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Economia | 17 maggio 2019, 11:00

Italiani, un popolo dal potenziale inarrivabile, ma frenato dalla pigrizia

L’Italia è il Paese della qualità e della bellezza, ma in cui si perdono occasioni per la pigrizia di uscire dalla propria zona di confort. Un Paese delle Meraviglie che non ha tempo per leggere 5 minuti al giorno i quotidiani per capire cosa accade nel mondo. Ecco un punto di vista. In 3 minuti.

Italiani, un popolo dal potenziale inarrivabile, ma frenato dalla pigrizia

Non si può fermare il vento con le mani. Un modo di dire quanto mai vero oggi, in una società sempre più connessa alle dinamiche internazionali tramite i social media e un’informazione che viaggia alla velocità del 5G.

Viviamo un periodo storico in cui tutto sembra possibile grazie all’innovazione che impatta su tutti i settori della quotidianità, alla trasformazione digitale che ci consente di appiattire spazio e tempo e all’accesso alle tecnologie per migliorare la qualità delle nostre vite. Un mondo in cui è possibile scaricare comodamente da casa con un accesso internet sicuro il risultato della TAC al ginocchio per poi inoltrarla al proprio specialista, aprire la porta di casa con una App direttamente dall’ufficio oppure stampare in 3D un cuore reale e pulsante che rappresenta oggi il futuro dei trapianti.

Curiosità, competenze di alto profilo, contaminazione tra le arti ed un pizzico di fortuna permettono da sempre all’Italia di essere riconosciuta come culla indiscussa dell’evoluzione umana nella medicina, nella manifattura, nella capacità di sviluppare tecnologie innovative e di andare di pari passo con il futuro.

Ma cosa ha stimolato nei secoli gli italiani a raggiungere brillanti risultati in ogni campo del sapere?

Le risposte sono molteplici, ma certamente collegate dalla spinta a viaggiare verso aree inesplorate, al desiderio di mettersi in gioco e al coraggio di andare oltre la naturale linea di comfort.

In sintesi, andandosi a prendere quanto si desirava oppure quanto si pensava fosse possibile scoprire.

La sensazione è che quella grande spinta che ha reso l’Italia il Paese che tutti vogliono visitare e in cui tutti vorrebbero vivere, abbia rallentato la propria fame di successo. Una fame che ci auspichiamo sia alimentata ogni giorno dai cittadini che devono impegnarsi, e per il bene della Res Publica, e per una giusta realizzazione personale e professionale.

La verità è scoprire che lamentarsi di quanto ci accade non è utileraccontarsi quanto funziona meglio appena oltre confine è scontato sentirsi sicuri nel 2019 basando la propria vita sulle certezze del 1980 è comico.

Vogliamo migliorare la nostra condizione di vita?

Prendiamo il coraggio a due mani e scegliamo un percorso di formazione specialistica su innovazione e tecnologie digitali 4.0 da applicare alla nostra professione.

Desideriamo nuovi stimoli ed ampliare la nostra rete di relazioni e quindi le opportunità lavorative?

Anche se è lunedì, togliamoci il pigiama ed andiamo a quella presentazione delle 21:00 al Circolo della Stampa oppure nella sala conferenza della Fondazione locale.

Vogliamo cambiare lavoro per guadagnare di più e mettere a frutto le competenze degli ultimi 5 anni?

Scriviamo un breve progetto e condividiamolo con le realtà in cui vorremmo lavorare e soprattutto facciamo le valigie dal nostro piccolo (e meraviglioso) borgo di 300 anime per trasferirci a FrancoforteBerlinoOsloViennaZurigoVancouverCopenaghenGinevra o a Milano. Città diabolicamente caotica, ma considerata un punto luce globale e più vivibile d'Italia: con un tasso di crescita del +1,4%, una disoccupazione al 6%, il primato delle esportazioni pari al 9,2% del totale italiano ed una tra le più alte densità imprenditoriali europee, anche la grigia Milano non sembra poi così male.

Numeri che invitano a riflettere anche chi si lega a doppio filo con luoghi in cui i concetti di freddo, pioggia e nebbia si sono incontrati solo sui libri di scuola delle elementari e dove ore di sole, brezza estiva e primavera 9 mesi l’anno sono un benefit per tutta la vita.

La buona notizia è che l’Italia continua a rappresentare con le sue professionalità, imprese ed eccellenze un modello per la maggior parte dei Paesi che vogliono imparare da secoli di storia e da una leonardiana capacità di «saper fare». Ma per quanto ancora per gli italiani?

Enrico Molinari

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