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Eventi | 04 settembre 2017, 15:24

Le "ceramiche improbabili" di Diotto ad Albisola Superiore

"Una mostra antologica di 30 anni di attività ceramica fuori dagli schemi"

Le "ceramiche improbabili" di Diotto ad Albisola Superiore

Annuncia il Circolo degli Artisti di Albisola Superiore: "Da sabato 9 settembre alle 18,00 il nostro spazio ospiterà una personale di Valerio Diotto, artista-ceramista genovese che, da molto tempo, vive il nostro territorio cercando una reciproca contaminazione di stili e di tecniche avendo condiviso con i nostri artigiani e con gli artisti che frequentavano e frequentano le loro "botteghe" tutta l'esperienza necessaria per la produzione dei propri lavori".

"Una mostra antologica di 30 anni di attività ceramica fuori dagli schemi. Dall'astrattezza delle idee alla concretezza della creta. Modelli modulari di riempimento progressivo dello spazio. Giochi di forme che si uniscono e si completano".

Scrive di lui il critico Luciano Galletta: "Le ceramiche di Valerio Diotto, sembrano in fuga, nel senso musicale del termine. Nonostante siano fondate su un’approfondita ricerca storica e tecnica, che riguarda la tradizione delle manifatture arabe e dei “laggioni” genovesi del Cinquecento, forzano le regole, rompono gli schemi, debordano dagli spazi geometrici, in altre parole, tendono all’infinito. Non a caso il punto di partenza di queste sculture-collage è l’opera di Escher, in particolare la serie di xilografie “Metamorfosi”, realizzate dall’artista olandese negli anni 1939-40. “L'infinito interviene ampiamente in molti disegni di Escher” ha scritto Douglas Hofstadter “spesso ci sono più copie di uno stesso tema giustapposte l’una all'altra in modo armonioso e ciò che ne risulta è un equivalente visivo dei canoni di Bach”. Ma qualcosa del genere accadeva già proprio in quella mattonelle dell’Alhambra studiate dall’artista.

Lo spiega il cosmologo John Barrow: "In alcune culture divieti di carattere religioso hanno impedito la rappresentazione degli esseri viventi, incanalano l’impulso creativo in un’affascinante esplorazione dell’infinito in forma finita. I più significativi esempi antichi si ritrovano nel mondo islamico dove la tassellatura degli spazi piani e curvi esplorò tutte le simmetrie matematiche che oggi sappiamo possibili”.

Come ci ricorda Borges però l’infinito è anche l’indeterminato, il non finito, il disordinato, ha quindi un “lato oscuro”, inquietante, come osserva lo scrittore argentino: “C’è un concetto che corrompe e altera tutti gli altri. Non parlo del Male, il cui limitato impero è l’Etica; parlo dell’Infinito».

Le opere di Diotto lasciano chi guarda in sospeso, in attesa di uno sviluppo possibile ma non garantito, l’argilla modellata, cotta e dipinta ci appare in movimento, scorre quasi come su uno schermo cinematografico o in quadro di Boccioni. Se simmetrie e regolarità matematiche vengono evocate in moduli o tessere che riproducono elementi naturali - pesci, uccelli, rettili - è soprattutto, crediamo, per sottolinearne l’elemento ipnotico, in certo modo sacrale (basti ricordare le geometrie dipinte dagli aborigeni australiani); l’illusione, o forse l’aspirazione, a un ordine che è però continuamente minacciato dal caos. “Una volta costruito un mosaico che riempie perfettamente uno spazio sono tentato di continuare all’infinito” spiega l’artista “presto ritorno alla ragione, ma ogni mosaico è veramente un pezzo di infinito, si può aggiungere un pezzo sopra, sotto, di fianco, i confini sono arbitrari.

Per questo tipo di ossessione esiste un nome scientifico ‘riempimento progressivo dello spazio’”. Se per i matematici l’infinito è una realtà (matematica), i fisici hanno molti dubbi, anzi quando si ritrovano un infinito fra le loro teorie cominciano subito a pensare che ci sia qualcosa che non funziona. Fanno però eccezione i sostenitori dell’ipotesi del Multiverso, per loro, infatti, non solo l’universo è infinito ma esistono infiniti universi. Probabilmente gli artisti la pensano allo stesso modo".

c.s.

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