Una giovane gru, di oltre cinque chili di peso, è stata colpita da una fucilata mentre attraversava il territorio dell'entroterra imperiese durante la migrazione autunnale. L'animale è stato trovato a terra nella frazione di Agaggio, nel Comune di Molini di Triora, da alcune persone impegnate nelle attività di alpeggio. Una vicenda particolarmente grave, sulla quale pesa il sospetto che qualcuno abbia deliberatamente preso di mira il grande uccello mentre era in volo. La gru è stata recuperata grazie alla collaborazione tra alcuni cittadini e i volontari dell'associazione Terra di Confine, che hanno provveduto al primo intervento e al successivo trasferimento al Centro recupero animali selvatici (Cras) dell'Enpa di Savona. Le radiografie effettuate dopo il ricovero hanno confermato la presenza di numerosi pallini in diverse parti del corpo, alcuni superficiali e altri più preoccupanti. Le sue condizioni sono serie e la prognosi resta riservata.
Il ritrovamento ad Agaggio e il lungo viaggio per salvarla
La segnalazione è arrivata nella serata del 2 novembre, quando un giovane che lavora in un alpeggio nella zona di Agaggio ha individuato la gru ferita. Per raggiungerla e recuperarla è stato necessario affrontare un percorso di oltre due chilometri a piedi. Una volta messa in sicurezza, l'animale è stato affidato ai volontari di Terra di Confine, associazione che collabora con il Cras di Savona e che ha organizzato il trasferimento verso il centro specializzato. Il viaggio è stato particolarmente impegnativo: dalla zona di Triora i volontari hanno accompagnato la gru fino a Cadibona, dove ha sede il Centro recupero animali selvatici. Prima della partenza era già stata contattata la veterinaria di riferimento, così da concordare gli accertamenti e predisporre il necessario per il suo arrivo. Un intervento reso possibile anche grazie alla disponibilità delle persone che hanno collaborato al recupero, affrontando un lungo tragitto per evitare che l'animale morisse sul posto.
Le radiografie confermano i pallini: "Qualcuno ha mirato"
Gli esami radiografici hanno purtroppo confermato i sospetti. La gru presenta numerosi pallini nel corpo e, secondo quanto riferito dai volontari, la distribuzione delle ferite farebbe pensare a una fucilata esplosa dal basso verso l'alto. "Nella pancia ha proprio la rosa, quindi qualcuno gli ha sparato dal basso verso l'alto", racconta uno dei volontari, spiegando che alcune lesioni sono superficiali, mentre una ferita interna desta particolare preoccupazione. L'animale presenta inoltre una lesione al becco e nella zona del naso, che potrebbe essere stata provocata dalla caduta dopo essere stata colpita in volo. "Adesso si cerca di recuperarla, ma è un soggetto che è seriamente a rischio", sottolinea il volontario, ricordando che si tratta di un esemplare giovane, dal peso superiore ai cinque chili. Le prossime ore saranno importanti per valutare l'evoluzione delle sue condizioni e le possibilità di recupero.
"Sono in migrazione, qualcuno ha sparato apposta"
A rendere ancora più inquietante l'episodio è il fatto che la gru si trovasse nel pieno della migrazione autunnale. In questo periodo, questi grandi uccelli si spostano in stormi, spesso composti da decine di esemplari, seguendo rotte che dall'Europa settentrionale e centrale li conducono verso i territori di svernamento. Durante il volo assumono la caratteristica formazione a V, una disposizione aerodinamica che consente loro di affrontare meglio le lunghe distanze. Secondo il racconto dei volontari, proprio questa circostanza renderebbe difficile pensare a uno scambio accidentale con altre specie. "Loro adesso sono in migrazione, non sono da soli, vanno in gruppi di 50 o di 30 elementi, prendono quella forma aerodinamica, la classica forma a freccia e quindi qualcuno ha mirato". Il sospetto è dunque quello di un gesto deliberato, particolarmente grave perché compiuto in un periodo nel quale numerosi uccelli attraversano il territorio per raggiungere le aree di svernamento.
Non sarebbe un caso isolato: già colpiti altri uccelli
La preoccupazione dei volontari riguarda anche altri episodi che sarebbero stati registrati nella stessa zona e in altri territori. "Purtroppo nello stesso posto hanno già sparato a diversi rapaci e in altre zone un corvo, eccetera", riferisce uno dei responsabili dell'intervento, ipotizzando la presenza di qualcuno che sparerebbe deliberatamente lungo le traiettorie percorse dagli uccelli migratori. Anche il Cras dell'Enpa di Savona ha segnalato recentemente altri casi di animali selvatici arrivati al centro con ferite da arma da fuoco: prima della gru erano stati accolti un corvo e uno sparviere. Tre episodi che riaccendono l'attenzione sul fenomeno del bracconaggio e sui rischi per la fauna selvatica. Colpire un animale in migrazione significa mettere a repentaglio non soltanto la sua sopravvivenza, ma anche un patrimonio naturale che attraversa il nostro territorio seguendo rotte consolidate.
Terra di Confine: "Il primo soccorso lo facciamo a nostre spese"
Determinante, in questa vicenda, il lavoro dei volontari di Terra di Confine, che hanno avviato un servizio di primo intervento e soccorso per la fauna selvatica. L'associazione collabora con il Cras di Savona e si occupa anche del trasporto degli animali feriti verso la struttura specializzata. "Abbiamo creato un reparto di primo intervento e di primo soccorso sull'avifauna selvatica e sugli animali selvatici in generale. Abbiamo un accordo per cui facciamo a nostre spese il tragitto da Triora al primo Cras vicino, che è quello di Savona", spiegano i volontari, sottolineando l'importanza della collaborazione tra cittadini, associazioni e strutture veterinarie. Anche in questo caso, la disponibilità di chi ha individuato la gru e di chi si è occupato del recupero ha permesso di raggiungere rapidamente il centro di Cadibona.
Ora l'attenzione è tutta rivolta alle condizioni della giovane gru. I pallini presenti nel corpo e la lesione interna rendono il quadro clinico delicato, ma i volontari e i veterinari stanno facendo il possibile per salvarla. Resta l'amarezza per un episodio che, secondo quanto denunciato da chi si è occupato del soccorso, potrebbe non essere isolato. Un animale impegnato in un viaggio migratorio, parte di un fenomeno naturale che si ripete ogni anno, è stato trasformato in un bersaglio.














