Riceviamo e pubblichiamo
"Ieri ho accompagnato un mio parente acquisito al Pronto soccorso del San Paolo. Non riusciva a espletare i propri bisogni fisiologici ed è stato sottoposto a una serie di esami e procedure sanitarie che gli hanno permesso di uscire da quello stato di doloroso disagio. Per questo voglio esprimere un grande plauso al personale sanitario presente e operativo al Pronto soccorso del San Paolo".
"Siamo rimasti nella sala d’attesa dalle 9 alle 18, quando il mio parente è stato dimesso. In quelle nove ore ho potuto osservare da vicino la grande pressione a cui era sottoposto il personale sanitario e, allo stesso tempo, l’efficienza con cui riusciva a rispondere alle esigenze dei pazienti, sempre con grande umanità ed empatia. Le persone che attendevano il triage erano numerose e molto diverse tra loro, ma tutte accomunate dalla sofferenza o dal disagio. Aspettavano di essere curate e, anche se non sempre in tempi brevi, alla fine lo sono state".
"Tra tutte quelle persone, in apprensione per sé o per i propri congiunti, si era creata una sorta di comunanza, un dialogo umano ed empatico nel quale, all’occorrenza, ciascuno cercava di sostenere l’altro, anche se perfettamente sconosciuto. Tra i presenti c’era anche un soggetto piuttosto pittoresco, forse in stato di agitazione a causa del consumo di alcol e con un evidente disagio psicologico, che finiva per creare qualche difficoltà all’interno della sala d’attesa. Un agente della Polizia di Stato lo controllava e cercava di contenerne l’agitazione, con grande umanità ed efficienza, per evitare che disturbasse gli altri presenti".
"Sono intervenuti anche gli assistenti sociali che, dopo aver parlato con lui, gli hanno procurato un appuntamento al SerD. Nel corso del pomeriggio, visto che l’uomo non riusciva a calmarsi, sono intervenuti due Carabinieri che lo hanno invitato cortesemente ad allontanarsi dalla sala d’attesa".
"È stata un’esperienza di grande umanità, che mi ha indubbiamente arricchito. Per una volta mi sono trovato nella veste di utente, anziché in quella di milite di una Pubblica assistenza. Sono abituato ad arrivare con l’ambulanza, a lasciare il paziente nelle mani della squadra del Pronto soccorso e ad allontanarmi dopo pochi minuti".
"Questa volta, invece, ho avuto l’opportunità di osservare le cose da un’altra prospettiva. E credo che sia proprio questo il punto: le situazioni vanno sempre viste da diverse angolazioni per poterle comprendere davvero".
Roberto Nicolick














