Il simbolo più riconoscibile dell’Isola Gallinara, Villa Diana, si prepara a tornare al suo antico splendore: entro circa un anno sarà completamente restaurata grazie al finanziamento statale da 3 milioni di euro, gestito dalla Soprintendenza. Un intervento atteso da tempo, che segna un primo passo nel percorso di valorizzazione dell’isola.
Il punto della situazione è stato fatto durante il sopralluogo istituzionale di ieri, che ha visto riuniti il sindaco di Albenga Riccardo Tomatis, il consigliere delegato Giorgio Cangiano, il soprintendente capo Vincenzo Tiné per il Ministero della Cultura, insieme a rappresentanti della Regione, ai Carabinieri del Nucleo Sommozzatori e alla Capitaneria di Porto di Loano-Alassio.
“Villa Diana sarà pronta in circa un anno – spiega Tiné – . Ora è necessario finalizzare le risorse già stanziate e definire le esigenze operative di tutti gli enti coinvolti”. L’obiettivo è creare uno spazio multifunzionale: centro di accoglienza per i visitatori, base logistica per studiosi e operatori, punto di coordinamento per le attività del futuro Parco dell’Isola Gallinara.
Una funzione che rispecchia la natura stessa dell’isola. “Ha almeno tre anime – sottolinea Tiné – quella storico-culturale, quella naturalistica e quella marittima legata ai fondali e al relitto. La villa servirà a raccontarle tutte, oltre a funzionare come foresteria e presidio”. Un presidio non continuativo, ma episodico, fondamentale per la gestione e la valorizzazione del sito.
Le condizioni attuali, però, impongono interventi urgenti. “La situazione conservativa è critica – ammette il soprintendente – non solo per la villa, ma anche per gli altri immobili monumentali come la chiesa e la torre”. Un lavoro che coinvolgerà anche i proprietari delle aree ancora private.
Il tema centrale resta quello dell’acquisizione completa dell’isola. Nel 2020, dopo l’interesse manifestato da un magnate ucraino, lo Stato esercitò il diritto di prelazione acquisendo Villa Diana. Ma una parte significativa, tra macchia mediterranea e sentieri, è tuttora in mano privata. “L’obiettivo è rendere pubblica tutta l’isola”, ribadiscono le istituzioni. Lo aveva affermato anche il presidente della Regione Marco Bucci in una sua visita ad Albenga, lo scorso anno, dando anche sommarie indicazioni di fruibilità, per tutelarne il patrimonio: la Gallinara dovrà essere accessibile, ma in modo controllato, attraverso piccoli gruppi e nel pieno rispetto dell’equilibrio ambientale. E ci sono grandi aspettative e importanti ambizioni: l’isola può infatti diventare un punto di riferimento internazionale per l’archeologia subacquea, disciplina nata proprio ad Albenga grazie al professor Nino Lamboglia, in sinergia con il Museo Navale. Prosegue intanto, quindi, l’iter per l’acquisizione completa dell’isola. “Nel frattempo – conclude Tiné - si interviene su quanto già disponibile”.
Parallelamente, il Comune ha già avviato piani di tutela e progetti europei per una gestione sostenibile, dalla salvaguardia della biodiversità allo sviluppo di un turismo marino consapevole.
“Uno degli obiettivi del mio mandato – spiega il sindaco Riccardo Tomatis - è rendere l’isola visitabile, sempre nel rispetto dell’ambiente e della tutela dei beni storici e archeologici presenti, da parte di tutti. L’Isola Gallinara ha sempre rappresentato un sogno per i cittadini di Albenga, che l’hanno osservata dalla costa senza poterla vivere. Rendere possibile questo sogno significa anche affermare un principio: la cultura deve essere accessibile. Un patrimonio unico come la Gallinara non va solo difeso e tutelato: va anche valorizzato. Non credo che la tutela passi esclusivamente attraverso i divieti: al contrario, ritengo che l’apertura, se regolata e controllata, sia la forma più efficace di protezione e consapevolezza”.














