Incontrare Alessandro Carnevale è una gioia per l’anima: il suo entusiasmo, la sua passione per il fare e, quindi, per la vita, gli si legge in faccia. E’ il figlio che tutti vorrebbero avere: artista a tutto campo, insegna musica, ha pubblicato un volume di narrativa e persegue un progetto denominato “Scandalo metallico”.
Sappiamo che l’“archeologia industriale” raccoglie le testimonianze dei luoghi dei processi produttivi, i mezzi, i materiali; esamina i paesaggi che hanno inglobato tali testimonianze diventando altro da ciò che erano prima…
Ebbene, affascinato dal materiale ferroso, Alessandro ha pensato di creare proprio nel ferro opere che raccontassero i resti di un “museo a cielo aperto”, come lui stesso lo definisce, che spesso fingiamo di non vedere.
D’altra parte, in un mondo in cui si permette alle case di Pompei di cadere a pezzi, chi potrebbe mai attuare interventi di conservazione su queste Pompei di un secolo recente? Invece, molti sono gli spunti di riflessione dei lavori di Alessandro, osservando tralicci, ponti, grate, pareti, caldi del fascino di colori metallici di immaginifica grandiosità. Di fronte alle architetture pericolanti di un passato che ancora è in discussione, non ci si può esimere dal chiedersi quale sarà il nostro futuro. Infatti, per gli interrogativi non c’è momento storico migliore di questo che ci incalza: persa la vocazione industriale, trascorso il periodo, buono o cattivo che sia stato, dell’industrializzazione, quale sarà la nostra vocazione futura? Quali sono i programmi a lungo termine del nostro paese?
L’arte ha il dovere e lo scopo di esprimere con forza il proprio tempo, di interrogarci, di stimolarci con scandali e scontri interiori. Per questo, le parole che Alessandro ha pubblicato sul suo sito (www.alessandrocarnevale.com) sono definitive: “affascinato dalle trame che la ruggine disegna sulle superfici metalliche, Carnevale dipinge direttamente su questi originali supporti, mescolando grafite, colori ad olio, vernici da carrozziere, acrilici e tempere. Perfezionando una tecnica difficile da dominare, complice l'utilizzo di acidi per controllare l'ossidazione del ferro, egli realizza le prime opere nelle quali iniziano a comparire le archeologie industriali: il connubio tra metallo, ruggine e paesaggi industriali gli appare immediatamente indissolubile, e lo spinge ad insistere in questa direzione. E poiché l'arte è necessaria - e necessario è ritrarre ciò che ci appartiene - Carnevale ritorna ogni giorno al suo studio, distante non più di cinquecento metri dall'enorme industria a carbone che fa scempio delle sue terre, pensando a quanto appaia esatto, malgrado tutto, il suo fare.”
Ora queste vigorose creazioni sono in mostra in una luminosa sala dell’Hotel Torre a Celle Ligure e le discussioni potranno essere molteplici: dipende dalla sensibilità e dagli interessi di chi le percepisce. E’ sempre così in un’opera d’arte: ognuno ci scopre quelle significanze che la sua personale formazione è in grado di riconoscere. Il messaggio è diverso ma sempre profondo e utile.
In questo straordinario percorso, però, vari sono i fattori da valutare ancora in primo piano: Alessandro Carnevale è un giovane intelligente di ventidue anni che vuole farci meditare, perché lui e la sua generazione possano avere un futuro, nel rispetto e nella ricchezza del nostro passato.















