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Eventi | 12 ottobre 2011, 10:55

Albenga, "Ricomporre Ipazia": presentazione del volume alla Biblioteca Civica

Albenga, "Ricomporre Ipazia": presentazione del volume alla Biblioteca Civica

Presentazione del volume
“Ricomporre Ipazia”
(tribaleglobale)
Venerdì 14 ottobre ore 17
Biblioteca civica "Simonetta Comanedi”
Via Roma, 58 – II piano

Ricomporre Ipazia: questo il titolo del volume recentemente pubblicato da Tribaleglobale, a seguito della visione del film Agorà di Alejandro Amenàbar,ispirato alla luminosa figura di Ipazia. Lavoro condotto da quattro donne, quattro studiose depositarie d’una cospicua redità, uella della Biblioteca delle donne, simbolo e memoria dell’identità femminile nella Savona degli anni ’70. Silvia Aonzo, Betti Briano, Vilma Filisetti e Gabriella Freccero, le autrici, supportate in questo cimento da Giuliano Arnadi, direttore del Museo delle Arti Primarie di Savona.

Ricomporre Ipazia, dunque, compiendo a ritroso un sacrificio, quello di un essere pensante, che di verità fece imperativo etico. Donna, lei, rea di vestire l’abito oltraggioso delle idee, quelle che rifuggono verità dogmatiche, ma sempre indagano l’universo sensibile, a ricercare dei fenomeni la causa prima, forte credendo nel potere della Ragione.

Ipazia d’Alessandria, figlia di Teone, donna, filosofa e scienziata, tesa a guardare in trasparenza l’essenza delle cose, ad assegnare loro un peso, come una misura, a riscoprire nel numero il nitore d’una realtà che sola si palesa ad una mente chiara, libera da lacci, come aperta.
Questo il sentiero esegetico lungo il quale s’incamminarono quattro donne a darsi ragione d’una morte, procurata in nome della fede, quella stessa che tutto santifica illumina e motiva; fede mendace, qui, degli uomini e non di Dio, vestita del peplo sozzo e lacero del martirio.

Così che Ipazia davvero fu martire della Ragione, icona d’un sapere che preferì ardere sul rogo pur di non abdicare a quella libertà di pensiero, che è fondamento d‘ogni umano progresso.  
Su lei, come sugli orizzonti vasti che la sua mente seppe dischiudere, uomini proclamatisi di Dio, quello stesso Dio oltraggiando con mano violenta e gesti sanguinari, apposero il sigillo del silenzio, ad affermare un credo, profanato e distorto, che nella violenza e nel terrore ebbe i propri predicati.

Così, attraverso le fonti, dalla sinergia di quattro studiose, si sviluppa una lettura articolata e consapevole d’una vicenda fitta di luci come di ombre, a cogliere noi i cieli alti Ipazia, ove ampia respira quella nube fremente di atomi e luminosa.
Nube cui s’apprese - denso - il vapor di caligine, quella stessa acre di sangue. Sangue vivo, di un’intelligenza violata, mortificata dall’ignoranza che tutto nega per continuare ad esser lei sovrana assoluta delle azioni degli uomini come delle loro idee, fattesi monche e vane.

Idee lungo tempo arse con le carni nei roghi fatui dell’intolleranza che di se stessa vive e s’alimenta. Avvenne così che, dopo il rogo d’Ipazia, per secoli sovrani e papi s’adoperassero a che la terra restasse ferma, come ferma la mente degli uomini, su quelli esercitando l’imperio di mordacchie e lacci.
Così nelle carni straziate della vergine il grido d’una libera scienza, sola in grado di affrancare l’uomo dal giogo dell’ignoranza come della superstizione.
Poiché, davvero, nella sua vicenda, s’adombra un insegnamento, quello che addita la  via della ragione, in quanto via di un’esperienza che non sia mediata da altri; cammino arduo, come ardua la ricerca, incessante, d’una verità, che è sostanza a questo nostro esistere nel mondo. Verità che - velata - solo attende un approccio amorevole per scoprirsi, a far di noi, così piccoli dinnanzi alla sua stessa vastità, una pur breve scintilla di consapevolezza. Consapevolezza di quella divinità che di sé informa ogni cosa manifesta e non veduta, noi stessi figli del dio, che senza nome né volto, muove il cielo come le nostre vite.

Così, sarà un piacere, per la mente e per l’anima, ascoltare gli esiti d’uno studio, condotto con passione ed entusiasmo da quattro studiose, quattro donne dedite alla ricerca, come ad una riflessione che sia latrice di valori etici fondamentali. Ed è bello avvertire, come una corrente, questa comunanza tra donne, questa solidarietà che non è di genere, ma che pertiene all'intelligenza, ad un sentire vibrato e forte che certamente reca valore aggiunto in questa stagione opaca d'incertezze e vanità.

Patrizia Valdiserra

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