come FBI e DEA e compresa la famigerata ICE, che da sempre é coinvolta in eventi di questo tipo, con il suo braccio investigativo HSI – Homeland Security Investigation. Per l'esigenza, arriveranno degli agenti dagli States, ma è il caso di evidenziare che, presso ogni Ambasciata USA, compresa quella di Roma, sono permanentemente presenti Ufficiali di collegamento delle Agenzie Federali, per cui elementi dell'ICE sono in Italia già da tempo.

Per quanto riguarda la sicurezza “sul campo”, anche un bambino probabilmente sa che la sovranità nazionale di ogni Paese al mondo, figuriamoci uno come l'Italia Membro dei G7, è intangibile, per cui rimane completamente nazionale la responsabilità di tutelare le delegazioni internazionali, siano esse politiche che sportive, E questo vale anche per gli Stati Uniti, nonostante siano tradizionalmente problematici, per il loro approccio tendenzialmente invasivo, sotto ogni aspetto.

In tale contesto, tutte le polemiche e le dichiarazioni di politici, sindaci e affini sono state solo tempo sprecato e segnale di superficialità o di strumentalizzazione di un “non problema”, perché sarebbe stato sufficiente informarsi sul sito dell'Ambasciata americana.

Di ben diversa natura e gravità, invece, quanto capitato a due Carabinieri in Cisgiordania, fermati con il loro mezzo nei pressi del villaggio di Ramallah da un israeliano, armato di mitragliatore e fatti inginocchiare per essere identificati. I due militari, in servizio presso il Consolato Generale d'Italia a Gerusalemme, stavano effettuando una ricognizione per esigenze ufficiali e, all'intimazione dell'uomo, opportunamente non hanno reagito, assecondandolo nelle sue richieste, compresa quella di inginocchiarsi. I due militi sono stati poi lasciati andare, dopo essere stati riconosciuti mediante una telefonata con una persona non identificata.

L'evento ha suscitato la reazione sdegnata del Ministro degli Esteri Tajani, che ha convocato l'Ambasciatore israeliano a Roma, mentre l'Ambasciata italiana in Israele ha formulato una protesta formale al Governo di Tel Aviv, Inizialmente, vista la dinamica dell'evento e l'area in cui é avvenuto, l'ipotesi era che l'uomo armato fosse un colono, ma poi la versione ufficiale israeliana ha attribuito ad un soldato delle IDF – Israel Defence Force la responsabilità dell'atto. Le scuse ufficiali di Israele sembrano aver chiuso la vicenda.

In realtà, la gravità di quanto successo impone alcune riflessioni.

I due Carabinieri non erano in uniforme, perché normalmente l'impiego in ambito consolare non la prevede nelle attività esterne, ma viaggiavano sicuramente su una vettura con targa diplomatica, per cui il loro status di immunità e di conseguente inviolabilità era assolutamente manifesta. Anche l'uomo armato che li ha costretti a fermarsi e a inginocchiarsi era in abiti civili, ragione per cui è stato inizialmente identificato come un colono.

La successiva versione israeliana, che lo ha invece indicato come un soldato, induce ad alcune perplessità. Infatti, é veramente strano, se non inverosimile, che un militare delle IDF agisca in borghese e addirittura si trovi da solo a bloccare un'auto su una strada in Cisgiordania, per quanto nell'area sotto controllo israeliano. Una procedura assolutamente inusuale. Inoltre, appare strano che un militare, preparato ed addestrato anche se riservista, non riconosca una targa diplomatica, che conferisce lo status di immunità alla stessa e a chi vi è sopra. Ma anche qualora venga preso dal dubbio che possa trattarsi di qualcosa di diverso, una volta fermata l'auto, un soldato si avvede dei tratti somatici degli occupanti che, nel caso dei due Carabinieri, non sono di certo mediorientali, per cui sarebbe stato sufficiente un controllo dei documenti, in un clima di fiducia, senza bisogno di ricorrere alla procedura dell'”inginocchiamento”.

In effetti, sulla base di queste considerazioni, viene da pensare che potrebbe essere più verosimile che l'uomo armato fosse in realtà un componente di quei coloni che, anche con atti violenti contro i Palestinesi, stanno letteralmente invadendo la Cisgiordania sotto controllo dell'Autorità palestinese. Israele potrebbe aver deciso di preservare tale milizia, già sotto l'attenzione di mezzo mondo per i suoi comportamenti criminosi, dalla responsabilità di un atto che costituisce una gravissima violazione del Diritto Internazionale. Tuttavia, volendo credere alla seconda versione che attribuisce la responsabilità ad un militare, la toppa risulta peggio del buco, perché la violazione risulta essere ancora più grave, in quanto perpetrata da un rappresentante istituzionale di Israele.

L'evento è molto grave in valore assoluto, ma anche perché crea un precedente veramente pericoloso, mettendo in dubbio la garanzia del personale diplomatico, che ha nell'immunità uno dei punti di forza per operare efficacemente nelle aree di crisi.

In questa zona del Medio Oriente si sta giocando una partita cruciale per la stabilità, già in parte compromessa, di tutta la regione e la seconda fase del piano di pace americano, che dovrebbe prevedere anche la presenza di una Forza militare internazionale, stenta ad implementarsi, anche per le azioni di forza che le IDF a Gaza e i coloni in Cisgiordania stanno ancora compiendo.

Per quanto riguarda la Cisgiordania e l'Italia in particolare, è indispensabile ricordare che i Carabinieri stanno conducendo a Gerico una missione addestrativa, a favore della polizia palestinese. La base italiana si trova a circa 40 km da Gerusalemme, ma anche non più di 30 da Ramallah, località dove i due militari dell'Arma hanno subito l'illecito e violento controllo. In un simile contesto, la risposta diplomatica italiana a quanto avvenuto, pur se accademicamente corretta, potrebbe non essere sufficiente a garantire la necessaria sicurezza ai Carabinieri dislocati a Gerico. Infatti, la convocazione di un Ambasciatore e una nota di protesta non incidono assolutamente sul vero problema in Cisgiordania, che è il comportamento criminoso dei coloni, il quale, godendo di una crescente impunità, sta assumendo natura sistemica.

E allora, invece di perder tempo a discutere sulla presenza di qualche agente dell'ICE in una sala operativa americana a Milano, sarebbe il caso di interrogarsi se non sia il caso di fare qualcosa di più, verso una situazione che potrebbe crearci problemi ben più grandi di un inginocchiamento.


 

Generale Marcello BELLACICCO

Autore del Libro “Noi ci abbiamo creduto” - Diario di 6 mesi di missione in Afghanistan

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Esperto di Politica Internazionale di cui parla sul suo Canale Youtube “Free Mind

Disponibile su https://youtube.com/@freemindita?si=3NIJrMVgCbS5tAd1

Marcello Bellacicco

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