Sanità in Liguria, la Cgil interviene con una posizione netta dopo l’incontro con la Regione.
“Ieri mattina il Presidente Bucci e l'Assessore Nicolò hanno convocato un incontro con le segreterie confederali di Cgil Cisl e Uil sul prossimo piano socio sanitario ligure. Nell’incontro ci hanno solo informato dei criteri statistici con i quali pensano di costruire il nuovo piano”, dichiarano dalla Cgil.
“Ci confronteremo sul piano quando ci sarà un piano su cui confrontarsi. Oggi per la Cgil l’emergenza è discutere del fatto che a tre mesi dalla frettolosa riforma della sanità ligure non solo non ne è migliorata la qualità per pazienti e operatori ma, come riportato dalle cronache quotidiane, ai vecchi problemi se ne sono aggiunti di nuovi e, in qualche caso, più importanti”, prosegue il sindacato.
“Alle problematiche complesse già poste dalla carenza della medicina territoriale e ospedaliera, dalle liste d’attesa e dai ricoveri, dai pronto soccorso in perenne emergenza, dalla scarsa rete della prevenzione e dal ridimensionamento di quella della riabilitazione, si aggiungono la confusione organizzativa e sanitaria di ruoli, responsabilità, risorse, gestione del personale, riduzione e riorganizzazione dei servizi all’utenza”, evidenzia la Cgil.
“Erano i timori che ci avevano spinto, facili profeti, ad organizzare la manifestazione del 4 dicembre scorso sotto il Consiglio regionale nella quale chiedevamo di fermare l’approvazione di una riforma sanitaria che rischiava di decuplicare i problemi del sistema sanitario ligure che si prefiggeva, a slogan, di risolvere”, ricordano i rappresentanti sindacali.
“Abbiamo bisogno che il confronto tra le confederazioni e la Regione sia sui problemi che quella riforma sta determinando e di intervenire sui vuoti di responsabilità, di mancanza di risorse e di ridimensionamento e funzionalità della sanità ai cittadini liguri, determinati dallo stravolgimento frettoloso del sistema ligure che ha ridotto l’autonomia organizzativa, decisionale e di spesa sul territorio”, aggiunge la Cgil.
“Abbiamo bisogno di intensificare il confronto sui tavoli contrattuali con le categorie perché siamo di fronte ad un uso e abuso nella gestione del personale spesso arbitrario e non in sicurezza. Con conseguenze gravi sugli operatori e sui servizi all’utenza: l’uso dello straordinario e della reperibilità è diventato la norma con orari di lavoro che minano la sicurezza e la qualità delle prestazioni e del lavoro su pazienti e operatori”, denunciano ancora.
“Tra i tanti esempi concreti quello delle case di comunità, annunciate come un aumento delle prestazioni del servizio sanitario, che invece registrano uno spostando coatto dello stesso personale da un luogo ad un altro che rileva più che una volontà di potenziare i servizi sanitari una fantasiosa trovata pubblicitaria (sull’esempio della “buonanima” che spostava i suoi pochi carri armati per simulare una potenza bellica inesistente)”, afferma la Cgil.
“Parliamo della stessa, e troppo corta, coperta del personale che viene stiracchiata mentre i carichi di lavoro, i pensionamenti e i più sostenuti guadagni del privato, continuano a sottrarre personale al pubblico. Che peraltro bandisce concorsi, come quello dei 641 infermieri, che durano decine di mesi e che vedono diminuire vistosamente i partecipanti che nel frattempo scelgono altre opportunità. Se continua così non saremo in grado di coprire neanche i posti messi a concorso”, prosegue il sindacato.
“Comprendiamo che una riforma ha bisogno di tempo: ma chi si è assunto la responsabilità di lanciarla e accelerarla ha anche la responsabilità di non abbandonare a sé stessi operatori e pazienti che da quella riforma stanno subendo conseguenze”, conclude la Cgil.














