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Attualità | 11 febbraio 2026, 17:16

Inceneritore in Val Bormida, il Coordinamento attacca: "Territorio già saturo, scelta sbagliata dal punto di vista geografico e sanitario"

All’incontro promosso dalle opposizioni regionali, Daniela Prato elenca le criticità: inversioni termiche, rischio fallout, traffico di camion dall’area genovese e conflitto con lo sviluppo turistico della valle

Inceneritore in Val Bormida, il Coordinamento attacca: "Territorio già saturo, scelta sbagliata dal punto di vista geografico e sanitario"

Conflitto con lo sviluppo del territorio, errore dal punto di vista geografico e morfologico. Sono alcuni dei punti affrontati da Daniela Prato, rappresentante del  Coordinamento delle associazioni liguri e piemontesi No inceneritore Valle Bormida intervenuta all'incontro alla Sms di Cairo: “Perché l'inceneritore non serve. Liguria circolare”

Durante la serata di ieri , organizzata da i gruppi regionali di Pd Pd, Avs, 5Stelle e Lista Orlando con Casella e Selena Candia (Avs), l'ex ministro dell'Ambiente Andrea Orlando e Roberto Arboscello (Pd),  Stefano Giordano (5 Stelle) e Gianni Pastorino (Lista Orlando) Prato è intervenuta leggendo quanto detto nella Commissione.

"La nostra posizione non nasce da un pregiudizio ideologico, ma si fonda su diversi assi di criticità – ha detto Prato - che questa commissione non può ignorare. Prima di tutto, il debito storico e la saturazione ambientale. La Val Bormida ha già dato per decenni: siamo stati il cuore industriale del Ponente, pagando un prezzo altissimo in termini di salute e con bonifiche tutt’altro che concluse. Sono ancora presenti attività ad alto impatto ambientale, scarichi industriali, impianti di trattamento rifiuti e il problema dello stoccaggio delle ceneri. Non ci facciamo mancare nulla".

"Chiedere oggi a questo territorio di farsi carico dell’incenerimento dei rifiuti regionali significa ignorare la storia e la sofferenza di una valle che sta faticosamente cercando una nuova vocazione basata sulla qualità ambientale. Non si può continuare a sommare inquinamento in un’area che ha già raggiunto livelli di saturazione".

Dal punto di vista tecnico, la scelta della Val Bormida rappresenta un errore geofisico e morfologico.

"La valle – ha proseguito - è caratterizzata da frequenti fenomeni di inversione termica: la conformazione a catino favorisce l’accumulo di fumi e micropolveri a bassa quota, con ricadute dirette sui centri abitati e sulle colture. L’effetto “fallout” trasformerebbe un sito industriale in un rischio sanitario permanente, localizzato e amplificato dalla morfologia del territorio.

C’è poi il tema del trasporto dei rifiuti. "L’area metropolitana di Genova è ancora intorno al 50–52% di raccolta differenziata- ha spiegato Prato - mentre molti comuni della Val Bormida ligure raggiungono circa l’80%. Immaginare un flusso costante di mezzi pesanti che attraversano l’Appennino per portare i rifiuti nell’entroterra significa gravare su infrastrutture stradali già fragili e aumentare le emissioni di CO₂. È un modello di gestione dei rifiuti che appartiene al secolo scorso".

Un altro tema posto è quello delle Vceneri residue, pari al 20–25% del materiale incenerito.  "Dove verrebbero smaltite? - si chiede Prato - Recentemente il tribunale di Genova ha aperto un procedimento relativo al deposito incontrollato di ceneri nel sito di Cairo Montenotte provenienti dall’inceneritore di Torino: questo dimostra quanto il tema sia concreto. Si parla spesso del trasporto ferroviario come soluzione. Ma non esiste un “binario magico”: servirebbero piattaforme di trasferimento e stoccaggio sia a Genova sia in valle, oggi inesistenti, da progettare, finanziare e sottoporre a valutazione ambientale. L’ipotesi ferroviaria, allo stato attuale, appare poco realistica; la conseguenza concreta sarebbe il passaggio di centinaia di camion sui valichi".

Prato evidenzia poi il conflitto con lo sviluppo del territorio che guarda al tursimo outodoor e soprattutto la  questione politica e territoriale. "La Val Bormida – ha affermato Prato- è un ecosistema che supera i confini amministrativi. L’opposizione dei sindaci è ampia: 19 comuni liguri e circa 50 piemontesi hanno espresso contrarietà. Non è un dettaglio, ma un segnale istituzionale forte. Realizzare un impianto in presenza di un conflitto territoriale così esteso sarebbe una scelta irresponsabile".

"C’è inoltre il ruolo del Comune di Genova e della sua azienda dei rifiuti, principale produttore regionale – ha proseguito - Il Comune di Genova ha incaricato una società di consulenza per valutare scenari alternativi di chiusura del ciclo dei rifiuti. Procedere con una manifestazione di interesse mentre il principale attore del sistema sta ancora studiando le soluzioni appare una scelta affrettata. Ignorare queste analisi e l’opposizione dell’azienda pubblica significa procedere al buio".

"Infine, la procedura regionale appare fragile e incerta – ha aggiunto-  La delibera di giunta di dicembre che ha modificato i termini della manifestazione di interesse è un segnale di incertezza e indebolisce l’intero percorso tecnico-amministrativo. Un progetto di tale impatto non può basarsi su fondamenta così instabili. La chiusura del ciclo dei rifiuti in Liguria è una sfida complessa. Affrontarla con fretta è un errore metodologico grave. Chiediamo quindi  di valutare se sia davvero razionale insistere su un progetto che ignora la fragilità sanitaria della valle, sottovaluta i rischi legati alla morfologia del territorio, genera costi ambientali di trasporto elevati, entra in conflitto con lo sviluppo turistico e incontra l’opposizione compatta degli enti locali e dei cittadini. Noi ci opporremo in tutte le sedi — politiche, amministrative e legali — a questo progetto. La fretta è una cattiva consigliera, soprattutto quando si parla di salute pubblica e ambiente".

Redazione

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