"Nella provincia di Savona gli effetti del caro carburante sono ancora più pesanti che altrove, perché l’utilizzo dei veicoli privati è obbligatorio: un servizio di trasporto pubblico proiettato al passato, con mezzi obsoleti, inquinanti e ben poco confortevoli, caratterizzato dall’incerta puntualità e dai frequenti guasti, senza iniziative per incentivarne l’utilizzo, con interi quartieri privi di pensiline per l’attesa di corse che talvolta saltano, e una rete ferroviaria che non costituisce alternativa valida né al trasporto pubblico, né a quello privato, oltre a un entroterra vasto e non facilmente collegabile".
A dirlo Simone Turcotto, Segretario CGIL Savona e Silvio Aschero, Federconsumatori Savona puntando il dito sull'ormai costante aumento della benzina e del diesel. Una problematica nazionale che nel savonese sta avendo un impatto considerevole.
"Sono questi elementi che concorrono a rendere l’auto indispensabile per portare i figli a scuola, andare al lavoro, recarsi in una struttura assistenziale: necessità incomprimibili che percentualmente pesano in maniera tanto più significativa quanto meno è il reddito familiare a disposizione. Senza considerare le ricadute indirette sui beni di largo consumo (trasportati per l’86% su gomma). Una famiglia media destina oltre il 41% dell'intera spesa ai consumi "obbligati": quelli a cui non può sottrarsi, dall'affitto alle bollette, dalle assicurazioni alle cure mediche all’istruzione - spiegano Turcotto e Aschero - Per questo CGIL e Federconsumatori di Savona non condividono la scelta reiterat dal Governo di riduzione solo temporanea, dell’accisa sui carburanti che, oltre ad essere costosa per lo Stato, non ha procurato percettibili benefici per i consumatori".
"Ancora una volta servirebbe una visione strategica del problema, che coinvolgesse la responsabilità anche delle Amministrazioni Locali, con progetti di mobilità sostenibile e di conversione del trasporto merci da gomma a ferrovia - concludono - Né sembrano tranquillizzanti le dichiarazioni dell’Esecutivo di disporre aiuti per i consumatori in base al reddito: non deve accadere che si risolvano, come già accaduto in altre occasioni, nella messa a disposizione di scarsissime risorse riservate a una platea ristrettissima di consumatori, utilizzata come paravento di una presunta equità sociale che finisce per escludere dagli aiuti lavoratori precari, stagionali, part time, che costituiscono una fascia sociale in difficoltà sempre più consistente".














